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"Pacchi di denunce sul malaffare" Giachetti: gli affaristi erano ovunque


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Roma, 06-12-2014
Fonte: La Nazione

«LA SITUAZIONE era tale che attraversavo quasi tutti i giorni piazza Venezia per consegnare ai carabinieri pacchi di lettere anonime che denunciavano il malaffare. C' era persino un sottufficiale, il maresciallo Iannone, che era addetto a me».

Roberto Giachetti, attuale esponente del Pd e vicepresidente della Camera, è stato a lungo capo della segreteria del sindaco Rutelli. I meccanismi che governano la Città eterna li ha visti da vicino. Un maresciallo addetto al capo segreteria del sindaco,

onorevole Giachetti? In che senso?
«Cioè io lo chiamavo e gli portavo le lettere e lui procedeva con i verbali. Erano talmente tanti i fatti da segnalare e che ci segnalavano... Anche noi abbiamo avuto degli arresti di assessori che prendevano mazzette, ma posso dire una cosa: personalmente ho firmato centinaia di miliardi di appalti, in quella stagione e non abbiamo mai avuto uno scandalo per corruzione, un' impugnativa della Corte dei Conti e un solo morto nei cantieri»

Eppure, all' epoca, si diceva che stavate rutellando' la città, che era tutta un cantiere, una buca senza soluzione di continuità
«Sono stati gli ultimi momenti in cui abbiamo lavorato bene, ma le regole erano ferree. E non solo per gli appalti. Rutelli aveva messo persino il divieto di ricevere i regali di Natale. C' era un tabellino con quelli che si potevano accettare e quelli che andavano respinti. Comunque, io ora sono garantista fino a prova contraria. E dentro il Pd romano andrà fatta un' indagine molto accurata, perché è vero che c' è chi stava a libro paga, ma c' è anche chi non ha fatto assolutamente nulla».

Tornando agli anni in cui era lei in Comune, avvertivate il rischio di essere circondati da affaristi?
«Quando siamo arrivati c' era un brutto clima. Ricordo quando Francesco Rutelli entrò per la prima volta nella sua stanza....»

E che cosa accadde?
«Sento una voce che urla: Robbè, vieni qui!' Entro dentro il suo ufficio. E vedo che mi indica una cassaforte a muro. Chiusa. Nessuna traccia delle chiavi. Bisognava aprire. Ho chiamato il fabbro e fatto aprire la porta davanti ad alcuni testimoni. Non c' era nulla dentro, ma questo solo per dire il clima di quei momenti»

Renzi ha fatto bene a commissariare il Pd romano?
«È la cosa giusta. Perché non possiamo cominciare a porci il problema della corruzione quando arriva la busta gialla dell' avviso di garanzia, dobbiamo farlo prima, la politica, soprattutto nel Pd, deve riformarsi. Sono anche contento che ci sia Orfini nel ruolo di commissario, un uomo che tra l' altro rappresenta un elemento di mediazione e di garanzia tra le diverse aree del partito nazionale. Sarà un lavoro duro, ma non lo lasceremo solo. È tempo di ricostruire. E comunque»

Si?
«Piantiamola con questa storia di Marino o di Poletti in foto con Buzzi, che era il capo della principale cooperativa che si occupava di detenuti. È normale che ci si possa andare a cena».


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