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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Benvenuti!


Roma, 20-09-2006

Quando avevo diciotto anni e cominciai a militare nel Partito Radicale, entrando più a diretto contatto con la politica e con i suoi protagonisti, mi domandavo spesso se sarei mai riuscito ad avere ruoli importanti e, qualora questo fosse accaduto, quanto la cosa avrebbe cambiato il mio carattere, il mio modo di essere e di comportarmi. In realtà la medesima domanda me la sono posta spessissimo anche in relazione alla mia vita privata: a quattordici anni mi domandavo: “ma io come sarò a diciotto anni?” E poi a diciotto: “ma come sarò a venticinque?” E a trenta: “ma come sarò a quaranta?”. In realtà nel bene e, soprattutto, nel male credo che ne’ la crescita di ruolo nella politica ne’ il passare degli anni siano riusciti a modificare di molto il mio carattere ed il mio modo di essere. Sono stato sempre convinto che ciascuno di noi, prima di essere quel che professionalmente si diventa, è innanzitutto una persona, con tutte le piccolezze e le positività, gli entusiasmi e le depressioni, le crisi e le esaltazioni, gli amori e gli odii, le passioni e le sofferenze, che ciascun essere umano vive abitando “questa terra”. Ed in particolare ho sempre creduto, e continuo a farlo, che non vi sia nessuna ragione al mondo, ne’ di opportunità ne’ di utilità, in funzione della quale ci si debba sentire investiti, una volta diventati “qualcuno”, del dovere di “dare il buon esempio” se questo significa in qualche modo fingere di essere diversi da quel che per natura siamo. In sostanza, per fare un esempio, trovo normale e doveroso che un deputato nel momento in cui si occupa di politica misuri le sue parole ed i suoi comportamenti in accordo agli obiettivi e agli ideali a cui è legato, ma poi, nell’agire quotidiano, quando è persona tra le persone, è giusto che sia quel che è. Per me questo è un ottimo alibi per giustificare le incazzature che mi prendo quando vado in moto e gli insulti che tiro a destra e a sinistra ai miei colleghi “drivers”, il mordermi freneticamente le unghie, lo strillare allo stadio contro arbitri “balordi” che penalizzano la Roma, l’invio di sms “spinti”, lo sbattermi e consumarmi quando vengo lasciato da una donna, il non mettermi la cravatta perché la odio e.. mi fermo qui, per carità di patria..! Insomma io penso che la politica non sia un’entità astratta ed astrusa che ricopre di un’ “aura sublime” chi, come me, ha avuto la fortuna di essere arrivato a grandi livelli di responsabilità, e dunque non credo affatto che, in funzione di questo, si debba essere e ci si debba comportare in maniera particolare. Politica bene o male la facciamo un po’ tutti, quando ci incazziamo per le cose che non vanno, quando ci impegniamo per migliorare il mondo che ci circonda, quando siamo spinti a fare qualcosa, anche di piccolo o di impercettibile, per migliorare la qualità della vita, non solo nostra. Uno dei primi concetti che sentii dire da Pannella quando entrai nel Partito Radicale (ormai quasi trenta anni fa) fu che il privato è molto più politico di quanto noi non possiamo immaginare. Ed è vero, ed è l’unico modo che consente alla politica di non staccarsi, come troppo spesso accade, dalla realtà delle cose, dalla realtà che le persone, che noi tutti viviamo. Considerare ciò che ci accade nel privato come non soltanto compatibile ma pienamente interno alla politica è la chiave per far si che essa si muova dentro la vita della gente e non sia invece percepita come un corpo estraneo. Ecco perché vorrei utilizzare lo strumento del blog in un modo un po’ singolare per un politico, più vicino all’uomo Roberto che al deputato Giachetti. Mi piacerebbe molto che questo non fosse soltanto un veicolo per la mia attività politica, piuttosto mi interesserebbe interagire con chi avrà la bontà di non fuggire subito da un blog in cui si parla, bene o male, di tutto ciò che appartiene ad una quotidianità, la mia, che per molti aspetti non è diversa da quella di chiunque altro. Per essere chiari: se vogliamo discutere di Partito Democratico mi fa piacere ed ho una mia opinione precisa, ma vorrei che qui si riuscisse a parlare anche di molto di più: di cuore, di speranze, di paure, di solitudine, di lavoro, di sport, di ingiustizie, di libri, di cucina, di viaggi, di anzianità, di dolore, di figli, di animali…. insomma di quel che ciascuno vuole. Sono un laico e, per natura, poco incline a restrizioni e censure, quindi non pongo nemmeno straordinari limiti. Chiedo semplicemente a tutti di comportarsi qui dentro ne’ più ne’ meno di come vi comportereste rispetto a qualcosa che vi appartiene ed a cui tenete molto. Dialogherò con tutti e cercherò di farlo il più possibile in tempo reale. Per ora non ho altre promesse da fare!


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