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I renziani serrano i ranghi: in giro troppi neo convertiti


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Roma, 27-05-2014
Fonte: Il Messaggero

E ora nel Pd c' è la corsa ad allinearsi, a farsi renziani. Una corsa veloce, uno sprint, una volata all' ultima pedalata, una rincorsa per non farsi staccare. E l' ormai famosa foto di gruppo dell' altra notte al Nazareno, dove accanto ai Guerini, Serracchiani, Boschi, Morani e gli altri renziani doc si intravedevano i D' Attorre, gli Stumpo e finanche i Fassina, è la prova provata di questa corsa a salire sul carro, o almeno a non restarne fuori disarcionati. La pax renziana incombe sul partito. «Non ci era mai capitato di vincere così. E' una cosa completamente nuova, che ci interroga adesso sul come si deve investire politicamente quel 40 per cento che l' elettorato ci ha consegnato. E su questo il Pd è compatto, facciamo politica, mica giochetti», spiega scandendo bene le parole Nico Stumpo, il coriaceo bersaniano (o ex tale) che non fa mistero di scoprirsi renziano o comunque non più anti. Qualcuno nella minoranza, settori o singoli personaggi, potrebbero subire l' attrazione fatale alla propria sinistra, visto che Sel in versione Tsipras è riuscita a centrare l' obiettivo del quorum?

Piuttosto che rimanere in un partito con un leader che vince attaccando la Cgil (una bestemmia politica, fino all' altro giorno), meglio rimanere di sinistra alla vecchia maniera? «Un momento, il Pd ha vinto più che attaccando la Cgil entrando nel Pse», precisa Stumpo, che poi spiega come e perché questa tentazione a sinistra proprio non esiste: «Se Tsipras avesse preso il 15 per cento, potrei ancora capirlo, ma si è attestata sul 4, non mi pare possa avere forza attrattiva, dove sarebbe lo spazio?».

LA ROAD MAP
I problemi potrebbero venire allora sul tema delle riforme, del Senato da abolire e dell' Italicum da far passare? «La riforma del Senato si può approvare entro giugno tranquillamente, quanto alla legge elettorale il problema adesso è cosa farà Berlusconi», spiega un suadente Alfredo D' Attorre, l'inventore della clausola della legge elettorale valida solo per la Camera. Poi però alla buvette di Montecitorio, assieme a Miguel Gotor in trasferta da palazzo Madama, i due bersaniani fanno capire che l' Italicum continuano a non digerirlo, che meglio sarebbe un proporzionale con premio al partito e non alla coalizione, «non c' è più il bipolarismo, perché dovremmo favorire il centrodestra spingendolo ad aggregarsi?». Distinguo, messe a punto, richiami al realismo, più che annunci di guerra o rullare di tamburi come era stato prima del voto. La sensazione che si coglie, molto diffusa, è che la corsa all' allineamento per il momento è soltanto all' inizio, ma presto diventerà irrefrenabile.

I FEDELISSIMI
Al punto da mettere sull' avviso alcuni dei più combattivi e intransigenti renziani, le guardie rosse del "Cannibale", come è stato battezzato l'ex sindaco. Tra questi c' è Roberto Giachetti, che quando parla Renzi non smentisce mai, al massimo dice che «esagera». E che ti fa, il vicepresidente della Camera? Bistratta i convertiti o presunti tali e li mette sull' avviso, per nome e cognome: «La presenza dei Fassina e dei D' Attorre nella foto di gruppo non può rappresentare solo la volontà di partecipare a una festa. I milioni di persone che ci hanno votato con speranza non possono essere traditi, come spesso accaduto in passato, per miopi giochi interni».
E Paolo Gentiloni, testa pensante del renzismo, avverte a sua volta: «Il successo elettorale non è frutto del caso, ma del profilo assunto dal Pd, un partito non più ancorato a una vecchia sinistra, ma riformista e in grado di intercettare consensi da più parti. E' inutile mettersi a gridare viva il Pd senza poi trarne le conseguenze. Se vuoi un grande Pd, devi mantenere un profilo adeguato». Come si tradurrà tutto questo nella struttura degli organismi? «Matteo non pensa certo di inserire in segreteria qualcuno della minoranza per rabbonirli. Premierà, tra le opposizioni, solo gli allineati, non quanti fanno finta di convertirsi per poi remare contro», avvertono ai piani alti del Nazareno.


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