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Roberto Giachetti > Politica > articolo

La spending review deve iniziare da Montecitorio


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Roma, 16-04-2014
Fonte: Europa Quotidiano

Quando qualche mese fa in ufficio di presidenza ci trovammo a decidere sui tagli al personale della camera in funzione della riduzione dei costi della struttura mi permisi di obiettare che ritenevo il modo attraverso il quale si stava operando non adeguato perché ci muovevamo affrontando il tema dai piedi e non dalla testa.

Ritenevo infatti necessaria, prima di assumere qualunque decisione, un’analisi seria della nostra organizzazione che ci consentisse di operare le indispensabili azioni di contenimento non in modo orizzontale – come praticamente abbiamo fatto – ma in modo ragionato in relazione ai carichi di lavoro dei diversi uffici e sulla base di una riorganizzazione della struttura che non è più rinviabile, modellata ad almeno venti anni fa. Intervenire senza tenere conto della peculiarità dei singoli uffici, delle mutate missioni dei servizi, cresciute a dismisura per alcuni e quasi inconsistenti per altri, della rilevante differenza di costo tra coloro che hanno più di 20 o 30 anni di servizio e coloro che sono stati assunti molto dopo rende qualsiasi intervento inadeguato e non di rado ingiusto.

Perché, per esempio, non applichiamo anche noi quello che avviene nel resto della pubblica amministrazione circa la facoltà di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro dei dipendenti al di sopra di una determinata soglia di anzianità contributiva? Scelta che comporterebbe risparmi sicuri sia nell’immediato che a regime oltre a garantire un utile “svecchiamento” della struttura? Ho sempre pensato e continuo a pensare che la camera abbia bisogno di un serio piano di riorganizzazione a seguito ed in funzione del quale ottenere una concreta riduzione dei costi ed una non meno importante maggiore e migliore efficienza della struttura. Obiettivi raggiungibili innanzitutto prevedendo un sistema di valutazione autonomo e indipendente dai vertici dell’amministrazione al quale anzi gli stessi devono essere sottoposti.

Ma anche questo da solo non basta. È fin troppo comodo ritenere che i costi della camera siano legati solo al costo dei deputati o del personale su cui è comunque giusto intervenire. In questo senso si rende indispensabile il passaggio ad un sistema di contabilità analitica (obbligatorio in tutta la Pubblica amministrazione), correlato a specifici centri di costo, che renda davvero possibile stabilire, sulla base di dati verificabili, se la singola struttura operi o meno in modo efficiente in luogo dell’attuale sistema di “contabilità di missione” che, di fatto, prescindendo dal monitoraggio dei centri di costo, non fornisce dati idonei ad un reale controllo di gestione.

La contabilità analitica, peraltro, aumenta l’indispensabile esigenza di trasparenza delle spese che abbiamo l’obbligo di garantire a tutti i cittadini. In questo senso non sarebbe utile anche per la camera in tempi rapidi un serio piano di spending review (magari con il supporto di un consulente esterno all’amministrazione) da fornire all’ufficio di presidenza che sarebbe così messo in condizione di scegliere in modo ragionato e realistico dove procedere con i necessari tagli? È necessario pensare ad una profonda riorganizzazione dell’amministrazione, che eviti duplicazioni e sovrapposizioni di strutture, prima di tutto all’interno di ciascuna camera, ma anche tra le due camere. In questi anni, ad esempio, è aumentato il numero dei servizi e degli uffici, e anche quello dei vice segretari generali: una prima riforma passa per il ridimensionamento ed l’accorpamento delle strutture, al fine sia di evitare sprechi, sia di generare economie di scala e, in definitiva, efficienza. Non solo: tali riaccorpamenti dovranno essere fatti anche tenendo conto dell’esigenza di evitare duplicazioni rispetto al senato; qualcosa si sta già facendo in questo senso, ma occorre di fare molto di più.

Quanti servizi, ad esempio, sono duplicati tra i due rami del parlamento? Penso all’informatica, alla Biblioteca solo per fare i primi due esempi che mi vengono in mente. Quanto ci farebbe risparmiare l’unificazione di tante strutture che fanno le medesime cose? Inoltre, anche in vista delle ricadute sulle amministrazioni dei due rami del parlamento della profonda riforma costituzionale il cui iter sta iniziando al senato, occorre reintrodurre alla camera (un tempo c’era) la previsione della cosiddetta pianta organica, cioè la fissazione di un tetto alla consistenza organica delle varie categorie di personale, presente in tutte le pubbliche amministrazioni,ponendo fine all’assenza di regole che ha portato prima alla abnorme dilatazione del personale, poi alla sua riduzione mediante un prolungato blocco del turn over, senza garanzia che in futuro non si torni ad una espansione incontrollata.

Ultima la questione del segretario generale. Ovviamente nelle mie considerazioni non c’è nulla di personale nei confronti di una persona che ritengo perbene e competente. La questione è che non si sta parlando di una carica in scadenza, eventualmente da rinnovare, ma di un soggetto che è giunto al limite naturale dell’età pensionabile e che si intenderebbe prorogare oltre tale limite. Che senso ha pensare ad una sua proroga per altri due anni? Quando Zampetti fu nominato, nella XIII legislatura l’età pensionabile dei dipendenti della camera era fissata a sessant’anni. Esisteva inoltre un limite per la durata in carica del segretario generale, pari a sette anni, rinnovabili. Nella XIV legislatura tale limite fu eliminato, ritenendosi che esso potesse condizionare l’indipendenza del segretario generale, ove questi si fosse adoperato per un eventuale rinnovo. Nel contempo fu anche portato a 65 anni il limite di età ordinario per il collocamento a riposo.

Prorogare quest’incarico, dunque,non si porrebbe in controtendenza con quello che tutti sostengono e cioè che la pubblica amministrazione (anche se la camera ha un inquadramento autonomo sotto questo punto di vista non credo che sia sbagliato equipararla alla pubblica amministrazione) ha bisogno di energie nuove per affrontare i mutamenti che sono necessari? Persone che abbiano, al di la delle proprie capacità, un approccio più innovativo? Non è in controtendenza con le considerazioni che ovunque vengono fatte sulla esigenza di consentire l’ingresso in posizioni di responsabilità ai giovani? Non è infine auspicabile che dopo un ciclo così lungo ai vertici di una struttura così importante come Montecitorio si crei una certa discontinuità?

Io penso di sì. Così come penso sia inevitabile che anche la camera proceda ad un allineamento degli stipendi dei suoi vertici con quello che sta realizzando il Governo rispetto ai manager pubblici. E non sarebbe un utile elemento di trasparenza conoscere il vero, complessivo ed attuale stipendio del segretario generale che è ben più alto rispetto ai 479.000 euro relativi al momento della nomina ma che si incrementano – se non erro – del 2,5% ogni due anni, al netto di altre voci come per esempio le spese di rappresentanza? Ovviamente penso che lo stesso ragionamento dovrebbe essere applicato in tutti gli organi costituzionali che, come noto, godono di una propria autonomia e sono convinto che se noi riuscissimo a dare il buon esempio la scelta sarebbe certamente positivamente contaminante.


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