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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Champions League


Roma, 28-09-2006

Che la Roma potesse perdere col Valencia in Champions League non era un’ipotesi fantascientifica. Una sconfitta fuori casa subita per di più da una squadra in ottima forma, che in campionato se l’è giocata alla pari con il Barcellona, alla vigilia poteva starci tutta. Ed infatti alla fine cosi è stato, anche se considerando i risultati delle altre, la Roma ha ancora buone possibilità di qualificarsi per il turno successivo. Qualche riflessione, però, va fatta. Ferme restando le assenze importanti di Mancini e Taddei, a me pare che la squadra – come è successo ad esempio con l’Inter in supercoppa e sempre con l’Inter in campionato – si limiti a giocare un primo tempo scoppiettante e poi si trasformi completamente nel secondo. Ora, l’impostazione di gioco data da Spalletti impone un notevole dispendio di energie difficile da mantenere, per lo meno agli inizi di stagione, per tutti i 90 minuti, quindi se anche fai un bel calcio, crei le occasioni ma non finalizzi è inevitabile che al primo calo prendi il gol. A onor del vero i gol del seo Valencia di ieri sono frutto di due errori difensivi proprio nel momento migliore della Roma, che comunque per i primi 45 minuti è sempre stata in partita. Alla ripresa Spalletti mette Montella (a cui non è arrivato un pallone uno) e poi sostituisce Cassetti con Okaka (non era piu logico Rosi che gioca in quella posizione?) ma in sostanza tutta la squadra si spegne ed il Valencia è padrone del campo. Forse siamo agli inizi, forse dobbiamo arrivare ad un livello di forma fisica generale al top per rivedere una squadra che gioca con la massima concentrazione per 90 minuti. Senz’altro sarà cosi. Però, forse, qualche alternativa nel modulo va trovata. Con il Parma abbiamo giocato con due punte, Totti e Montella, ma abbiamo segnato praticamente subito, ed al primo tempo confesso che ho rischiato seriamente di addormentarmi. Poi c’è il capitolo Totti. Si dice che deve recuperare la condizione giocando, che non sia il Totti che conosciamo è evidente a tutti. Che eviti come la peste i contrasti con l’avversario è palese ed in qualche modo persino comprensibile. Però non è lui, e non lo è non perche non corra, ma perche sbaglia passaggi facilissimi e non incide sulla partita se non da fermo, e per quanto il solo fatto che sia in campo condizioni gli avversari nelle scelte e negli atteggiamenti di gioco, tuttavia ho paura che il suo blocco sia prevalentemente psicologico. E questo è in un certo senso piu preoccupante del semplice fatto di dover recuperare la condizione. Il mio timore - e non sapete quanto spero di sbagliarmi - è che finche quella lastra dentro la caviglia non verrà rimossa, Totti continuerà a nascondersi e ad evitare il contatto con gli avversari. Che ne pensate?


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