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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Legge Elettorale: un chiarimento per me essenziale e un umile tentativo di spiegazione


Roma, 22-01-2014

Una sola premessa: mai e poi mai ho digiunato, né questa volta né l’anno scorso perché fosse approvata la legge elettorale che io ritenevo migliore, ancor meno perché fossero reintrodotte le preferenze.  Ho sempre detto che la mia iniziativa nonviolenta era rivolta a tutta la classe politica affinché rispettasse gli impegni assunti  tutti i giorni da anni con gli italiani circa il varo di una nuova legge elettorale che cancellasse il Porcellum, garantisse di sapere chi era il vincitore ad urne chiuse, garantisse una maggioranza per governare per 5 anni, consentisse agli elettori  di scegliere i propri rappresentanti. Il ritorno al Mattarellum, che da sempre è stata per me la migliore opzione, è stata oggetto di numerose mie  iniziative politiche e parlamentari ma mai e poi mai della mia iniziativa nonviolenta. La nonviolenza non si usa come arma contro qualcuno per ottenere qualcosa per sé ma per imporre agli altri di rispettare gli impegni da loro assunti. Detto questo cercherò di offrirvi le mie riflessioni su tutta questa vicenda. Non pretendo di convincere nessuno. Chiedo solo umilmente, a chi è disposto a farlo, di provare a ragionare senza pregiudizi, senza seguire i flussi di parole in libertà ma stando ai fatti. 
 
Se parliamo di una legge condivisa, cioè di una legge che non sia circoscritta alla maggioranza di governo (per altro risicatissima in termini numerici) è del tutto evidente che occorre realizzare un compromesso nel quale ciascuno dei contraenti rinuncia a qualcosa della propria proposta di partenza senza rinunciare alle questioni che ritiene essenziali. Aggiungo che in politica, a mio avviso, l’essenzialità risiede nei principi la cui declinazione può anche essere diversa da come l’avevamo immaginata. Renzi qualche settimana fa, coerentemente col presupposto che il PD non poteva imporre la propria scelta,  - sia perché in linea di principio non è giusto sia perché non abbiamo i numeri in Parlamento - ha messo in campo tre impianti diversi: l’impianto del Mattarellum (rivolto in particolare ad una delle due maggiori forze di opposizione, ovvero  al M5S che per molte settimane si era attestato su questa linea), l’impianto dello spagnolo (che notoriamente era gradito a FI) e l’impianto del doppio turno di coalizione (su cui inequivocabilmente si registrava un gradimento solo dei partiti di maggioranza). 
 
Erano quindi tre proposte, tutte e tre vincolate e condizionate ad altri due impegni imprescindibili: la fine del bicameralismo attraverso la trasformazione del Senato in camera delle autonomie senza elezione diretta e la modifica del Titolo V della Costituzione. Le prime due miravano ad allargare il consenso ad uno dei principali partiti di opposizione e la terza serviva, se posso dirlo, come valvola di salvaguardia per rispettare comunque l’impegno da tutti assunto per una riforma della legge elettorale nel caso le opposizioni si fossero chiamate fuori dalla disponibilità a riscrivere le regole elettorali.  E’ un fatto e non un’opinione che il M5S ha rimandato al mittente l’apertura di questo dialogo. Lo ha fatto in modo plastico virando immediatamente dalla posizione del  ritorno al Mattarellum, sconfessando in questo modo anche una parte dei suoi deputati (come Luigi Di Maio) attestandosi  sulla linea del “si torni a votare con la legge che scaturisce dalla decisione della Consulta”.  
 
Forza Italia ha invece deciso di aprire una discussione a partire ovviamente dall’impianto più vicino alla sua opzione, cioè lo spagnolo, accettando anche il vincolo delle modifiche costituzionali e, quindi, di fatto recedendo anche dalla condizione che si tornasse al voto con le Europee di maggio. In questo percorso si è anche posto il problema di non costruire un’iniziativa che facesse saltare il già fragile governo e dunque l’intesa raggiunta con una delle principali forze di opposizione è stata ulteriormente arricchita con l’inserimento del doppio turno di coalizione (richiesta precisa del NCD) per l’ottenimento del premio di maggioranza. Deve quindi essere chiaro che l’accordo si è chiuso con l’unica forza di opposizione che si è resa disponibile  a concorrere a costruire il pacchetto di riforme sopra descritto. In questa occasione con il M5S non è stato possibile, per loro legittima ma precisa scelta. 
 
A dire il vero, e lo ricordo ai tanti amici del mio partito che oggi tuonano contro l’accordo con Berlusconi o che riscoprono la nobiltà del Mattarellum, un‘occasione per fare una legge elettorale condivisa con il M5S (o per lo meno per scoprire quello che molti sostengono essere stato il loro bluff) c’è stata quando a maggio portammo in Aula insieme ad altri 100 deputati di quasi tutti i gruppi la mozione per il ritorno al Mattarellum. Peccato che coloro che in casa PD oggi gridano allo scandalo sono gli stessi che allora furono in prima linea per stroncare quel tentativo, votando contro. E lì Renzi non era segretario, non aveva alcuna responsabilità ed anzi fu linciato con l’accusa di usarmi come sicario per abbattere il Governo Letta. Anche questi sono fatti e non opinioni. 
 
