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Il renziano Roberto Giachetti. "Renzi si fermi. Con le preferenze addio trasparenza"


Foto articolo
Roma, 08-12-2014
Fonte: La Stampa

«Faccio un appello: Matteo fermati finché sei in tempo, perché rischiamo di espandere il marcio di Roma su scala nazionale se riapriamo la pratica delle preferenze che furono la causa di tangentopoli». Roberto Giachetti, renziano doc, capogabinetto di Rutelli sindaco e oggi vicepresidente della Camera, da quando è scoppiata la grana romana ha un solo assillo: prevenire il peggio. «Chi deve spendere cento mila euro per la campagna deve trovare i soldi e le preferenze non si conquistano da sole...».

Quindi?
«Bisogna tornare alla formula originaria dell' Italicum, un simbolo con tre nomi sulla scheda, liste corte con tre candidati che la gente sul territorio conosce. Punto».

Torniamo a bomba, però.
«Io dico che il consenso andrebbe raggiunto più sulla base della politica e meno degli interessi. Ci sono comportamenti che non sconfinano nell' illegalità ma che non sono consoni. Il problema non è solo quando arriva un avviso di garanzia. E' un problema che non riguarda solo Roma e che investe tutta la politica e quindi anche il Pd».

Quale?
«Se ricevi migliaia di euro anche se certificati, non va tutto bene. Visto che non c' è più il finanziamento pubblico, un conto è se un partito fa una cena di autofinanziamento e raccoglie centinaia di migliaia di euro. E un mese fa alla cena romana nessuno sapeva che personaggio fosse Buzzi. Ma se alcuni esponenti di un partito ricevono finanziamenti da cooperative, gruppi o imprenditori, anche se non c' è niente di illegale, politicamente è un problema».

E come si fanno le campagne elettorali d' ora in poi?
«Ecco: se in questo momento non si ha la lucidità di fermarsi ed evitare di trasportare anche sulla legge elettorale nazionale il sistema delle preferenze che è la madre di tutte queste vicende, quando andremo a votare scopriremo l' acqua calda: questi fenomeni invece di diminuire aumenteranno. Se una campagna costa centinaia di migliaia di euro è evidente che diventa il traino di un rapporto perverso e di un' esplosione dei costi della politica».

Voi renziani avete notato che qualcosa non andava a Roma ai tempi delle primarie?
«Ce ne siamo accorti e lo abbiamo denunciato: è chiaro che c' era un sistema organizzato, una guerra per bande che pesava su qualunque decisione. Le primarie per essere sane devono essere regolate per legge».

Esami agli iscritti, commissioni per valutare la passione politica? Sarà la fine del modello di partito aperto a tutti?
«No, anzi questo sistema romano non consentiva apertura a tutti, perché era fin troppo organizzato e diventava refrattario per la gente comune».

Blindate Marino e volete evitare le urne a Roma dopo averlo messo all' indice come inadeguato?
«Sul fatto che Marino sia una persona onesta non ho mai avuto dubbi. Ma avevo e ho delle riserve sulla tenuta della sua amministrazione. A prescindere da questa vicenda, Roma necessitava di una forte stretta di bulloni perché l' amministrazione faticava».


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