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Riforme, si riaccende lo scontro nel Pd Renziani contro Chiti


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Roma, 28-06-2014
Fonte: L'Unità

Vannino Chiti resta in trincea sulla riforma del Senato, e con lui i 16 dissidenti del Pd. In totale sono 36 i senatori che hanno firmato l' emendamento per l' elezione popolare: 19 della maggioranza, visto che ieri si è unito anche Tito Di Maggio, vicino a Mario Mauro. Numeri che rendono decisivo l' atteggiamento di Forza Italia e Lega. «Numeri sul filo del rasoio», dice il presidente Pietro Grasso. Giovedì l' ex Cavaliere riunirà tutti i suoi parlamentari e lì si capirà se i tanti malpancisti, guidati da Augusto Minzolini, si acconceranno a seguire il Patto del Nazareno con Renzi o se la fronda di Forza Italia rischierà davvero di travolgere tutto. I numeri del dissenso dentro il Pd, in realtà, non sono cresciuti: sono 16 i senatori a favore dell' elezione diretta, una battaglia che conducono da settimane alla luce del sole.

«O si adotta per intero il sistema tedesco o si sceglie la via del Senato elettivo. Il resto sono soluzioni pasticciate che farebbero fare alle nostre istituzioni un passo indietro, non in avanti», ha ribadito ieri Chiti. «Se per la Camera si vuole adottare una legge di impianto maggioritario, è necessario avere un Senato che faccia da contrappeso e che sia letto direttamente dai cittadini con legge proporzionale, in concomitanza con le elezioni dei Consigli regionali». Chiti e i suoi si preparano dunque a votare contro il sistema di elezione voluto dal governo. Quanto al finale, la decisione è ancora sospesa. «Devo prima vedere come sarà quel testo», mette le mani avanti Chiti. Lunedì si inizia a votare in commissione Affari costituzionali, dove, dopo la sostituzione dei ribelli Corradino Mineo e Mario Mauro, non ci sono grandi ostacoli.

Intorno al 10 luglio è previsto lo sbarco in Aula della riforma. «Terrò fede all' accordo con Renzi», ha ribadito Berlusconi ai suoi. L' unica incognita reale è se il voto finale arriverà prima del 18 luglio, quando è prevista la sentenza d' appello sul processo Ruby. In caso di una nuova condanna, l' umore dell' ex Cavaliere potrebbe volgere al peggio. «Sono ottimista e determinato», dice il premier Renzi a margine del Consiglio europeo. «Quello sulle riforme è un compromesso molto buono, l' accordo terrà». Il premier non è tenero con i ribelli Pd: «Trovo davvero sorprendente che tutte le volte che si va all' estero per fare una battaglia in Europa, il premier non fa in tempo a prendere l' aereo che una parte del suo partito, anche se minoritaria, riapre discussioni che sembravano chiuse. È un atteggiamento che si giudica per quello che è, e che non ha bisogno di parole ulteriori».

Dalle fila renziane parte subito un attacco contro Chiti. «I conservatori non avranno la maggioranza in Senato, le riforme del governo Renzi avranno via libera dell' Aula. Non è possibile costruire muri per fermare il cambiamento», dice il senatore Andrea Marcucci. «Da lunedì con il voto della commissione chiude l' accademia dove da 30 anni discutiamo se correggere o meno il bicameralismo perfetto e comincia una nuova stagione. Il patto del Nazareno reggerà, i conservatori se ne facciano una ragione». Molto netto anche Dario Parrini, segretario del Pd toscano: «I dissidenti del Pd al Senato sono un po' come chi non ha capito che un' epoca è finita e chi sta conducendo questa battaglia autoreferenziale, personalistica, molto ideologica e poco sensata è profondamente isolato dall' opinione pubblica». Sul tavolo c' è anche l' accenno di dialogo con i 5 stelle, che ha al centro la legge elettorale ma non esclude le riforme costituzionali. «Molti dicono che il M5s sia arrivato in ritardo sulle riforme. Io dico che, visto il caos, siamo arrivati al momento giusto per aiutare i cittadini italiani», dice Luigi Di Maio. «Grillo si è svegliato un po' tardi, ma ci fa piacere abbia voglia di sedersi al tavolo assieme a noi, perché le regole del gioco si cambiano tutti insieme», replica il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. «È chiaro che c' è un punto di partenza a cui noi non veniamo meno: abbiamo fatto un accordo, abbiamo iniziato a discutere con altri partiti e Forza Italia è uno di questi».

Il renziano Roberto Giachetti è ancora più esplicito: «Una volta che c' è stato l' accordo tra due leader e due forze politiche come Pd e Forza Italia, su quell' accordo si deve andare avanti. Se la riforma del Senato non viene approvata, torniamo a chiamare al voto il popolo italiano, che già con il 40,8% ha dato un' ulteriore validazione alla nostra impostazione». Grillo, dal canto suo, fa di tutto per far saltare il patto del Nazareno. E scrive: «Silviostaisereno. I prossimi incontri per le riforme li potrai fare comunque in streaming nell' ora d' aria o nel parlatorio. In carcere per una questione di probabilità potrai trovare molti vecchi amici come Dell' Utri, Scajola e Cosentino. Più che la galera sarà una rimpatriata».

Commenta Mariastella Gelmini: «Il tentativo del M5s di entrare in dialogo col governo sulle riforme è già naufragato, ed è Forza Italia l' unico partito di opposizione con cui Renzi può dialogare senza degenerare». Un via libera al confronto col M5s arriva dal sottosegretario Pd Giovanni Legnini. Anche l' ex segretario Pierluigi Bersani è soddisfatto: «Meglio tardi che mai. Ho sempre pensato che un movimento che prende oltre il 20% dei consensi non può non inserirsi nel gioco democratico. Era inevitabile che prima o poi accadesse e credo che questo sia nell' interesse di tutti».


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