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Conflitto di interessi Letta si sveglia (dopo 20 anni)


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Roma, 25-01-2014
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Prima di pranzo, il deputato Roberto Giachetti - renziano, reduce da uno sciopero della fame contro il Porcellum - si ricorda di un' altra volta in cui protestò, dieci anni fa: "Nel 2004 ho fatto digiuno per la legge sul conflitto di interessi. Letta dal '98 è stato ministro in 3 governi. È presidente del Consiglio da aprile. Ed ora... che tempismo!". Non l' hanno preso bene, nel giro di Matteo, il rigurgito di antiberlusconismo di Enrico Letta: proprio lui che con il Pdl ha fatto il governo, adesso si ricorda del conflitto di interessi? La riesumazione del fardello più ingombrante per la sinistra italiana è avvenuta due sere fa, in diretta televisiva da Lilli Gruber. Il premier alle prese con l' attivissimo segretario del suo partito ha soffiato fumo negli occhi del leader di Forza Italia: "È ora di affrontare le regole, gli italiani lo aspettano da tanto tempo". Buongiorno, Enrico.

C' È CHI SEMBRA improvvisamente rinsavito, anche tra gli alleati di sempre. Come il fratello d' Italia Guido Crosetto, direttamente dal governo con B. alle barricate anti Silvio: "Da qualche parte - tuona - uno straccio di garanzia per la democrazia bisognerà prevederla? O basta l' accordo tra due boss per buttare a mare tutto?". Poi ci sono quelli che rispolverano il repertorio d' antan: Brunetta, Santanchè, Gasparri, tutti a ricordare la "persecuzione" e a fare scudo al Caimano dalla "resa dei conti" interna al Pd. Che, per la verità, resta in silenzio. La sfida di Letta a Renzi - escluso il Giachetti via Twitter - resta senza squadre di sostegno. Sarà che nell' ultimo ventennio, chi più chi meno, hanno tutti assistito ai tentativi falliti di mettere un argine allo strapotere del tycoon sceso in politica.

COMINCIÒ Massimo D' Alema, era il 1994: "Se riuscissimo a vincere su questo - diceva a proposito dell' antitrust - si tratterebbe di una vittoria strategica". Non è andata così, evidentemente. Ci furono "i saggi" nominati dallo stesso Berlusconi, le proposte di legge del centrosinistra, perfino la "procedura d' urgenza" per il voto in Parlamento, il dialogo nella Bicamerale. Ancora oggi, per ricordare quella stagione, si cita il discorso di Luciano Violante e le sue intenzioni di fare "una legge seria, non stupidamente punitiva contro Tizio o contro Caio, ma che stabilisca la netta separazione tra patrimoni privati e interessi privati e funzioni pubbliche". Poi venne il tempo dell' "inopportunità". Era la vigilia delle elezioni del 2001 e castigare Berlusconi rischiava di essere mal interpretato. Così, prometteva Francesco Rutelli, candidato per l' Unione, ci avrebbero pensato appena seduti al governo: "Abbiamo preso alcune decisioni:innanzituttoilconflittodi interessi che va risolto prima del G8". Le elezioni, però, le vinse Berlusconi. E lo stesso Rutelli, qualche mese più tardi fu costretto ad ammettere: "Si pensava che non risolvere il conflitto di interessi permettesse di confrontarsi con un avversario azzoppato. Questa idea si è rivelata politicamente e culturalmente miope ed elettoralmente perdente". Silvio ci pensò da solo: via libera alla legge Frattini ("Degna di essere presentata all' Ambra Jovinelli", dirà il Ds Fabio Mussi).

Ci riprovò Romano Prodi, cinque anni più tardi: e alla fine del 2007 era già lì a dire "insisterò, ma finora non ci sono riuscito". Il mantra recitava: "Le priorità sono altre" (ancora D' Alema), "Basta discutere solo di questo" (Walter Veltroni), e avanti così praticamente fino all' altra sera, nonostante la promessa in campagna elettorale di Pier Luigi Bersani e la proposta del Pd Massimo Mucchetti. Solo a fine maggio, otto mesi fa, qualcuno si espose oltre: "Il conflitto di interessi? Se avessi vinto le primarie l' avrei fatto. Non so se Letta ce la fa: quando vuole fare un provvedimento deve chiamare il capogruppo Pd che è Speranza e il capogruppo Pdl che è Brunetta e dirgli: sei d' accordo?". Si chiamava Matteo Renzi.


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