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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Immunità, io sono contrario (e il garantismo non c’entra)


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Roma, 25-06-2014
Fonte: Europa Quotidiano

Il dibattito sull’immunità parlamentare che si è scatenato in questi ultimi giorni mi appare una vera e propria operazione di distrazione di massa che ancora una volta rischia di rallentare quelle riforme strutturali anche in campo di giustizia che il paese attende da anni ed a cui la politica, ogni volta con una ragione nuova, sembra non voler metter mano. Eppure qualcosa si muove e per comprendere che sia così basta vedere le reazioni che da parte della magistratura associata arrivano a qualsivoglia tentativo di incidere da parte del legislatore nell’ambito che la riguarda. Da ultimo sotto i colpi dell’infame immunità parlamentare nessuno si è reso conto della autentica rivoluzione che il governo Renzi sta tentando di realizzare ad esempio sugli incarichi fuori ruolo dei magistrati.

Ma andiamo per ordine. L’immunità parlamentare: ormai è diventato un luogo comune che la sua difesa debba essere appannaggio dei cosiddetti ‘garantisti’ ai quali (pur non avendo ancora io capito bene cosa significhi) vengo associato. Ebbene invece su questo tema la penso in modo diverso. Si sentono a sostegno del mantenimento di questo istituto citazioni di ogni tipo e di ogni data alfine di dimostrare che una forma di immunità esiste in ogni paese, che essa è il suggello dell’equilibrio tra il potere politico e quello giudiziario, che il suo inserimento in Costituzione nasce dalla precisa volontà dei costituenti di proteggere i rappresentanti del popolo da possibili complotti esterni. Mi limito a riflettere sul fatto che il momento storico, sociale e politico è assai diverso e che non è irragionevole pensare che quella norma era diretta a tutelare i rappresentanti del popolo da possibili persecuzioni politiche visto il periodo in cui è stata immaginata e non certo a trasformarla in un filtro protettivo verso l’azione della magistratura nella persecuzione di reati comuni, associativi e via dicendo.

Già nell’ottobre 2008 presentai una proposta di riforma dell’articolo 68 della Costituzione nel senso di conservare le immunità per i parlamentari esclusivamente per le opinioni espresse ed i voti dati nell’esercizio delle proprie funzioni (cosa che peraltro risolverebbe la disparità che si creerebbe tra rappresentanti della Camera e del Senato nella nuova composizione atteso che questa previsione già esiste per i consiglieri regionali). Questo ha certamente un senso perché rappresenta una tutela ed una libertà insita nella funzione di rappresentante del popolo ed in questo si giustifica pienamente una differenza di status tra un parlamentare ed un semplice cittadino, ma qualcuno mi può ragionevolmente dare spiegazione del perché rispetto a ipotesi di reato comune, di altro tipo, che non hanno nulla a che fare con l’attività parlamentare, vi debba essere una così evidente diseguaglianza di fronte alla legge tra il popolo ed i suoi rappresentanti?

Vorrei solo sommessamente ricordare, anche a chi a volte lo cita a sproposito, che Enzo Tortora (che ho avuto l’onore di seguire da vicino come redattore di Radio Radicale) simbolo della più grande persecuzione giudiziaria, per combattere la sua battaglia scelse di rinunciare alla immunità parlamentare, di finire agli arresti domiciliari e di affrontare i giudici come un qualunque cittadino nelle aule giudiziarie. Possiamo escludere che quella scelta, quella decisione diedero molta più forza e popolarità alla sua causa di qualunque scudo protettivo? Certo mi si dirà: ma quanto strazio ha dovuto patire (fino alla morte) per ottenere giustizia? Ma appunto questa è la questione per me dirimente. Io penso che il nostro compito sia quello di curare i mali della giustizia italiana per tutti, in particolare per quei normali cittadini anonimi che quotidianamente ne vengono travolti e stravolti senza che alcuno ne parli, non garantire che almeno una parte di quelli più fortunati ne sia sottratta. Il nostro compito è legiferare affinché la giustizia sia giusta per tutti e non renderla meno ingiusta per qualcuno.

