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Giachetti: Matteo, non farti tentare dalle preferenze


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Roma, 04-08-2014
Fonte: Cronache del Garantista

«Lo voglio dire apertamente a Matteo Renzi, che si appresta alla trattativa sull' Italicum: dove sta scritto che il punto di caduta debbano essere le preferenze? Così si mette in discussione la storia maggioritaria del Partito democratico»: Roberto Giachetti non è certo uno che le manda a dire. Nemmeno al premier, che pure sostiene convintamente.

È un renziano di ferro, il vicepresidente della Camera, ma questa storia che il segretario del Pd, nell' ultima riunione della Direzione, abbia chiesto un mandato a trattare anche sulle preferenze non la manda proprio giù. Lui, che ha fatto un lunghissimo sciopero della fame per avere una legge elettorale, ora che si potrebbe essere in dirittura d' arrivo non vuole «un pasticcio».

Che fa, Giachetti, va fuori linea?
«Veramente, l' unica volta che il Partito democratico ha votato un documento sulla riforma elettorale, quando ancora Renzi non era segretario, è stato quando ci siamo espressi per il doppio turno alla francese. Insomma, le preferenze non fanno proprio parte della nostra storia».

Lei ha spiegato al premier questa sua posizione?
«Io faccio sempre le cose alla luce del sole. Quando Renzi ha chiesto in Direzione un mandato a trattare anche sulle preferenze, io sono intervenuto per dire che ero contrario e che bisognava andare sui collegi uninominali. Ho postato questo mio discorso sulla mia pagina Facebook e c' è stata una grande adesione da parte della base del Pd».

Sul Corriere della Sera di ieri Angelo Panebianco criticava le preferenze, ma nella scena politica le invocano in molti, anche nel suo partito.
«Si, nel Pd è nata una nuova corrente, quella dei "ripensisti". Penso, per esempio, a Bersani. Posso produrre tutte le sue dichiarazioni al vetriolo contro le preferenze. Ora invece è diventato tutto a un tratto favorevole a questa ipotesi».

Le preferenze fanno paura a chi i voti non ce l' ha...
«Ma che c' entra? Io sono qui alla Camera perché ho fatto le parlamentarie e di preferenze ne ho prese diverse, eppure sono contrario. Invece Corradino Mineo e Massimo Mucchetti, che sono stati catapultati in Parlamento grazie alle liste bloccate, si sono scoperti favorevoli a questa opzione. Mi interesserebbe sapere da quando le preferenze sono diventate l' esempio plastico della democrazia e della trasparenza».

Giachetti, non dica che quasi quasi secondo lei sarebbe meglio tenersi l' Italicum così com' è.
«A me l' Italicum non piace, ma non si può dire, come pure fa qualcuno, che sia la stessa cosa del Porcellum. Scherziamo? L' Italicum prevede delle liste molto corte, di tre, quattro, persone, i cui nomi sono scritti sulla scheda elettorale. In questo modo gli italiani possono sapere chi votano e scegliere. Con il Porcellum, invece, si votava in blocco tutta una lunga sfilza di nominati, che non appariva nemmeno sulla scheda elettorale. E poi, è cosa nota, io sono favorevole a un altro sistema: il Mattarellum. In Parlamento, quando lo proposi c' era anche una maggioranza per approvarlo, visto che il Movimento 5 Stelle si era detto favorevole, peccato che poi il Pd di Guglielmo Epifani ed Enrico Letta decise di cassarlo. A quest' ora avremmo già una nuova legge elettorale».

Già, ma non è andata così e una nuova legge elettorale, approvata definitivamente da tutti e due i rami del Parlamento, non c' è ancora. E Renzi ha detto che per ottenerla ci vuole un ampio consenso perché le regole del gioco non si cambiano a colpi di maggioranza di governo.
«Vero, anche perché i numeri non li abbiamo. Però siccome stiamo entrando in una trattativa, potremmo entrarci in modo diverso».

Come?
«Proponendo i collegi uninominali. Perché è chiaro che se entriamo con le preferenze, poi di lì non si scappa. E, peraltro, diciamoci la verità, l' ipotesi di tenere i capilista bloccati e di eleggere tutti gli altri con le preferenze, è un' ipotesi quanto meno bizzarra».

Sì, però non si può fare nemmeno una trattativa senza concedere niente.
«E infatti io dico, portiamo la proposta dei collegi uninominali e poi vediamo qual è il possibile punto di caduta della mediazione».

Va bene che lei è affezionato al Mattarellum, ma perché mai questo sistema elettorale dovrebbe piacere a Silvio Berlusconi più del rassicurante Italicum?
«Io noto solo che con il Mattarellum Berlusconi ha vinto per due volte, e per una ha governato per cinque anni. Quindi, comunque, a lui converrebbe. Sarei curioso di sapere, se noi proponessimo il Mattarellum quanti nel Parlamento sarebbero favorevoli. Secondo me sarebbero più di quanti vogliono invece le preferenze».

Ma il Mattarellum non risolve il problema della governabilità, altro tema tanto caro al presidente del Consiglio. «Si può ovviare facilmente anche a questo problema. Il Mattarellum prevede infatti una quota del 75 per cento di collegi uninominali, mentre il 25 per cento è riservato a liste molto piccole. Ebbene, si potrebbe tranquillamente utilizzare questo 25 per cento per il premio di maggioranza e per garantire il diritto di tribuna ai partiti più piccoli».


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