Veniamo ora alla legge elettorale. Ripeto:  tutti sanno che la mia soluzione sarebbe stata il ritorno al Mattarellum e tutte le mie iniziative parlamentari si sono concentrate su questo, ma il mio sciopero della fame ha solo e sempre sollecitato il rispetto dell’impegno a cambiare il Porcellum. Dunque la risposta da dare con il massimo di lealtà e sincerità è se questo impianto può produrre un testo che rispetti quell’impegno che tutti si sono presi solennemente da anni e che nessuno ha mai voluto fino in fondo realizzare. La mia risposta è SI. Non è il modo attraverso il quale a me sarebbe piaciuto superare il Porcellum  ma certamente è una legge nuova, diversa, figlia di un inevitabile e doveroso compromesso che risponde in larga parte agli obiettivi che ci eravamo dati. Cominciamo dallo sbarramento. 
 
Quello più piccolo, che sia del 4 o del 5% a mio avviso non cambia molto, indica una strada chiara, che può piacere o meno, ma che esce decisamente dall’ipocrisia. Fare uno sbarramento a parole che alla fine consente di entrare in parlamento anche con l’1,5% come è accaduto anche nella scorsa tornata elettorale (vedi CD di Tabacci) è appunto un’ipocrisia. Se si opta per uno sbarramento che ha come funzione quella di evitare il continuo ricatto nell’azione di governo di piccole formazioni politiche, questo deve essere reale, altrimenti è più serio non metterlo proprio. Ripeto, si può contestare la scelta ma non si può dire che non sia un reale cambiamento. 
 
Passiamo al premio di maggioranza. Come noto con il Porcellum non vi era alcuna soglia ed il premio veniva attribuito alla Camera (poi veniamo al Senato) alla coalizione che prendeva un solo voto in più delle altre e veniva dato immediatamente. Una norma assurda e, come stabilito dalla Consulta, incostituzionale. Con l’impianto in discussione viene inserita una soglia, e qualora non si raggiunga quella soglia  il premio viene attribuito attraverso una nuova consultazione alla quale possono partecipare tutti gli elettori. Cioè per essere chiari: se con il Porcellum un elettore in più poteva garantire ad una coalizione 100 deputati in più ora questo lo si può ottenere solo in una seconda consultazione aperta a tutti gli elettori. Vi pare una modifica da poco? Vi pare il medesimo meccanismo? Mi pare difficile da argomentare. Anche qui è del tutto legittimo contestare la scelta politica di attribuire un premio di maggioranza ma non si può dire che sia la stessa cosa. 
 
Poi vi è il Senato. Come noto l’attribuzione del premio di maggioranza veniva attribuito in modo diverso rispetto alla Camera, cioè su base regionale, cosa che ha determinato il risultato di questa legislatura: una maggioranza alla Camera ma non al Senato. Anche questo tema è stato oggetto delle decisioni della Consulta ed anche questa è una modifica sostanziale. Finché non sarà abolito il Senato se si dovesse tornare alle urne l’attribuzione del premio di maggioranza sarà la medesima sia alla Camera che al Senato. E’ una modifica o no? 
 
Veniamo alla scelta dell’elettore. L’accusa che va alla grande, il tema con il quale mi si sta bersagliando da giorni. Anche in questo caso ribadisco che io preferisco il sistema alla francese  maggioritario a due turni di collegio, ma su questo non c’è una maggioranza in Parlamento. Anche qui, per rinfrescare la memoria al mio PD, ricordo che un’occasione per una legge di questo tipo c’è stata nella scorsa legislatura ma il PD fece saltare il tavolo solo perché non ha avuto il coraggio di andare a vedere il bluff del Pdl sulla proposta di semipresidenzialismo. 
 
Non penso per nulla che le preferenze siano una buona scelta. Le ho sempre mal viste per due ragioni: perché fanno aumentare spropositatamente i costi delle campagne elettorali ed anche i rischi di corruzione ma anche perché trasferiscono lo scontro tra i partiti in uno scontro all’interno dei partiti, ragione per la quale chi dice che io ho fatto uno sciopero della fame per un ritorno alle preferenze dice semplicemente una cazzata. Ho sempre detto che quello che bisognava garantire era per l’elettore la possibilità di scelta. E’ scontato per me dire che mi sarebbe piaciuto arrivare ai collegi uninominali ma questo è stato uno dei paletti posti da FI e sul quale era necessario un compromesso. Allora dico molto chiaramente che il restringimento delle circoscrizioni (che saranno di più dei collegi del Mattarellum e un numero di elettori minore) con la stampa dei nomi sulla scheda certamente darà la possibilità all’elettore di evitare in quella circoscrizione il voto a quel partito se leggendo i nomi dei candidati non gradisce. Con il Porcellum, a parte le circoscrizioni abnormi, sulla scheda non c’era alcun nome, l’elettore non poteva scegliere in base ad un elenco alla luce del sole. Sulle schede del Porcellum c’erano solo i simboli dei partiti e l’elettore non votava più le persone ma i simboli. Vi pare una differenza da poco? Mi spiace ma non lo è. Se provate ad immaginare tre schede elettorali a confronto, quella uninominale del Mattarellum con i simboli delle coalizioni ed un nome vicino, quella del sistema proposto con il simbolo delle coalizioni e quattro nomi vicino e quella del Porcellum con solo i simboli di partito, potete tranquillamente comprendere che il sistema proposto è molto più simile al Mattarellum che non al Porcellum. Se poi ci aggiungete che Renzi ha garantito che il PD per la scelta dei quattro nomi procederà con le primarie, noi faremo qualcosa che migliora la possibilità di scelta anche del Mattarellum dove, come noto, i candidati nei collegi venivano scelti dal segretario di partito e non con le primarie, senza dimenticare anche come nei collegi più sicuri spesso venivano catapultati i cosiddetti ‘protetti’. No, non ci sto. Mi dispiace ma se non si ragiona con pregiudizio questa soluzione è molto ma molto diversa dal Porcellum.  Risponde all’esigenza di garantire all’elettore  - se non gli piacciono i candidati - di esser libero di non votare quel partito perché con questo sistema l’elettore vede e conosce i candidati, con il Porcellum non poteva scegliere altro che il simbolo. La truffa stava li, nascondere i candidati e obbligare a votare il solo simbolo. Chi non lo capisce è perché non lo vuol capire.
 
