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Di Maio apre al PD, Casaleggio lo richiama all'ordine.


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Roma, 08-11-2014
Fonte: Il Fatto Quotidiano

LA GELATA. Il cambio rapido di clima, nel Movimento che si ritrova sospeso. Da una parte i mal di pancia e le proteste degli ultraortodossi, che accusano Di Maio e Toninelli di fuga in avanti. Con Casaleggio che di buon mattino contatta il vicepresidente della Camera e lo esorta a precisare la linea, agitato da una sua intervista. Dall' altra la soddisfazione dei tanti che sulla Consulta sono convinti di aver portato a casa una vittoria politica. Da non lasciare lì come un trofeo episodico. Non riesce a gioire per più di poche ore, il M5S che giovedì ha incassato l' elezione del proprio candidato al Csm, Alessio Zaccaria, e quello di Silvana Sciarra alla Corte costituzionale, nome renziano ma comunque molto più potabile di Violante per i grillini. Soprattutto, ha imposto al Pd il proprio metodo: nome proposto pubblicamente dai Dem, poi votato dall' assemblea congiunta dell' M5S. E a seguire la ratifica degli iscritti sul blog di Grillo, favorevoli alla Sciarra a grande maggioranza (l' 88 per cento). Ma non basta, ai grillini doc: timorosi di passare per inciucisti agli occhi della base.

LE APERTURE di Di Maio e Toninelli a un confronto anche sul Quirinale hanno irritato più d' uno: "Troppo presto". E poi c' è Casaleggio. Legge l' intervista di Di Maio sul Corriere della Sera. Nota la parola accordo nel titolo. Storce la bocca. E allora fa sapere al deputato che è meglio ricordare come patti o alleanze con il Pd non siano concepibili. Di Maio rimane tranquillo. Sa che l' operazione Consulta ha convinto la maggior parte dei parlamentari, ricorda la soddisfazione dello stesso Casaleggio e di Grillo giovedì sera. Ma precisa: "È errato parlare di un accordo tra Pd e Movimento". Poi rifila colpi al premier: "Ha uno spread enorme tra parole e fatti. Se ha bluffato con l' accordo di giovedì? Certo, lui bluffa sempre". Si passa a Toninelli, il principale mediatore con il Pd. Alcuni parlamentari gli contestano: "Non ci hai detto che la Sciarra aveva collaborato con Giuliano Amato". Lui ricorda come tanti docenti e costituzionalisti abbiano lavorato con l' ex premier. In serata al Tg3 ribadisce: "Sul Quirinale non siamo pronti a un' intesa ma siamo pronti a un metodo: quello della democrazia". Allarga: "Fino a che il Pd non fa un passo nei nostri confronti migliorando la legge elettorale non possiamo sederci a un tavolo. Se lo fa, possiamo sederci". Condividono in tanti: consapevoli che giovedì l' M5S è uscito dall' angolo. "Abbiamo ottenuto una grande vittoria politica, il nervosismo è quello normale in un gruppo parlamentare che lavora" riassume Roberto Fico. Da Parma batte le mani il "ribelle" Pizzarotti: "Sulla Consulta c' è stato un buon dialogo: se ci saranno convergenze su obiettivi perché non rifarlo?".

LA SENATRICE Barbara Lezzi: "Noi e Renzi siamo all' opposto su tutto: sappiamo che lui prova a usarci contro Berlusconi, siamo lucidi. Ma se il Pd segue il nostro metodo e si confronta pubblicamente, allora si può vedere. Il Colle? Dovessero proporci nomi, saranno votati dagli iscritti del M5S, assieme ai nostri". Il primo nodo però è la legge elettorale. Il Democratellum del M5S è di impianto proporzionale, l' Italicum renziano è iper maggioritario. Di Maio ostenta scetticismo: "Il Pd ci ha già preso in giro ai tavoli".

Ma il renziano Roberto Giachetti vede varchi: "L' ultima versione della legge è molto vicina alla proposta dei 5Stelle. Ora prevede il premio di maggioranza alla lista, come chiedevano loro, e ci sono le preferenze, seppure con i capilista bloccati. Loro non vogliono sbarramenti, è vero: ma quello per i singoli partiti potrebbe scendere ancora. Un punto di caduta si può trovare". Aggiunge: "Si può ragionare anche sull' altro nome per la Consulta".

Ma c' è stallo su tanti fronti. Maurizio Buccarella: "Sul ddl anticorruzione in Senato siamo ancora fermi in commissione, dalla scorsa primavera, perché Forza Italia non vuole il falso in bilancio. Noi potremmo anche votare buoni emendamenti del Pd. m non si muove nulla: forse pesa il Nazareno...".


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