Certo è molto più difficile e faticoso ma questo è il nostro compito. Allora diciamocelo chiaramente se un disequilibrio tra i poteri si è realizzato nel nostro paese non è perché vi è stata persecuzione della magistratura nei confronti della politica ma perché questa, in particolare negli ultimi anni, si è accorta dei mali della giustizia solo quando hanno colpito se stessa ed ha spesso agito per risolvere i propri problemi senza troppo curarsi di quelli, spesso drammatici, della gente comune.

Il potere politico è dunque debole rispetto a quello giudiziario perché è perseguitato o perché non mette mano alla riforma della carcerazione preventiva (che ancora oggi consente di tenere in galera migliaia di persone)?

O perché non affronta la contraddizione di una formale obbligatorietà dell’azione penale ormai inattuabile lasciando ineluttabilmente in mano al magistrato di turno la discrezionalità sulla priorità dell’azione?

O perché non affronta seriamente il tema delle ormai consuete violazioni del segreto, degli interrogatori, delle intercettazioni , magari scaricandone sull’informazione la responsabilità, senza colpire all’origine il male (la diffusione dell’audio dell’interrogatorio di Scajola è stata assorbita senza alcun sostanziale clamore come una semplice evoluzione della costante pratica della violazione).

O perché non affronta il tema della riforma del Csm che i recenti episodi relativi alla vicenda della procura di Milano hanno riportato, se ve ne fosse stato bisogno, alla ribalta?

O perché nonostante un plebiscitario referendum di quasi 30 anni fa per il quale rivendico la fortuna di aver raccolto le firme da militante del Partito Radicale non ha avuto la capacità di fare una legge sulla responsabilità civile dei magistrati che sia degna di questo nome?

O perché non ha nemmeno il coraggio di fare una seria e rigorosa normativa sui magistrati fuori ruolo che spesso porta con sé una inaccettabile compromissione e sottomissione, questa sì, tra un potere e l’altro?

O perché ha paura di stabilire che anche gli stipendi dei magistrati devono un pochino essere ridimensionati visti i sacrifici che sta facendo il paese?

O per la paura di stabilire che anche i magistrati hanno un limite di età per andare in pensione?

Allora ditemi il ripristino di credibilità e di autorevolezza della politica passa per la conserva dell’istituto dell’immunità parlamentare (che protegge una minuscola parte di cittadini) o nel pieno esercizio della sua funzione che è quella di legiferare (a tutela dell’intero popolo)? Insomma è arrivato il momento di smetterla di occuparci della riduzione del danno per noi e di agire rapidamente invece con riforme serie ed efficaci (non certo punitive) per tutti quei milioni di persone che quotidianamente si scontrano (e si fanno male) con una giustizia malata ed inadeguata, civile o penale che sia? Mi auguro davvero che nel lavoro che sta facendo il ministro Orlando si vada in questa seconda direzione.

So bene che le resistenze saranno molte e molto dure, ne abbiamo già visto le avvisaglie nei primi interventi che ha fatto il governo su stipendi e pensioni o sul voto alla camera sulla responsabilità civile, ma questo non può esimerci da un vero #cambiaverso anche in tema di riforma della giustizia. Io sono un convinto sostenitore della autonomia ed indipendenza della magistratura e non penso che questo principio costituzionale possa trasformarsi in un indebolimento della politica così come penso che un deciso ed equilibrato esercizio della funzione legislativa non possa in nessun modo rappresentare una lesione di quel precetto costituzionale che deve stare a cuore a tutti. In questo, a mio avviso, stava e sta una vera e sana divisione dei poteri.


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nice article..

Inviato da Carpet Melbourne il 26-06-2014alle 15:45