Ovviamente qualunque critica è legittima. Ovviamente si può essere in totale disaccordo con l’impianto scelto. L’unica cosa che a mio personale parere non si può dire è che questo impianto sia un Porcellinum e che non sia cambiato nulla. Questo impianto supera i rilievi di costituzionalità della Corte Costituzionale e modifica radicalmente le abnormi storture del Porcellum. Io ho digiunato complessivamente per quasi 200 giorni per ottenere questo risultato. E per me il risultato c’è. Alcune soluzioni le avrei preferite diverse ma tutti sappiamo che se in questo paese nulla cambia da vent’anni, a partire dalle regole, è perché si è sempre preferito nascondersi nel non fare criticando qualunque cosa si faccia.
 
Ps. Poiché credo che questo raffronto grafico aiuti a spiegare molto meglio delle parole il senso del mio ragionamento, in particolare sul tema della possibilità per l’elettore di scegliere, pubblico una assolutamente personale e artigianale simulazione delle schede relative ai 3 sistemi elettorali a confronto. Mi piacerebbe sapere se secondo voi il cosiddetto ‘Italico’ è uguale al Porcellum o non invece, come a me appare evidente, molto più simile al Mattarellum.

scheda elettorale


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Caro Cesare Ferrari...

Più passano i giorni, più aumentano gli aspetti che andrebbero spiegati e chiariti riguardo al pasticcio che si sta facendo sulla riforma della legge elettorale. D'altra parte non è certo un caso che fra tutti i giuristi e costituzionalisti italiani (da Sartori a Rodotà ad Ainis) non ce ne sia uno che non abbia espresso critiche al progetto imbastito. I commenti a questo post pubblicati negli ultimi dieci giorni hanno sollevato numerosi dubbi, spesso condivisi, e anche la questione da te affrontata circa l'elezione dei senatori è assolutamente di primissimo piano. Temo tuttavia che tutte le riflessioni fin qui compiute resteranno, purtroppo, lettera morta e non riceveranno -ahinoi!- alcuna risposta, se è vero come è vero che l'obiettivo è quello di approvare prima possibile il testo base così come è, con buona pace di chi prova a ragionare nel merito e non per interessi di parte.

Inviato da riccardo il 01-02-2014alle 00:16
legge elettorale senato

C’è qualcuno, magari lo stesso on Giachetti, che mi può spiegare, in maniera chiara, perché in questa legge elettorale si può fare quello che sembrava vietato col “Porcellum”, cioè assegnare il premio di maggioranza al Senato su base nazionale? La Costituzione dice che il Senato è eletto su base regionale, mentre la nuova legge parla di seggi assegnati, ripartiti e mi sembra che i verbi eleggere e assegnare o ripartire non siano proprio sinonimi. Faccio un esempio. Io risiedo in Umbria e se, con qualche amico, facessi una lista che fosse votata anche dal 90% degli umbri, non sarei eletto; mentre lo sarebbe un mio concorrente, che ha preso il 5% in Umbria, con i voti che qualcun altro della sua lista ha preso in Piemonte o in Puglia o in Toscana. Alla faccia dell’elezione su base regionale! Però vedo che nessuno ne parla e immagino che ci sia qualcosa che non ho capito. Sarei veramente grato se qualcuno riuscisse spiegarmelo, in maniera chiara.

Inviato da cesare ferrari il 31-01-2014alle 09:54
senza titolo

Vorrei sapere se è possibile presentarsi in più collegi. Grazie per il dibattito, davvero utile e interessante. Io ho solo capito che questa legge non mi piace anche se per molti aspetti è condivisibile. Il senato che ruolo ha? Non sarebbe meglio una sola camera con meno deputati e una sbarramento non troppo alto?

