Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o la visualizzazione di media. Chiudendo questo banner, scorrendo o ricaricando questa pagina, ovvero cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per maggiori informazioni consulta la privacy policy


 
HOME CHI SONO ARCHIVIO RASSEGNA STAMPA VIDEO #ROMATORNAROMA
Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Parità di genere o morte: l'Italicum parte male


Scarica l'estratto dalla pagina del quotidiano

Foto articolo
Roma, 06-03-2014
Fonte: Il Fatto Quotidiano

"Legge elettorale: mercoledì 5 marzo alle 17 e 31 si fa il primo voto". Roberto Giachetti su Twitter fotografa la solennità del momento. Non senza una certa evidente ironia, se al tweet di ieri si confronta quello dell' altroieri: "Riforma solo per Camera non ha senso. Spero Matteo Renzi non molli. I frenatori sempre al lavoro temo che oggi non faremo un solo voto".

Tecnicamente, dunque, Matteo Renzi ha mollato. E la legge sbarcata ieri in Aula viene accolta dai più con perplessità e sospetto, dai costituzionalisti decisamente con contrarietà. Un "porcellinum" anti costituzionale il giudizio più diffuso, visto che prevede la possibilità di eleggere con due sistemi non solo diversi, ma opposti, Camera e Senato. Roberto D' Alimonte, il professore che sull' Italicum ci ha messo la faccia e che poi se l' è visto modificare in Parlamento senza più essere consultato sono tre giorni che rilascia interviste e scrive pezzi per sconfessare la sua creatura. Leggere le riflessioni che consegna al Sole 24 Ore per credere: "Fare una nuova legge elettorale solo per la Camera significa non fare la riforma elettorale. Nuove elezioni diventeranno possibili solo con la riforma del Senato. Quando? Chi può dirlo?".

In questo clima ieri inizia il voto. Dopo l' ennesima blindatura dell' accordo tra Renzi e Berlusconi dovevano esserci solo certezze. E invece no. Diligentemente il comitato dei Nove stralcia l' articolo 2, ovvero la parte riguardante Palazzo Madama. Ma il primo ostacolo arriva con gli emendamenti relativi alla parità di genere. La tensione sale dentro Forza Italia dove molte deputate (tra le altre, Stefania Prestigiacomo, Renata Polverini, Mara Carfagna, Michaela Biancofiore e Annagrazia Calabria) minacciano di votare in dissenso dal partito. La ritorsione che i deputati maschi hanno a loro volta minacciato è stata il loro appoggio agli emendamenti che introducono la preferenza. Le donne Pd sono sulla stessa posizione delle loro colleghe. Governo e relatore di maggioranza danno parere contrario. "Nessuna modifica tranne quelle concordate", ha spiegato Emanuele Fiano. Ma in serata Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria Pd, ha assicurato: "Le liste del Pd rispetteranno la parità di genere". Come, per legge?

Nel dubbio, ieri gli emendamenti in questione sono stati tutti accantonati. Come gli altri critici: quelli che delegano il governo a designare le nuove circoscrizioni, il Salva Lega, il voto agli studenti Erasmus. Nel frattempo, i piccoli proposti e Mauro preannuncia un richiamo alla Corte Costituzionale. Sel, poi, che è molto critica con una legge che così com' è ne prefigura la sparizione, ha chiesto per l' articolo 1 (quello abrogativo della legge) il voto segreto. E arrivano i franchi tiratori: rispetto alla fiducia a Renzi, la maggioranza perde 37 voti. E poi, ecco arrivare l' ulteriore dilazione dei tempi: probabilmente Montecitorio non riuscirà ad approvare la legge per venerdì, perché c' è il Congresso di Fratelli d' Italia. Tutto rimandato alla prossima settimana.

Intanto Matteo Renzi rilancia: "Sull' abolizione del Senato mi gioco tutto". Promessa consueta, problemi pure: la legge elettorale ancora non c' è, la riforma del Senato è ancora tutta da scrivere e da concordare.


Non ci sono commenti - Commenta l'articolo commenta