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Italicum, le trappole del Senato per far saltare il sì prima di Natale


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Roma, 18-11-2014
Fonte: La Repubblica

Il rischio che Roberto Giachetti debba davvero ricominciare il suo sciopero della fame c' è, ed è concreto. Del resto è per questo, che il vicepresidente della Camera ha annunciato ieri: «Se il Senato non approverà l' Italicum entro dicembre, riprenderò la protesta». Perché non sono pochi, a voler mettere trappole sulla via della legge elettorale: un fronte trasversale che va da Forza Italia a una parte dell' Ncd passando per ex grillini poco desiderosi di andare al voto e democratici battaglieri sulle preferenze.

La tabella di marcia prevista dopo l' accelerazione impressa dal governo a Palazzo Madama è stretta: si comincia oggi in commissione Affari Costituzionali. La presidente Anna Finocchiaro, che è anche relatrice del provvedimento, ha già detto che i tempi per chiudere entro dicembre ci sono. I primi due o tre giorni saranno dedicati alle audizioni. Giovedì 20 o martedì 25 dovrebbe cominciare la discussione generale, per poi esaminare gli emendamenti e avere il testo pronto per l' aula a metà dicembre. Quindi, si finirebbe entro l' anno a Palazzo Madama e, come chiesto dal premier, entro febbraio a Montecitorio. Perché sia così, serve che fili tutto liscio.

«Berlusconi ha dubbi sul premio alla lista e sulle soglie, ma la maggioranza in commissione ha due voti di scarto, in aula almeno 4 o 5. Se sarà necessario, faremo senza di loro», dice chi ha avuto modo di parlare della strategia. I cambiamenti da fare rispetto alla legge approvata alla Camera sono tanti: il premio alla lista garantirà 340 deputati a chi vince. Per non andare al ballottaggio, servirà il 40% dei consensi (non più il 37). Le circoscrizioni passano da 108 a un numero variabile tra 75 e 100. I capilista saranno bloccati (tra questi il 40% devono essere donne, per le quali c' è anche l' alternanza in lista), ma dal secondo scattano le preferenze (secondo la minoranza pd non basta, perché così il 50 per cento degli eletti verrebbe comunque "nominato"). Infine, per garantire maggiore rappresentatività - a fronte di una governabilità garantita dal premio - le soglie di ingresso al Parlamento si abbassano al 3 per cento per tutti.

«Sono norme ritagliate sulle esigenze di Renzi - dice il senatore forzista Augusto Minzolini - così si torna alla prima Repubblica. Il segretario di partito vincente sarebbe così forte da poter scegliere sia il governo che il capo dello Stato, visto che non c' è un correttivo come l' elezione diretta per il Quirinale. Non sarebbe neanche la Russia di Putin, ma quella del Pcus di Brèznev». In più, spiega, sono in molti a vedere dietro un' approvazione rapida lo spettro di elezioni a primavera. E sono in molti a non volerle. Dal Pd, si ribalta il ragionamento: se salta il patto sull' Italicum, le elezioni si avvicinano, piuttosto che allontanarsi. Con il consultellum, se necessario, una legge praticamente proporzionale. Magari Renzi bluffa, ma - a oggi - nessuno può saperlo.


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