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Il Pd: "B. è fuori di testa" (però ci fanno le riforme)


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Roma, 17-03-2014
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Il Condannato è tornato Caimano. Tanto da pretendere la candidatura alle Europee, nonostante la legge. E per il Pd, che con lui vuole scrivere le regole, sono rossori e mal di pancia. Perché è comunque uno schiaffo, l' annuncio di Berlusconi: "Sarò felice di candidarmi in 5 circoscrizioni". E buonanotte alla condanna definitiva per frode fiscale. Cosa ne pensa Renzi, che con lui tratta d' amore e d' accordo sulla legge elettorale (e non)? Ieri il premier, impegnato nell' incontro con Hollande, non ha proferito verbo sulla questione. In sua vece ha twittato il fedelissimo Davide Faraone, più che duro: "Dopo vent' anni riesumano i simboli di Fi, An-Fiamma e la candidatura di Berlusconi. Fuori legge, ma anche fuori di senno".

Un altro renziano di vecchia data come Roberto Giachetti osserva: "Quella di Berlusconi è una provocazione. La legge è chiarissima, non si potrà candidare. E su questo non può certo rispondergli il premier". Ma perché B. ha rilanciato? "Ignoro lo scopo, ma per me non cambia nulla. Berlusconi e Forza Italia ci hanno abituato a sparate del genere: se dovessimo fermare il percorso delle riforme ogni volta che ne sentiamo una...". Rimane il grande quesito: ovvero, come si possa trattare nell' interlocutore di Arcore, magari fidandosi di lui. Giachetti replica: "Le leggi si fanno con i numeri, e l' unica forza di opposizione disposta a lavorare sulla riforma elettorale era Forza Italia . C' è un patto, e io auspico che venga mantenuto. Le valutazioni sull' affidabilità di Berlusconi non dipendono da un annuncio in più o in meno. Sappiamo quello che è accaduto sulla Bicamerale: ma non c' era un' altra strada".

Eppure il Berlusconi che vuole le urne urta ancora. Giuseppe Civati proprio non ha voglia di minimizzare: "Le parole di Berlusconi sono una questione enorme. Renzi è in giro per le cancellerie europee a ribadire la credibilità del sistema Italia, quindi mi sarei aspettato un commento da lui, che twitta e dichiara spesso. Non ci facciamo certo una bella figura in Europa con annunci come quello di Berlusconi". Faraone è stato duro: "Con tutto il rispetto, non è la stessa cosa. Deve parlare il premier, che è anche segretario del Pd". Sta di fatto che senza Forza Italia non c' era i margini sulla legge elettorale. "C' erano altre forze di opposizione con cui se ne poteva discutere . Il problema è che si continua a ritenere il capo di Forza Italia un interlocutore affidabile, e a renderlo quasi un padre costituente. D' altronde va ricordate sempre la "profonda sintonia" con Berlusconi di cui parlava il premier: forse è questo che gli rende difficile prendere le distanze".

Il senatore Miguel Gotor, bersaniano, prova a leggere la mossa del Caimano: "Berlusconi era stato messo fuori scena dalla fermezza del governo Letta sulla decadenza. Ora è stato rilegittimato dalla trattativa sulla legge elettorale: quindi, torna ad alzare il tiro. E la minaccia sottesa è quella di far saltare il banco, ossia la riforma del Senato". Come si rimedia? "Tenuto conto che lui si è sempre sfilato all' ultimo miglio, sulla Bicamerale come sulla riforma del 138, ora va snidato. E l' unico modo è discutere subito in Senato della riforma di Palazzo Madama. In questo modo Berlusconi, che a mio avviso punta a due leggi elettorali diverse per le due Camere, ossia alla palude da larghe intese, sarebbe tenuto a dare immediate risposte".


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