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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Giachetti / Mineo: mi spiace, ma non ci siamo. Un paragone che non regge


Roma, 12-06-2014

La riforma costituzionale che prevede “la trasformazione del Senato in una Camera delle Regioni, non eletta e senza indennità” è stato un punto qualificante della mozione congressuale presentata da Matteo Renzi in occasione delle recenti primarie del PD ed è stata evocata continuamente durante i dibattiti che le hanno accompagnate. E innumerevoli volte Renzi ha affermato che il voto sulla sua persona sarebbe stato anche una formale approvazione del suo programma nel quale appunto c’era questa specifica proposta di riforma costituzionale.

Come noto Renzi ha vinto le primarie con circa 1.900.000 voti. La proposta di riforma costituzionale, che tra l’altro prevede la non eleggibilità dell’organo, è stata discussa ed approvata per due volte nella Direzione Nazionale del partito il 6 febbraio 2014 ed il 28 marzo 2014. La proposta di riforma costituzionale, che tra l’altro prevede la non eleggibilità dell’organo, è stata inoltre discussa in numerose riunione dall’Assemblea del Gruppo al Senato, anche alla presenza del Segretario del Partito, ed approvata a stragrande maggioranza il 15 aprile 2014. In più di un’occasione il segretario del partito ha pubblicamente dichiarato che considerava il voto sulla proposta di riforma costituzionale come un voto di fiducia nei suoi confronti.

La questione della responsabilità civile dei magistrati non è mai stata oggetto di discussione, né tantomeno di voto, da parte della Direzione del partito. Non è stata oggetto di alcuna discussione, e tantomeno di voto, da parte del Gruppo parlamentare della Camera, né del suo Direttivo e neanche nella Presidenza del Gruppo. Sull’emendamento in questione l’unica indicazione emersa in Aula è stato un semplice “parere contrario” da parte del sottosegretario Gozi e un dito all’ingiù da parte del rappresentante del PD nel Comitato dei nove. Aggiungo che neanche dopo il mio intervento a titolo personale alcuno ha preso la parola per ribadire la posizione del Gruppo.

Basta guardare su Openpolis la quantità di voti “ribelli” tra i deputati del PD per rendersi conto in quante centinaia di occasioni tanti deputati abbiano scelto di votare in modo difforme dal gruppo, su temi sui quali non vi era stata alcuna decisione degli organi, senza che mai vi fosse alcun richiamo né formale né pubblico. Potrei citare decine e decine di occasioni, in questa e nelle precedenti legislature, nelle quali a fronte di deliberazioni formali del gruppo, dopo aver fatto energiche battaglie interne, mi sono uniformato alle decisioni della maggioranza. Cito per tutte la questione di fiducia nei confronti del Ministro della Giustizia Cancellieri e certamente così sarà se in futuro su questa materia saranno adottate decisioni formali. L’unica volta in cui è successo è stato sulla mozione per il ritorno al Mattarellum ma solo come atto simbolico perché, come noto, era una mozione trasversale. Infatti, come si sa, tutti i deputati che sottoscrissero quella mozione votarono contro come da indicazione del gruppo e il mio voto fu del tutto ininfluente.

Potrei fare altre considerazioni per marcare la differenza tra le mie scelte e quelle di Corradino Mineo ed anche sulla evidente sproporzione del nostro dissenso, ma penso che, per chi è in buona fede, queste siano più che sufficienti. Ciò detto accetterò serenamente qualunque decisione gli organi del gruppo dovessero assumere nei miei confronti.

P.S. Io conduco da più di 25 anni la battaglia per l’affermazione della responsabilità civile dei magistrati. Ho detto come la penso parecchie volte, non ultima due anni fa quando si propose esattamente la medesima situazione. Mi sono presentato alle primarie dei parlamentari e penso che una parte considerevole degli oltre 4.000 elettori che mi hanno votato condividesse anche questa battaglia. Non ricordo se Corradino Mineo sia stato eletto attraverso le primarie dei parlamentari o invece inserito come capolista in Sicilia al Senato per decisione del segretario del partito di allora.


Ci sono 3 commenti - Commenta l'articolo commenta



Riforma del Senato assente nella mozione Renzi

Inviato da francesco rizzo il 13-06-2014alle 13:21
Giachetti / Mineo: mi spiace, ma non ci siamo. Un paragone che non regge

Inviato da RAFFAELE PIZZATI il 13-06-2014alle 00:33
infatti non c'entra nulla il paragone

nulla della vicenda Mineo puo'essere assimilabile a quella del vice-presidente alla Camera Roberto Giachetti e per un semplicissimo quanto evidente motivo:nel primo caso trattasi di questioni poste in commissione,atte a fermare la riforma costituzionale,nel secondo caso e'un moto di coscienza personale all'atto del voto e sono cose ben diverse,sia politicamente che istituzionalmente;ma a me non sfugge anche un aspetto piu'personale o meglio personalistico e non mi piace.

Inviato da milena miranda il 12-06-2014alle 19:34