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Jobs act, lite Cuperlo-Orfini Fiducia sulla legge di Stabilità


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Roma, 27-11-2014
Fonte: Libero

La rissa continua. Presidente del partito contro leader della minoranza, ex segretario che lancia avvertimenti su Twitter, il gruppo alla Camera che in vista della fiducia sulla legge di Stabilità si riunisce provocando l' ira dei renziani e Rosy Bindi che, dopo aver vagheggiato la scissione, presenta un emendamento che rilancia l' elettività del Senato. Tutto questo mentre in serata Matteo Renzi punge ancora i ribelli: se qualcuno non ha rispettato i patti sul Jobs Act «è un problema suo, non nostro. Sono molto più preoccupato della questione dei precari che non delle legittime opinioni diverse nel Pd».

Nei democratici, il giorno dopo l' approvazione della riforma del lavoro a Montecitorio, le acque restano agitate. Tra Matteo Orfini, presidente del partito, e Gianni Cuperlo, uno dei leader della minoranza, volano gli stracci. A fare da detonatore, l' affondo di Orfini contro i dissidenti sul Jobs Act, «vittime di protagonismo a fini di posizionamento interno. Primedonne». Cuperlo non gradisce e, in attesa di una smentita del collega, replica: il presidente del Pd «dovrebbe essere una figura di garanzia verso tutti». Orfini, però, non solo non smentisce, ma rincara la dose: «Quelle cose le ho dette perché le penso. Se tutti ci comportassimo come ieri (martedì, ndr) avete fatto voi, questo partito non durerebbe a lungo». È in questo clima di tensione che si inserisce l' ennesimo avvertimento di Pier Luigi Bersani al premier. «La nostra gente non vuole scissioni, ma Renzi non faccia finta di nulla», scrive via Twitter l' ex segretario. Parole che se da una parte ridimensionano, almeno dal fronte bersaniano, la portata dello scontro, dall' altro confermano che ora si apre la sfida sulla legge di Stabilità.

Il governo, per bocca di Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme, preannuncia il voto di fiducia sulla manovra, che approderà in Aula - a Montecitorio - oggi pomeriggio o al massimo domani. E subito il gruppo alla Camera convoca una riunione, oggi alle 15, in vista dell' esame del provvedimento. Una mossa che non va giù al vicepresidente della Camera, renziano doc, Roberto Giachetti, pensando a quanto accaduto sul Jobs Act: «Che senso ha tornare a riunire il gruppo e votare se poi queste decisioni non sono vincolanti ed ognuno fa come vuole? Voterò a favore della legge di Stabilità ed evito di partecipare a quello che qualcuno ha voluto trasformare in un inutile teatrino».

Il duello tra la maggioranza e la minoranza del Pd è ormai a tutto campo. Se Bindi evoca il ritorno alla formula dell' Ulivo, prefigurando la nascita di un nuovo soggetto politico alla sinistra del Pd, il vicesegretario Debora Serracchiani stronca l' ipotesi: «L' esperienza dell' Ulivo è nata 20 anni fa, ora non risponde più alle domande del Paese». Ma Bindi non demorde: è suo un emendamento alle riforme costituzionali che rilancia l' impostazione di un Senato eletto dai cittadini in concomitanza delle elezioni regionali. E sullo sfondo resta il Jobs Act, destinato ad alimentare tensioni fino al 3 dicembre, quando il testo sarà esaminato dal Senato, dove i margini per il governo sono più stretti. L' esecutivo è al lavoro sul decreto legislativo sul contratto a tutele crescenti, che sarà emanato entro metà dicembre. Sul tavolo il governo ha messo l' abolizione dell' art.18 per tutti gli assunti a tempo indeterminato, vecchi e nuovi, quando le imprese per cui lavorano superano la soglia dei 15 occupati.


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