Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o la visualizzazione di media. Chiudendo questo banner, scorrendo o ricaricando questa pagina, ovvero cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per maggiori informazioni consulta la privacy policy


 
HOME CHI SONO ARCHIVIO RASSEGNA STAMPA VIDEO #ROMATORNAROMA
Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Renzi fa chiamare Grillo per il via libera definitivo


Foto articolo
Roma, 07-11-2014
Fonte: La Stampa

Alle cinque della sera, nel Transatlantico oramai deserto di ogni giovedì pomeriggio, tra i pochi rimasti si diffonde un boatos diverso dal solito chiacchiericcio. Una vera bomba politica: Pd e Cinque Stelle sono riusciti a far eleggere (assieme) i propri candidati alla Consulta e al Csm, mentre Forza Italia è rimasta a bocca asciutta. Di "forzisti" in giro non c' è traccia, sono scomparsi tutti, mentre in Transatlantico fa capolino il professor Arturo Parisi, vero inventore e ideologo del Partito democratico: «È accaduta una cosa enorme. Berlusconi non governa più i suoi, il patto del Nazareno è messo a dura prova e in prospettiva per il Pd diventa impossibile votare il presidente della Repubblica soltanto con Forza Italia...».

Effettivamente nella votazione segreta di poco prima si sono consumate le premesse di un clamoroso cambio di maggioranza istituzionale, Grillo al posto di Berlusconi. Un' operazione che è stata preparata con cura da Matteo Renzi, confezionata grazie a due mediatori parlamentari, un democratico e un "grillino". Attraverso di loro il presidente del Consiglio ha chiesto il coinvolgimento e il via libera direttamente a Beppe Grillo, che lo ha dato. Una prima volta significativa. Tra i due non c' è stata nessuna telefonata clandestina, ma un accordo informale che consentirà ad entrambi di restare "nemici come prima", ma che potrebbe aprire la strada a nuove intese di "alto profilo".

E intanto il presidente del Consiglio è andato all' incasso a modo suo: mandando messaggi in codice a Berlusconi. All' assemblea dell' Anci, ad un sindaco che aveva fatto una battuta, Renzi ha risposto con la battuta sul patto del Nazareno che «scricchiola». Chiaro il messaggio. Enfatizzando pubblicamente le difficoltà del patto, il premier prova a scuotere il Cavaliere, a fargli capire che non è insostituibile. Certo, l' alleato preferito di Renzi resta proprio Berlusconi, è a lui che vuole sfilare gli elettori, è con lui che le larghe intese sono più "naturali". Ma aspettando che Berlusconi si decida, Matteo Renzi - che si sta dimostrando un fuoriclasse nelle manovre di Palazzo - sta preparando una vasta tastiera sulla quale provare a dispiegare i suoi spartiti.

Con alcune sorprese in arrivo. Spiega il vicepresidente della Camera un renziano della prima ora come Roberto Giachetti: «L' accordo con i Cinque Stelle oramai si imponeva sia per ragioni di metodo che per ragioni matematiche. Ma ora, con intelligenza e senza dimenticare che loro restano forza di opposizione, si possono verificare intese su tutte le questioni istituzionali: legge elettorale e in prospettiva anche per elezione del Capo dello Stato». Tanto è vero che da palazzo Chigi confermano il ruolo protagonista di Renzi nella elezione alla Consulta della professoressa Silvana Sciarra, docente un tempo di area socialista, culturalmente vicina a Giuliano Amato, che a sua volta ha un buon rapporto personale con Maria Elena Boschi.

Dunque, se Berlusconi dovesse sfilarsi - il messaggio è confermato da Giachetti - Renzi è pronto a cambiare cavallo. Non solo sulla riforma elettorale. Ma anche per l' elezione del prossimo Capo dello Stato. Un appuntamento imperdibile per Berlusconi in cerca di ri-legittimazione e che infatti il Cavaliere vorrebbe giocare da "grande elettore".

In attesa degli eventi, Renzi sta lavorando per rendere autosufficiente la propria maggioranza anche al Senato. Nei prossimi giorni potrebbero entrare nel Pd quattro senatori di Scelta civica, probabilmente Linda Lanzillotta, Pietro Ichino, Gianluca Susta e Alessandro Maran. Quelle dei quattro senatori sono adesioni che non allargano la maggioranza, cosa che invece potrebbe accadere se prendesse consistenza il lavorio dietro le quinte per formare un nuovo gruppo parlamentare al Senato con ex grillini e "pentiti" del centrodestra.


Non ci sono commenti - Commenta l'articolo commenta