Inviato da Massimo Lubisco il 25-01-2014alle 23:07
grazie, qualche riflessione

Come tanti italiani stento a seguire questi ragionamenti in toto. Voglio però esprimerle il mio grazie convinto per la lezione di civiltà che Lei ha dato al paese. Anche la sua spiegazione in questo intervento mi è stata utile. Condivido in toto le sue riserve sulle preferenze e non mi piace che nel pd si discuta solo di questo aspetto, mi procura rabbia sentimento che so poco gradito ai fautori della non violenza, ma tanto è, nel mio caso. Mi perviene la sgradita sensazione che i bersaniani, al di là del loro leader che rispetto e che ho votato, pensino solo a promuovere e garantire i loro spazi politici e i loro privilegi. Purtroppo se guardo a Renzi gli porto educazione e non altro. Trovo i suoi comportamenti arroganti e temo anche che si riveli un gigante con i piedi di argilla. Non condivido il suo berlusconismo e non mi piace la riabilitazione che egli ha fatto di Berlusconi, così come il suo gioco al massacro che egli definisce di squadra. Ciò non toglie che posso apprezzare alcuni risultati della sua azione. Ma ora torniamo alla discussione sulla legge elettorale Sulla questione dello sbarramento all'8% e sulla questione del 5% in coalizione sono molto critica perché, mi sembra che si vada a legittimare un bipartitismo, senza garantire la rappresentanza in parlamento ( non necessariamente al governo) di chi non si trova rappresentato dai due partiti maggioritari. L'elettore comune non ha voce in capitolo,- oppure deve passare dalla mediazione di partiti- non può scegliere tra i due schieramenti e l'ipotesi del ballottaggio mi sembra molto residuale, anche se oggi è resa concreta dalla forza di Grillo le sarei grata se può chiarirmi che fine fanno i voti sulle liste che in coalizione non raggiungono il 5%. Se inoltre mi darà modo con news sulla mia gmail della sua azione politica mi farà davvero piacere .

Inviato da chiara sardelli il 24-01-2014alle 07:51
significati

bisognerà cambiare il significato della parola democrazia da governo della maggioranza sulla minoranza a governo di una minoranza sulla maggioranza.

Inviato da giovanni gualtiero il 23-01-2014alle 23:44
preferenze

A tutti quelli che si stracciano le vesti per le preferenze ricordo che, quando queste esistevano e a seconda dei diversi sistemi elettorali, i nomi dei candidati erano inseriti secondo le decisioni dei partiti o in ordine alfabetico. Poiché con le preferenze, nei grossi partiti, non sono stati mai eletti tutti i deputati è stato sempre determinante, per il candidato, essere inserito in una posizione compatibile con l'elezione. Mi spiego....se sei ventesimo difficilmente sarai eletto.....ed è il partito che decide dove piazzarti. Ma in genere la gente pensa di poter decidere di tutto anche chi inserire nelle liste.

Inviato da Dora il 23-01-2014alle 21:15
In risposta a Aliso

Credo di dover precisare un paio di punti ad Aliso, nel cui commento leggo alcuni riferimenti impliciti a quanto da me scritto in precedenza. 1: Sulla conoscenza dei candidati in sede di ballottaggio. Si dice che il pregio delle liste corte rispetto a quelle del Porcellum starebbe nella presenza dei nomi dei candidati sulla scheda, che consentirebbe all'elettore di votare consapevolmente. Ebbene, l'art. 1 co. 14 lett. b) del testo base presentato alla Camera afferma "In caso di svolgimento del ballottaggio, nella scheda unica nazionale sono riprodotti i contrassegni delle liste collegate o delle singole liste singole ammesse al ballottaggio in due distinti rettangoli", il che vuol dire che al secondo turno compaiono solo i simboli senza i nomi dei candidati. Allora, se la presenza dei nomi al primo turno è garanzia di un voto consapevole, tale garanzia viene meno al secondo turno. Per di più al ballottaggio i nomi non saranno presenti neanche sui manifesti da affiggere per strada e nelle sezioni elettorali, visto che il testo base non contiene alcun riferimento a riguardo. Certo, qualche giornale locale o qualche sito specializzato potrà prendersi la briga di fare i dovuti calcoli, ma ciò non toglie che l'elettore abbia diritto a ricevere informazioni ufficiali che in questo caso non sono previste. 2: Sul confronto tra preferenze e primarie. Premetto che non sono un tifoso delle preferenze, ma neanche delle primarie per il parlamento. Ora, procedendo in modo analitico, nell'articolo si criticano giustamente le preferenze "perché fanno aumentare spropositatamente i costi delle campagne elettorali ed anche i rischi di corruzione ma anche perché trasferiscono lo scontro tra i partiti in uno scontro all'interno dei partiti". Sorvoliamo sui costi delle campagne elettorali. Per quanto riguarda il rischio di corruzione, non vedo cosa possa rendere le primarie immuni a esso: si tratta di votazioni aperte con svariati candidabili in gioco e per di più non regolate per legge, quindi ulteriormente vulnerabili. Circa lo scontro interno ai partiti, invece, è evidente come esso sia inevitabilmente generato anche dalle primarie, questo è pacifico. Dunque risulta che primarie e preferenze condividono almeno due difetti su tre, ecco perché ho scritto che le prime non rappresentano affatto una soluzione adeguata ai listini bloccati. Ciò non significa che vorrei le preferenze, ma solo che a mio avviso le une non sono meglio delle altre (e d'altronde cosa sono le primarie se non un'espressione di preferenze all'interno di una lista di candidabili?). Spero di aver chiarito le perplessità.

