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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Giachetti «meglio andare alle elezioni per poter fare le giuste riforme»


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Roma, 15-10-2014
Fonte: L'Inchiesta

Onorevole, la bagarre nel Partito Democratico è alta. Alcuni addirittura al Senato si sono rifiutati di votare la fiducia al governo Renzi. Vi saranno provvedimenti?
E’ stata convocata una direzione per lunedì 20, sarà quello il luogo in cui ne discuteremo. Il punto comunque, mi creda, non sono i provvedimenti che verranno o non verranno presi piuttosto che cosa significhi per ognuno di noi far parte di una comunità. Possiamo discutere e confrontarci ma nel momento in cui vengono assunte delle decisioni a maggioranza si prende atto della linea del partito e si dimostra di far parte di quella comunità anche se non si condivide pienamente. Lo abbiamo fatto noi per primi quando eravamo in minoranza non vedo perché le cose dovrebbero cambiare adesso solo perché in maggioranza ci sono “altri”. Non votare la fiducia al proprio Governo facendo un’opposizione alla maggioranza è un caso piuttosto atipico e – come ho avuto già modo di dire – non si tratta di espellere qualcuno ma prendere atto del fatto che qualcuno si pone fuori da una comunità.

Nel frattempo sembra che gli iscritti nel PD siano sempre di meno. Colpa della crisi economica (la tessera costa ben 20euro) oppure è colpa della crisi della politica?
Lorenzo Guerini ha reso noto proprio in questi giorni il dato del tesseramento, oltre 239mila iscritti al 30 settembre, i numeri non sono entusiasmanti anche se manca ancora qualche mese alla chiusura dell’anno. Crisi economica? Non credo! Piuttosto crisi d’identità, della politica, dell’appartenenza a quella comunità di cui parlavo prima. Le elezioni del 2013 sono state un colpo durissimo per i nostri iscritti e non sono mancati in quest’anno passaggi molto sofferti che non sono stati compresi e accettati, basti pensare, ad esempio, all’elezione del Presidente della Repubblica. In più non dimentichiamo che i numeri degli iscritti a oggi sono messi a confronto con quelli del 2013, anno in cui si è tenuto il congresso, un momento che storicamente nel partito ha sempre fatto registrare un aumento dei tesserati. Aggiungo, solo per memoria collettiva, di non dimenticare i non pochi casi di irregolarità del tesseramento che ci sono stati in passato in alcune regioni.

L'ala sinistra del Partito Democratico attacca sempre piu' spesso il premier. In questo modo Non si rischia di favorire Grillo?
Assolutamente sì. La polemica interna finisce per logorare quando non è più occasione costruttiva di confronto. Credo che in questo ultimo periodo l’asticella si sia alzata oltre la soglia della “normale” divergenza d’ opinione passando a veri e propri attacchi frontali che hanno lasciato spazio ai professionisti della demagogia e del populismo, vedi l’appello lanciato da Grillo alla minoranza Pd per mandare a casa il Governo. Sono armi spuntate che lasciano passare messaggi errati che inevitabilmente diventano strumentali a facili provocazioni da non concedere in particolar modo quando il nostro è il partito che sta al Governo.

Molti militanti non hanno digerito gli accordi con Alfano e gli ammiccamenti con Berlusconi. Civati nella direzione ha accusato Renzi di "dire cose di destra". La possibilità di allontanarsi dagli elettori di sinistra è reale?
A me questa storia del dire o non dire “cose di sinistra” fa un po’ sorridere, direi che negli ultimi tempi è un tema molto inflazionato e poco argomentato. Noi siamo un partito di sinistra e lo dimostriamo nei fatti quando mettiamo 80€ in busta paga, ad esempio, o quando pensiamo alla riforma del lavoro mettendoci dalla parte di chi non ha nessun diritto invece di difendere anche in maniera ideologica, talvolta, chi ha tutte le tutele. Siamo un partito di sinistra quando facciamo le riforme istituzionali o quando rimettiamo al centro del dibattito parlamentare la legge elettorale. Detto questo, ho sempre sostenuto che la via migliore sarebbe quella delle elezioni perché questa maggioranza parlamentare, che deriva dal fallimento del Pd alle scorse elezioni, non ci permette di governare costringendoci di volta in volta a fare accordi per realizzare anche solo una parte delle riforme.

Nei giorni scorsi ha dichiarato che i "reati d'opinione" andrebbero tutti abrogati. Una dichiarazione forte, come l'ha presa il PD?
Non sono l’unico a pensarla così. Credo sia fuori da ogni logica essere processati e/o condannati per le proprie opinioni è un concetto che cozza con il nostro stesso dettato costituzionale, un retaggio di un momento storico che non esiste più e in quanto tale andrebbe abolito.

Lei ha fatto molte battaglie, la piu' famosa sulla riforma elettorale con tanto di sciopero della fame. Si arriverà a trovare una soluzione e far approvare una legge elettorale che soddisfi i vari schieramenti e anche i cittadini?
Me lo auguro. Sono consapevole che la legge elettorale perfetta non esiste, che sarà molto difficile elaborare un testo che metta d’accordo tutti ma almeno questa volta c’è la volontà concreta di realizzarla anche se il ritardo di questi settimane nell’incardinare la discussione in Senato mi dimostra quali resistenze ancora ci siano quando si parla di legge elettorale. Aspetto fiducioso un’accelerazione in Commissione affari costituzionali che nel caso non dovesse arrivare mi vede pronto a riprendere le mie battaglie.

Ultima domanda Onorevole, forse scontata. Il governo Renzi, nonostante le polemiche interne, arriverà a fine legislatura?
Questa maggioranza parlamentare è debole. Matteo sarebbe molto più forte se avesse una “sua” maggioranza e per raggiungere questo obiettivo l’unico modo è il ritorno alle urne. L’ho sempre detto, non è la prima volta ma pare che il premier -almeno per il momento - non sembra pensarla esattamente come me ed io in cuor mio, per il bene del Paese, spero davvero che abbia ragione lui ed io torto.


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Larghe intese

Inviato da eli il 15-10-2014alle 21:16