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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

“Il problema non è Silvio ma la minoranza del Pd Andiamo a votare subito”


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Roma, 25-04-2014
Fonte: La Stampa

Lo sfogo, «basta Matteo, contro tutti i veti, rovescia il tavolo e andiamo a votare», redatto in forma di lettera aperta al premier, porta la firma di un battitore libero, ancorché autorevole come il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti. Che in quanto tale può farsi interprete dell’insofferenza di molti renziani doc, ormai oltre il limite di guardia. E il fatto che l’oggetto di tale irritazione sia la minoranza interna del Pd è dimostrato dalla circostanza che tale invocazione sia stata scritta e inviata mezz’ora prima che Berlusconi lanciasse il suo anatema.

Dica la verità, ne ha parlato prima con Renzi? Insomma, il suo appello deve suonare come una minaccia per interposta persona?
«Ma che scherziamo? Credo che lui neanche mi risponderà, ma dai tanti commenti su twitter, tutti del tipo “Sottoscrivo in pieno, non se ne può più”, quello che dico sembra riscontrare un notevole seguito».

Cosa le ha fatto scattare questa reazione, se non Berlusconi?
«Ho scritto di avere la sensazione che vi sia un palese accanimento contro le riforme a prescindere, una convergente azione dentro e fuori il partito che punta a far saltare ogni cosa a priori, giocando sulla manifesta fragilità dell’assetto politico sul quale si basa l’azione del governo. Ebbene, dopo l’ennesima dichiarazione di Vannino Chiti sui senatori che devono sentirsi liberi di stabilire quale sia la riforma che riscontra maggiori consensi, ho capito che questa situazione non può reggere a lungo».

Il bersaniano Zoggia dice che l’ostacolo è Berlusconi, non la minoranza del Pd...
«Non ci crede neanche lui mentre lo dice: non c’è dubbio che un conto è l’opposizione fisiologica con cui deve fare i conti ogni premier in Parlamento, altro conto è che una parte della sua maggioranza, anzi che un pezzo del suo partito, vada in un’altra direzione. Non è possibile andare avanti così, logorati dalla mattina alla sera da chi non è d’accordo con nulla di quel che facciamo».

Letta penserà che sia lo stesso trattamento subito da lui quando era premier...
«Macché: noi renziani ci siamo allineati su tutte le votazioni richieste, anche quelle per noi più indigeste, senza fare mai un passo fuori dai confini di quanto deciso a maggioranza dai gruppi parlamentari. Loro invece che fanno? Alla Camera hanno posto una zeppa sotto l’Italicum pretendendo che la nuova legge non fosse valida per il Senato e ora chiedono che il Senato sia elettivo. Poi a decine con Cuperlo si sono astenuti sull’emendamento di Meloni per le primarie obbligatorie, proposta che non rientrava nel patto siglato con Ncd e Forza Italia. Insomma, mi sembra un atteggiamento ben diverso e ai limiti del sabotaggio».

E infatti Giachetti nella sua lettera-appello provoca i compagni di partito, sfidando tutti a misurarsi con le preferenze previste dalla legge uscita dalla sentenza della Consulta.
«Matteo chi te lo fa fare? Se consentito: chi ce lo fa fare? Non rischiamo solo di perdere tempo, tempo di cui il nostro Paese non dispone più? Facciamolo un bel referendum. Spostiamo il dibattito nell’Italia vera, andiamo a elezioni. Una legge elettorale tutto sommato c’è, ci sono pure le preferenze che, di sicuro (ce lo hanno spiegato loro!), aiuteranno a verificare la consistenza di tante scelte politiche; andiamo a votare subito e facciamo le cose che abbiamo in mente in un nuovo contesto politico».


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