Inviato da riccardo il 23-01-2014alle 03:08
preferenze

Ho letto commenti di chi vorrebbe le preferenze e indica nella proposta in aula alcuni limiti notevoli, nonostante la ristrettezza dei candidati nei piccoli collegi coincidenti circa con le province. Per effetto del riparto nazionale, piuttosto che di collegio (come in Spagna) si afferma che si vota all'oscuro senza sapere se i candidati di un partito saranno eletti oppure no, in parte e non si sa in che numero. Ciò, è stato detto, anche nell'eventuale ballottaggio. Ebbene, nella prima fase del voto è vero che ci sarà una qualche incertezza sul numero dei probabili eleggibili rispetto al sia pure ristretto numero di candidati in lista (da 4 a 6). Però è anche vero che le proiezioni dei risultati precedenti danno un qualche riferimento per capire chi potrà essere eletto e chi no. Quindi, l'incertezza c'è, seppure non assoluta. Nell'eventuale ballottaggio, invece, si sa esattamente chi verrà eletto e chi no nelle due ipotesi conclusive e cioè che vinca l'una o l'altra coalizione. Ci è di esempio quanto avviene con l'elezione dei sindaci e dei rispettivi consigli comunali. Nè è vero che le primarie siano peggiori delle preferenze. Anzi è proprio l'opposto. E la dimostrazione è data da quanto avvenuto nel fine anno 2013, in vista delle politiche successive. Certamente quelle primarie sono state "compromesse" da quell'abnorme riserva di candidati inseriti in lista a scelta del Segretario Bersani e dei suoi sostenitori correntizi. Ecco, Renzi si dovrà impegnare a non ripetere quella bruttissima esperienza che ha sottratto alle primarie più di cento parlamentari, ivi comprese quelle oscene deroghe alla regola delle tre legislature o 15 anni di mandato. Ma le primarie offrono anche la possibilità, localmente, di avanzare la propria candidatura, purchè si abbia un minimo di seguito all'interno del partito e degli elettori, con la raccolta delle firme. Con le preferenze, senza tenere primarie, le segreterie inseriranno in lista chi vogliono e gli elettori sceglieranno solo e soltanto tra quelli e non in una rosa più ampia, senza selezione alcuna a loro riservata. Le primarie per legge sarebbero auspicabili. Comunque gli elettori dovrebbero saper giudicare come e pechè taluni partiti non le facciano e come procedano alla scelta dei candidati. Il quorum del 35% è oggettivamente basso e meglio sarebbe fosse almeno al 40%. Ciò soprattutto in prospettiva di un assestamento del quadro politico, perchè al momento anche raggiungere il 35% è dura. Relativamente ai quorum per l'accesso alla ripartizione dei seggi, certamente le quote del 5% all'interno della coolizione e dell'8% se presentatisi come singoli partiti sono elevate. Più ragionevole che siano del 3-4% e 5-6%, perchè la rappresentanza delle varie opinioni sia più rispondente a quanto possano esprimere di diversità gli elettori. Del resto i partiti che si coalizzino intorno ai partiti più forti non è giustificato che portino qualche milione di voti e che restino non rappresentati in parlamento e che contribuiscano addirittura al raggiungimento del premio di maggioranza e siano totalmente esclusi da una loro, anche non determinante, presenza nella maggioranza parlamentare. Al di fuori delle coalizioni in nessun Paese lo sbarramento è così elevato per dover accedere al parlamento. Indubbiamente la soluzione migliore sarebbe stata un maggioritario di collegio uninominale con ballottaggio in caso di non raggiungimento della cosiddetta governabilità. Ecco, a mio avviso, le preferenze sono la questione meno importante del quadro che si va delineando o che si potrebbe avere.

Inviato da Aliso il 22-01-2014alle 23:24
Riflettiamo insieme caro Roberto

Premesso che io sarei per collegi uninominali e per un sistema uninominale, prego Roberto Giachetti di riflettere su quanto segue. Sono d'accordo con lui che una soglia di sbarramento deve essere vera, altrimenti è meglio non metterla. E quindi sono d'accordo con lui che dovrebbe essere del 4 o 5%, come in Germania. Ma non trova assolutamente ingiusto Giachetti che per i partiti che si presentano da soli, non in coalizione, ci sia una abnorme soglia di sbarramento dell' 8% e che per quelli che fanno aprte di una coalizione la soglia sia del 5%? Io francamento trovo la cosa ingiusta e, ritengo, pure incostituzionale. Per tale ragione chiedo a Roberto Giachetti se non pensa che sarebbe giusto prevedere una soglia di sbarramento del 5% unica, sia che un partito faccia parte di una coalizione o no.

Inviato da Marco Galliano il 22-01-2014alle 22:56
Grazie anche a Riccardo

Grazie a Riccardo per le considerazioni che ha scritto qualche minuto fa. Aggiungo che soprattutto il meccanismo delle liste bloccate e del riparto nazionale farà venir meno il processo virtuoso del rapporto di fiducia tra chi chiede il voto e chi lo dà. Il che è veicolo di demagogia, a danno dell'Italia e del PD. Se questa cosa l'ha voluta Berlusconi, non illudiamoci: è perché gli serve a svuotare (nuovamente) l'articolazione periferica della prossima campagna elettorale, e concentrare tutta l'attenzione sul centro, dove lui immagina di trascinare Renzi in una battaglia a colpi di teatro. E di vincerla, per inciso, assieme a Grillo. Se questo meccanismo complessivamente balordo andrà in porto, non è impossibile che ci troveremo a chiederci se dare il voto, al ballottaggio nazionale, a Forza Italia o ai Grillini (bella prospettiva, no?) quando il PD potrebbe vincere finalmente bene un'elezione se potesse usare il suo radicamento territoriale (come probabilmente sarebbe accaduto nel 2006 senza porcellum).

