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Intervista a Giachetti: "Il gruppo dem così è una repubblica delle banane"


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Roma, 13-03-2014
Fonte: Europa Quotidiano

«Gli stessi che, quando erano in maggioranza nel Pd, hanno impedito che si tornasse al Mattarellum, imponendo un voto al quale tutti i deputati hanno dovuto uniformarsi, adesso che sono in minoranza pretendono di fare come pare a loro. Queste condizioni non consentono una convivenza democratica: io sono pronto a lasciare un gruppo che sembra diventato una repubblica delle banane, pur restando nel Pd e sostenendo lo sforzo di Matteo Renzi».

È infuriato Roberto Giachetti, dopo la scarsa compattezza dimostrata dai deputati democratici nel corso dell' approvazione della riforma elettorale. Una legge che - sia ben inteso - a lui non piace fino in fondo. «Ma dopo non aver mangiato per 191 giorni, non ho alcuna intenzione di tenermi ancora il Porcellum, per giunta peggiorato dalla sentenza della corte costituzionale». E ricorda che la sua prima opzione, il ritorno al Mattarellum, «a maggio non si è realizzata per scelta del Pd a guida Epifani-Bersani-Letta e due mesi fa per colpa del M5S, che hanno rifiutato il confronto che Renzi aveva proposto». 

Ecco perché l' approvazione definitiva ieri alla camera dell' Italicum è «innanzi tutto una vittoria della politica, dopo anni in cui non si è realizzato nulla in questo campo». Quindi, è una vittoria di Renzi, che «ne ha fatto un cavallo di battaglia e finora ha segnato un successo», ma anche di Silvio Berlusconi, che «tra le forze di opposizione è stato l' unico a dichiararsi disponibile al dialogo». Nel merito, il vicepresidente della camera respinge le accuse di incostituzionalità rivolte all' Italicum.

E spiega che, mentre con il Porcellum si trovavano sulla scheda solo i loghi dei partiti, se la riforma completerà il suo iter, «l' elettore troverà scritti 4-5 nomi accanto a ogni simbolo e se non gli piacciono ciascuno è nelle condizioni di decidere se votare quella lista o meno. Certo, io preferivo i collegi uninominali, ma anche lì i nomi erano decisi dai partiti, non erano mica scelti dagli elettori...».
Al senato, poi, «i margini per rimediare ad alcune cose ci sono - spiega Giachetti - ad esempio, se FI conferma la libertà di coscienza sulla rappresentanza di genere, lì a voto palese si può intervenire». Ma solo se c' è un accordo: «Perché altrimenti non è che non ci sono le quote rosa, non c' è proprio la legge».

A non convincere il deputato dem, piuttosto, è lo scorporo del senato dall' applicazione dell' Italicum. Innanzi tutto per la spiegazione: «D'At torre ci ha spiegato che si rischiava di avere due ballottaggi che potevano portare maggioranze diverse nelle due camere. Un' ipotesi remota che con il suo emendamento è diventata una certezza». Ma il vero problema è tutto politico: «Ora l' arma del voto che Renzi aveva in mano è spuntata». Non che sia questa l' idea del premier, altrimenti «non avrebbe affrontato una strada così difficile». Ma «se sarà costretto per problemi dentro il Pd o nella maggioranza», la strada delle urne rischia di avere come sbocco una nuova ingovernabilità. «Ma Renzi non è uno sprovveduto. Io lo avevo sconsigliato ad andare subito a palazzo Chigi, perché parte del partito si sarebbe adoperata per creare ostacoli. Ma lui è sempre stato ben consapevole dei problemi».


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