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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Fini: il diritto di cambiare. Il dovere di riconoscerglielo.


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Roma, 19-10-2010

Prendendo spunto dalla sua replica a Galli della Loggia sul Corriere di oggi vorrei fare qualche riflessione su Gianfranco Fini. Il Presidente della Camera ha rivendicato il diritto a cambiare opinione assumendosene contestualmente tutte le responsabilità, senza negare il proprio passato e prendendo contestualmente le distanze dalla Prima repubblica, considerata come un ciclo ormai chiuso.

A prescindere da come la si pensi, a prescindere dalle profonde differenze politiche che ci dividono, non credo tuttavia che si possa disconoscere a Fini la capacità di tradurre in atti concreti la distanza che, seppur progressivamente (e tardivamente), si è materializzata tra lui e la visione del potere e della politica che in questi anni il Pdl incarnatosi in Berlusconi ha rappresentato.

E’ difficile non dare atto al Presidente della Camera di scelte coraggiose che sarebbe limitativo individuare esclusivamente nella decisione di formare un nuovo soggetto politico di recente creazione. La precisa volontà di sostituire la matrice storica e politica del fascismo con tutte le sue nostalgie all’insegna di una ricostruzione che guardi ad una cosiddetta destra moderna sono prova di lungimiranza. Cosi come sono segni di coerenza e di coraggio, a mio avviso, tutte quelle prese di posizione su temi di grande rilievo come quelli legati alla bioetica o alle politiche dell’immigrazione che, in tempi non sospetti, lo stesso Fini ha assunto coerentemente con la propria coscienza allineandosi, in modo opportuno, con lo standard di grandi paesi europei guidati da governi di centrodestra.

Credo che sia ingeneroso oltre che sbagliato imputare al Presidente della Camera (che sin dall’inizio, gli va riconosciuto, ha onorato quest’incarico con grande rigore nella sua funzione di garante della dignità del parlamento) di aver ingaggiato una battaglia personalistica con Berlusconi quando, come si vede, il percorso ha radici antiche, ha connotati di metodo e di merito e ha segnato una frattura insanabile portata fino alle estreme conseguenze con non pochi rischi dal punto di vista politico. Eppure questo percorso si è nei fatti compiuto, è arrivato alle sue logiche conclusioni.

E Fini ne è stato protagonista anche nella misura in cui non ha voluto tradire il mandato elettorale ed è rimasto con il suo peso specifico, se pur con enormi distinguo, all’interno della maggioranza di governo con la quale si è presentato alle elezioni. Ciascuno ovviamente è libero di farsi l’idea che preferisce, ciascuno può interpretare le sue mosse come vuole e, per quanto mi riguarda, finché appoggerà questa maggioranza, Fini è e resterà un mio avversario politico.

Certo però non credo che si possa far finta che il suo cambiamento di opinione non sia stato accompagnato e suffragato da fatti concreti e coraggiosi sotto gli occhi di tutti e, a tal proposito, ci si potrebbe anche chiedere se l’apprezzamento di molti elettori del centrosinistra sul suo recente operato non nasca anche dal confronto con quanto accade, o non accade, nell’opposizione.


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