Inviato da Alberto Palazzi il 22-01-2014alle 17:24
quanta ipocrisia!

Concordo in pieno!

Inviato da gabriella il 22-01-2014alle 16:52
Forse le cose non stanno proprio così

On. Giachetti, mi permetto umilmente di avanzare alcuni forti dubbi su quanto da lei scritto circa la proposta di riforma in discussione. Cominciamo dallo sbarramento. È vero che, per le liste coalizzate, cambia poco fra una soglia del 4% e una del 5%, ma non concordo su ciò che lei afferma riguardo agli alleati minori. Se prendiamo in considerazione le elezioni del 2013, ad esempio, senza lo 0,5% del Centro Democratico Tabacci avrebbe perso i suoi 6 seggi, certo, ma il Partito Democratico ne avrebbe perso una quota ben più rilevante (oltre 200) per il venir meno del premio di maggioranza, quindi è evidente che l'alleanza ha giovato molto più al PD che al CD. In questo caso si parla di un partito dello 0,5%, ma immagini di riservare lo stesso trattamento (sfruttare i voti senza dare alcuna possibilità di rappresentanza) a forze del 4%, quindi con oltre 1mln di consensi: sarebbe giusto e democratico? Per di più sapendo che, con la "clausola salva-Lega", quei partiti del 4% resterebbero fuori a vantaggio di liste forti regionalmente, ma con meno seguito a livello nazionale (come si verifica in Spagna)! Questo problema può tranquillamente porsi col sistema prospettato, ipotizzando ad esempio che un partito vinca al primo turno e sia portato fino al 55% dei seggi solo grazie a un'alleanza con partiti minori. Invece riguardo alla soglia dell'8% credo sia evidente l'anti-democraticità di una norma che nega ogni possibilità di rappresentanza a partiti con oltre 3mln di voti, tant'è che non ne esistono di simili in Occidente. Passiamo al premio di maggioranza. È vero che l'introduzione del ballottaggio rappresenta una modifica rispetto al Porcellum, ma non basta perché conduce per vie diverse allo stesso risultato: moltiplicare (eventualmente anche in misura del 100%) i seggi della lista vincente magari con un solo elettore in più, esito probabile pure in sede di secondo turno. Diverso sarebbe un doppio turno di collegio, dove almeno al ballottaggio si sceglie fra due candidati precisi, mentre col doppio turno di coalizione si assegna un numero abnorme di seggi chiedendo all'elettore di scegliere solo fra un simbolo e l'altro, senza sapere affatto chi verrà eletto e in quali collegi (e qui si supera addirittura la vergogna delle liste bloccate del Porcellum). Veniamo alla scelta dell'elettore. Trovo un po' furbo limitare la questione alla presenza dei nomi sulla scheda, anche perché le liste del Porcellum erano sì troppo lunghe, ma non erano affatto nascoste. Infatti sui manifesti che venivano affissi per strada e nelle sezioni elettorali le liste erano visibilissime e, volendo, l'elettore aveva modo di leggerle tranquillamente. Anche perché in teoria sarebbe auspicabile che il cittadino si informasse in tempo sui programmi e sui candidati che andrà a votare e non si riducesse a doverli leggere sulla scheda... Ma al di là di questo, con l'assegnazione dei seggi a livello nazionale, come già notato da Carlo e Enzo, è altamente probabile che vengano elette persone appartenenti sì alla lista scelta dall'elettore, ma totalmente diverse rispetto ai nomi che egli legge. È come se si dicesse all'elettore "Se voti per questi 4-6 nomi puoi eleggere 4-6 sconosciuti in giro per l'Italia", quasi una presa in giro scritta persino sulla scheda! E poi resta il fatto che il cittadino non può scegliere il proprio rappresentante, ma deve limitarsi a votare per un gruppetto di candidati sapendo che forse di quelli non ne verrà eletto nessuno, ma che in compenso il suo voto andrà a favore di qualcuno candidato magari a 1.000 km di distanza. Insomma, si obbliga ancora a votare il solo simbolo, sia al primo turno sia a maggior ragione nell'eventuale ballottaggio, come detto prima. Chi non lo capisce è perché non lo vuol capire. Chiaramente le primarie di partito non sono una soluzione poiché presentano le stesse criticità delle preferenze (da lei ben illustrate), ma almeno queste ultime sono regolate per legge e sono gratuite! Scusandomi per la prolissità, spero che le mie riflessioni possano contribuire al dibattito su una proposta che non è assolutamente all'altezza di ciò di cui il Paese ha bisogno, non solo per i motivi qui esposti. Cordialmente.

