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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

La strada si complica


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Roma, 08-05-2014
Fonte: Il Resto del Carlino

Essendo un anticonformista, il renziano di formazione radicale Roberto Giachetti tende spesso a dire apertamente quel che altri si limitano a sussurrare. Ebbene, è da qualche giorno che Giachetti sostiene che non ci siano le condizioni per andare avanti: meglio indire nuove elezioni al più presto. Può darsi sia un eccesso di pessimismo e può anche darsi che la drammatizzazione di Giachetti sia funzionale all' interesse momentaneo di Renzi. Certo è che se non fosse stata posta la fiducia, il Senato ieri non avrebbe approvato il decreto legge sul lavoro. Mentre il caos della sera precedente in commissione Affari costituzionali sulla riforma di palazzo Madama testimonia un livello di fibrillazione ai limiti della sostenibilità.

Si immaginava che, a meno di tre settimane dalle elezioni europee, il percorso riformatore avrebbe subito un rallentamento. E così è stato, con FI che sul nuovo Senato torna all' opposizione e il popolare Mauro che si distingue dalla maggioranza. Ma per la stessa ragione, l' approssimarsi delle europee, i renziani immaginavano anche che la minoranza del Pd avrebbe deposto le armi nell' interesse, come direbbe Bersani, della «ditta». E questo non è accaduto. Renzi sbandiera dunque l' approvazione in commissione del testo base del governo sulla riforma del Senato; ma sapendo che quel testo è scritto sull' acqua ne rinvia il voto a dopo le europee.

Se il Pd andrà bene, se Grillo non stravincerà e se FI non crollerà, il premier confida di ritrovare la sintonia con Berlusconi. In caso contrario, rimarrebbe ostaggio della minoranza del Pd e dei suoi alleati minori. Ma sulla legge elettorale l' intesa col Cavaliere è già franata: l' Italicum prevedeva che a contendersi il premio di maggioranza fossero i due partiti più votati, e Berlusconi si è reso conto che FI si piazzerebbe terza dopo Pd e M5s. Allo stato, l' unico a voler davvero cambiare la legge elettorale è dunque Renzi. Per gli altri, alleati o oppositori che siano, l' ideale sarebbe votare col proporzionale disposto dalla Consulta; il che significherebbe fare poi un altro governo di larghe intese.

Perciò l' arma delle elezioni è mezza scarica. Per caricarla, il premier dovrebbe riformare la legge elettorale con i soli partitini della maggioranza, tutelandone gli interessi. Prospettiva che Renzi ha fino ad oggi escluso anche per non dover poi replicare l' infausta Unione prodiana.


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