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Lavoro, Roberto Giachetti soccorre Renzi: «Chi ci critica non è credibile»


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Roma, 23-09-2014
Fonte: L'Espresso

Per Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, renziano di ferro, il punto è sempre lo stesso, e vale tanto per la riforma del Senato quanto per il jobsact e l’art.18: «con i gruppi parlamentari che ti remano contro non si fanno riforme così complicate, ed è meglio andare al voto».

Il premier però vuole resistere, anche a costo di stringere il rapporto con la sponda di Forza Italia, già fondamentale per le riforme costituzionali e la legge elettorale. Qualche imbarazzo per l’eventuale soccorso azzurro su un tema identitario come il lavoro?
No, anzi: siccome «sul punto Renzi è stato chiaro dicendo che la riforma del lavoro è fuori dal patto del nazareno», se poi Forza Italia si dovesse astenere o dovesse approvare la riforma del governo «non può esser certo colpa di Matteo».

E ancora, se a Sacconi o a Brunetta dovesse piacere la riforme, non si dica che è perché la riforma è di destra: «E’ incredibile» dice Giachetti «che questa critica venga da chi è stato al governo per anni e non ha fatto niente, neanche per cambiare le leggi che aveva fatto Berlusconi. Bersani è stato al governo per oltre duemila giorni, la Bindi idem. Damiano è stato ministro del lavoro. Che credibilità hanno nel dire una cosa del genere?».

Poi, mentre nel Pd si discute di come trovare una sintesi, di cosa dovrebbe proporre Renzi, lunedì, alla direzione del partito, per tenere buoni tanto gli alleati di governo, alfaniani in testa, quanto la minoranza dem, Giachetti dice la sua: «Vedremo come sarà posta la questione lunedì, in direzione, ma la cosa su cui bisogna intendersi è che se fermi un disoccupato per strada e gli chiedi se preferisce aspettare e sperare di esser assunto con le garanzie che hanno oggi alcuni lavoratori, o se preferisce un lavoro subito, che però non prevede il reintegro ma solo un indennizzo, quello non ci pensa due volte». Insomma, Giachetti sull’art. 18 ha la sua idea, e non è quella di Fassina né di Camusso: «per i nuovi contratti penso che non ci dovrebbe essere il reintegro: mi pare buona l’idea dell’indennizzo crescente».

L'ipotesi del referendum tra gli iscritti sembra accantonata, ma lei invece l'ha presa al volo, e dice anzi che invece di fare il referendum bisognerebbe tornare al voto. Perché?
«Perché a Renzi lo dico da sempre: le riforme ambiziose non si possono fare con l’handicap dei gruppi parlamentari pieni di frenatori. Queste riforme, quella costituzionale, la legge elettorale, il jobsact, sono già complicate, ma se hai pure chi ti rema contro nel tuo gruppo politico, diventano impossibili».

E quindi bisogna andare al voto e rinnovare i gruppi parlamentari.
«Sì, ma Matteo, al momento, non la pensa come me. E io spero abbia ragione lui, ovviamente»

Il premier dice di non aver paura del voto, ma poi in realtà preferisce provare a resistere, al costo di giocare sempre più di sponda con Forza Italia. Fa bene?
«Sul lavoro, veramente, Renzi ha detto che non ha alcuna intenzione di chiedere il soccorso azzurro».

Che però potrebbe arrivare…
«Se Forza Italia si dovesse astenere o dovesse approvare la riforma del governo non può esser certo colpa di Renzi. Sarebbe semmai un merito, perché è sempre bene quando una legge viene approvata con una maggioranza più ampia. Sul punto però è stato chiaro: la riforma del lavoro è fuori dal patto del nazareno. Non c’entra niente, dunque, con il giusto dialogo che c’è stato, con tutti, anche con i 5 stelle, sulle riforme costituzionali».

Se Forza Italia e Sacconi dovessero però, alla fine, esser soddisfatti della riforma vorrebbe dire che ha ragione chi, nella minoranza Pd, parla di «riforma di destra»?
«E’ incredibile che questa critica venga da chi è stato al governo per anni e non ha fatto niente, neanche per cambiare le leggi che aveva fatto Berlusconi. Bersani è stato al governo per oltre duemila giorni, la Bindi idem. Damiano è stato ministro del lavoro. Che credibilità hanno nel dire una cosa del genere?».

Matteo Orfini e Lorenzo Guerini, hanno deluso Bersani, negando la libertà di coscienza sul voto. È giusto imporre la discliplina di partito su un tema così delicato? Lo chiedo al vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti..
«Sì, perché senza vincolo saremmo alla repubblica delle banane. Il vincolo è necessario in una comunità dove ci si riunisce, si decide e poi tutti si devono attenere».

Ci saranno delle correzioni da fare, per rendere il tutto più digeribile, rispetto a quanto disegnato dalla legge delega? La minoranza Pd chiede, ad esempio, di esplicitare il «disboscamento» dei contratti precari e il mantenimento della possibilità di reintegro per licenziamento ingiustificato?
«Ancora una volta: ma con quale faccia chiedono chiarezza sul disboscamento dei contratti precari, proprio loro? Li ha fatti il governo Renzi i vari co.co.co e co.co.pro? Chi era al governo quando fu approvato il pacchetto Treu? E’ ovvio che dovrà esserci una riduzione dei contratti precari, e sono contento che anche chi critica abbia evidentemente cambiato idea».

E sul reintegro?
«Vedremo come sarà posta la questione lunedì, in direzione, ma la cosa su cui bisogna intendersi è che se fermi un disoccupato per strada - e noi a loro vogliamo dare una risposta - e gli chiedi se preferisce aspettare e sperare di esser assunto con le garanzie che hanno oggi alcuni lavoratori, o se preferisce un lavoro subito, che non prevede il reintegro ma solo un indennizzo, quello non ci pensa due volte».

Però lo stesso Renzi, un anno fa, diceva: «non ho mai conosciuto un imprenditore che mi ha detto: non assumo perché c’è l’art. 18»…
«Sì, ma infatti non è Renzi che pone l’accento sull’art.18».

Sicuramente lo pongono gli alleati della maggioranza, e alcuni esponenti del Pd, e lui non smentisce.
«Perché è chiaro che in una riforma complessiva del mercato del lavoro si possa toccare anche quello. Ma ripeto, vedremo come finirà».

Ma lei, il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa, lo manterrebbe?
«No, per i nuovi contratti penso che non ci dovrebbe essere il reintegro: mi pare buona l’idea dell’indennizzo crescente. Anche perché dobbiamo smetterla di pensare che gli imprenditori godano a cambiare lavoratori continuamente, che gli piaccia licenziare e non tenersi un dipendente per più di tre anni. Non sono tutti cattivi».


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fate presto

Fate presto il tempo ci uccidera tutti,la situazzione e'molto piu'tragica di quanto valutate.Non ce'lavoro ne buono ne cattivo,nell'attesa della nuova normativa non danno lavoro connessun contratto.ne con p.iva ne come socio ne in cooperativa,non ti danno nemmeno mandati di rappresentanza,Io ho 63 anni sono un agente rapresentante senza mandati oramai alla fame e lo stato mi tortura con studi di settore irap denucia iva non mi pensiona ma vuole i contributi anche se non ho piu'reddito.Io in stazzione centrale a milano a chiedere l'elemosina non ci vado se devo suicidarmi lo faccio col botto in modo eclatante non me ne vado in silezio.Fate presto chi si oppone al cambiamento si macchia di istigazzione al suicidio,gia'tanti l'anno fatto e tanti lo faranno .

Inviato da giorgio battaglia il 23-09-2014alle 16:48