Inviato da riccardo il 22-01-2014alle 16:49
Pregiudicatellum molto porcellino

L'antidemocraticita' del #Pregiudicatellum di Renzi spiegato con un esempio. Esito Elezioni maggio 2014: M5s 30%. Pd 30%, Sel 4%. Totale Csx: 34%. Fi 24%, Lega 4%, Ncd 4%, Fdi 3%. Totale Cdx: 35% Tra le coalizioni vince il cdx perché ha il 35% dei voti. Ma nella coalizione solo Fi supera lo sbarramento del 5%. Quindi Fi si prende tutti i seggi assegnati alla coalizione, cui aggiunge il premio: si va a 336 seggi alla sola Fi, cioè maggioranza assoluta col 24% dei voti. È democratico o è distorsivo un sistema che dà a chi ha il 24% dei voti il 53% dei seggi? Alla Corte costituzionale l’ardua (?) sentenza… Danilo Toninelli M5S affari costituzionali.

Inviato da Mirko Martinez Bazan il 22-01-2014alle 16:15
umile tentativo di spiegazione

Mi chiamo Raffaele ho 52 anni sono iscritto al PD. A tutti i big del mio partito, i quali contestano l'attuale proposta di riforma elettorale chiedo non umilmente, dove eravate il 29 maggio 2013 mentre #Giachetti presentava la sua mozione avallata da 100 firme di deputati? Nell'attesa di una gentile risposta umilmente vi dico VERGOGNATEVI ! Punto.

Inviato da Raffaele Pizzati il 22-01-2014alle 15:45
In totale accordo

Concordo al 100%! Grazie per la riflessione.

Inviato da Daniele il 22-01-2014alle 15:34
Italicum

Carissimo Roberto Giachetti, molto umilmente ho condiviso con te la lotta non violenta partecipando nelle ultime settimane a cinque giornate di digiuno fino a quando il procedimento di riforma elettorale è passato alla Camera. Sebbene la delusione c’è stata (la distanza tra spagnolo che funziona e “italicum” è notevole) non lo nascondo, ti confermo la mia fiducia. Credo nelle spiegazioni che ci hai dato. Anch’io speravo in un ritorno alla legge Mattarella pur essendo la mia prima scelta il sistema elettorale a doppio turno con ballottaggio (e il semipresidenzialismo alla francese), oppure, in alternativa, l’imitazione del sistema australiano sia elettorale sia come forma di governo. Ma come nostro (del popolo) rappresentante in parlamento ti chiedo un ulteriore impegno. Innanzitutto, assolutamente NO alle preferenze (a meno che per esse non si intenda il collegio uninominale come impropriamente fanno in molti). Non solo per le ragioni che tu spieghi ma perché le preferenze sono state a livello parlamentare e sono ancora nelle elezioni regionali e comunali uno strumento di captazione del voto in mano alla criminalità organizzata. Non solo al sud ma anche al nord. In Lombardia è in corso un processo proprio per un episodio del genere avvenuto alle ultime elezioni regionali. Le circoscrizioni o collegi plurinominali. È vero sono un miglioramento rispetto alla legge Calderoli, l’esempio delle schede è chiaro: l’elettore ha cognizione dei candidati che vota e può decidere di non votarli se non gli piacciono oppure di votare per altri. Però per quanto possibile, nel rispetto dei premi concordati, si cerchi di non utilizzare i resti a livello nazionale. I resti non utilizzati devono essere bruciati: l’effetto positivo sarebbe (se il premio è mobile) di dare una minore quantità di seggi in premio e di aumentare la competitività e l’attaccamento al territorio dei candidati. Inoltre, questo cambiamento non svantaggerebbe il terzo partito, e, i partiti più piccoli sarebbero avvantaggiati da soglie di sbarramento più basse. Oppure, se diventa difficile lavorare sulle circoscrizioni, si stabilisca almeno che in ognuna delle 118 province, che andranno a formare le circoscrizioni/collegi plurinominali elettorali, siano assegnati inizialmente non meno due deputati/senatori (salvo la Valle d’Aosta e il Molise alle quali verrà assegnato a ognuna un deputato/senatore ) sia alla Camera sia al Senato, mente i restanti seggi (salvo quelli che andranno in premio) siano ripartiti tra le province in proporzione alla popolazione, con il sistema dei quozienti interi e dei maggiori resti. È un modo per diminuire il riparto dei voto a livello nazionale e l’effetto proporzionale del sistema. Da ultimo, ma non per importanza, assoluto divieto alla possibilità di presentare la stessa candidatura in più circoscrizioni/collegi elettorali.

Inviato da elia b. il 22-01-2014alle 15:32
riaprtizione

Sono d'accordo con lei, è un buon compromesso, e come tale è perfettamente accettabile. L'unica cosa sicuramente migliorabile è la ripartizione nazionale e non per collegio. Giacomo

Inviato da Giacomo il 22-01-2014alle 15:07
Grazie Carlo Fossati

Grazie a Carlo Fossati per il prezioso chiarimento.

Inviato da Alberto Palazzi il 22-01-2014alle 14:46
Nota su legge elettorale

Caro Roberto Giachetti, sono un cittadino normalissimo. Non mi occupo di politica poiché ne capisco poco; mi piace però seguire la politica. Ho apprezzato molto questo brano che voleva, a quanto ho capito, essere un chiarimento per tutte le polemiche scoppiate in questi giorni. Forse è proprio questo che tante volte manca: la capacità da parte di taluni addetti ai lavori di saper spiegare le cose e renderle accessibili a tutti. Tu (ti do del tu) in questo brano secondo me hai saputo spiegare molto meglio del tuo collega Renzi l'essenza di questa nuova proposta di legge elettorale. Credo che dopo aver letto questa tua nota esplicativa, sicuramente ora sarà più chiaro ai cittadini ciò che vi accingete a portare avanti. L'unica nota che vorrei segnalare è che forse ha dato un po' fastidio l'atteggiamento di Renzi nel blindare la proposta a priori "la proposta va presa così com'è, o salta tutto". E' normale che siano nate alcune domande spontanee all'interno del partito. Tutte le polemiche non ci sarebbero state se Renzi avesse mostrato più apertura alla discussione interna al partito. Diciamo che questa proposta di legge è stata vista come un accordo preso unilateralmente con un leader dell'opposizione, tra l'altro pregiudicato, senza alcuna discussione interna, e tra l'altro non spiegando bene i particolari, e senza invitare i colleghi di partito al ragionamento. Spero che i malumori si calmino, e cercate di spiegarvi bene la prossima volta. Siete un grande partito, non dimenticatelo, e siete gli unici in grado di dare qualcosa di buono a questo Paese. La vostra unità importante non solo per voi, ma per il Paese. Con stima. Filippo

Inviato da Filippo il 22-01-2014alle 14:40
Sarei quasi d'accordo ...

.. Se non fosse per un particolare: l'elezione dei 4 o 6 candidati del collegio avrebbe avuto senso fosse fatta con i voti del collegio: non capisco che senso abbia sceglierli sulla base del risultato su base nazionale

Inviato da Enzo Genovese il 22-01-2014alle 14:00
La legge elettorale

Giachetti, per una volta non sono d'accordo con lei. La legge che è stata blindata con FI è tecnicamente sbagliata su vari aspetti (e rischia di non passare un eventuale vaglio di costituzionalità). Gliene elenco due, sulla falsariga della sentenza 1/2014. 1. Preferenze. Quello che viene di solito invocato come "vogliamo le preferenze" è da leggere come "vogliamo poter scegliere i rappresentanti". Sono d'accordo con lei che le preferenze "classiche", come continuano ad esistere per le elezioni europee ed altre, non siano la panacea. Oltretutto, sono una forma di inganno all'elettore: i gruppi organizzati hanno gioco facile a far convergere voti e far vincere i loro favoriti, mentre gli elettori "liberi" tendono a distribuirsi fra i candidati in lista in modo omogeneo. In una lista di 20 nomi, per far arrivare primo chi si vuole basta organizzare un ventesimo degli elettori (e ci sono anche altre tecniche lecite, nella composizione della lista stessa). Il problema della legge proposta è che l'elettore CREDE di scegliere i 4 o 5 nomi che vedrà stampati sulla scheda, mentre l'assegnazione dei seggi si farà a livello nazionale e gli eletti saranno ripartiti solo in un secondo tempo fra le liste nelle circoscrizioni. E' già così col porcellum, ma con liste lunghe l'anomalia è poco evidente (e poi nessuno ricorda l'ordine di una lista lunga, a parte i primi nomi). Con questo sistema potrebbe succedere (e succederà) che la lista A, votata nel collegio dal 50% degli elettori, prenda meno eletti della lita B, votata dal 30% e della C votata dal 20%. Perché questo avvenga, basta che a livello nazionale la somma delle varie "liste A" presentate nei colelgi arrivi terza e che le liste B o C prendano il premio di maggioranza. Come lo spiega agli elettori di quel collegio che, pur avendo votato in massa un gruppo di candidati ben preciso, ad essere eletti sono poi altri candidati, votati da una minoranza? 2. Soglie di sbarramento. Mettere soglie non serve a semplificare il quadro politico, ma a complicarlo. I partiti(ni) a rischio quorum cercheranno di entrare in coalizione con i più grandi o, se anche così fossero a rischio, farsi cedere posti nelle liste del partito maggiore (sotto il suo simbolo). A parte che questo non porterà molti voti in più al partito ospitante, in mancanza di visibilità dell'alleanza, il problema che mi interessa non è di partito (il PD che ospita SeL prenderebbe solo una parte dei suoi voti, FI che ospita NCD se li papperebbe tutti, con in più quelli presi dalla Lega, coalizzata con deroga alla soglia). Il problema è di effetto pratico: esiste un premio di maggioranza che permette comunque a un partito di avere la maggioranza delgie eletti, con o senza ballottaggio: cosa importa se gli altri seggi di minoranza andranno a un unico partitone, a 3 partitelli o a 10 partitini? Niente: per la governabilità non cambia niente, la maggioranza quella é e quella resta. Se invece il partito vincente ha fatto una coalizione o ha un partito "ospite" nelle sue liste, i seggi destinati alla maggioranza non andranno a un unico partito, ma a tuti quelli che rientrano nell'accordo: coalizzati con quorum o ospiti. Nella pratica la soglia alta RIDUCE la stabilità e aumenta la frammentazione della MAGGIORANZA, per cercare di ridurre quella della Camera. Mi scuso per la lunghezza chilomentrica, la ringrazio comunque per la sua attività. Carlo

Inviato da carlo fossati il 22-01-2014alle 13:30