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Ritorno al Mattarellum la mossa del governo contro i veti incrociati


Foto articolo
Roma, 10-12-2014
Fonte: La Repubblica

Alla festa delle riforme arriva l' Italicum 2.0. Premio al primo partito, sbarramento al 3 per cento, 100 collegi con capilista bloccati. Tutto secondo i piani, la relatrice Anna Finocchiaro ha tradotto in emendamenti il patto trovato tra la maggioranza e Berlusconi. Ma al party fa capolino un ospite non invitato, il vecchio Mattarellum, che spaventa molto Forza Italia e gli avversari interni del premier.
È stata proprio Boschi, madrina delle riforme, a evocare lo spettro che da qualche tempo si aggira per i corridoi del Parlamento. Visto che in commissione, grazie a un ordine del giorno presentato dal leghista Calderoli, alcuni tentavano di approvare una legge iperproporzionale «in attesa dell' Italicum», il governo è andato in contropiede «Non è intenzione del governo anticipare il voto» prima del 2018, ha premesso Boschi ecumenica, ma se le cose dovessero precipitare «non è detto necessariamente che si voterebbe con il Consultellum: sono state avanzate varie ipotesi, per esempio anche il ritorno alla legge Mattarella».
Accennare al Mattarellum, con i suoi collegi uninominali, significa materializzare, davanti ai ribelli forzisti e alla minoranza dem, uno scenario preciso: tutti i candidati collegi saranno scelti dalle segreterie dei partiti. Per l' opposizione interna a Renzi sarebbe un massacro. Ma la legge Mattarella, con gli attuali sondaggi, avrebbe anche l' effetto di desertificare il centrodestra. Ecco dunque il bastone nodoso agitato ieri dal ministro delle riforme, una abituata a soppesare ogni parola.

La spiegazione autentica dell' uscita a sorpresa della Boschi la fornisce Roberto Giachetti: «Dentro il Pd la minoranza sta facendo carte false pur di impedire l' approvazione dell' Italicum. E ci sono anche molti forzisti, che ormai lavorano contro Berlusconi, che vorrebbero tenersi stretto il Consultellum. Depiede. vono sapere però che, se muore l' Italicum, dopo c' è il Mattarellum». Ambienti vicini al ministro delle riforme forniscono argomenti tecnici alla velata minaccia della Boschi: «Non serve una legge di salvaguardia nel caso si vada a votare prima del tempo, la sentenza della Corte è auto-applicativa. Ma se proprio vogliono farla, allora anche la Mattarella corrisponde ai criteri indicati dalla Consulta».

Insomma, chi vuole mettere i bastoni fra le ruote all' Italicum è avvisato: attenzione, Renzi potrebbe approvare in quattro e quattr' otto il Mattarellum. E addio al Consultellum e ai propositi di chi potrebbe sfruttarlo per una scissione a sinistra. Quanto alla questione della clausola di garanzia, ovvero la richiesta di vincolare l' entrata in vigore dell' Italicum a una data non troppo ravvicinata (come il gennaio 2016), nel governo ci si sta ancora ragionando. Se ne farà carico Finocchiaro: «Presenterò una proposta quando il terreno sarà solido e troveremo la necessaria condivisione», ha detto ieri la relatrice. Fiduciosa comunque che «prima di natale la commissione Affari Costituzionali possa approvare il nuovo testo». La minoranza dem tuttavia non demorde. «Presenteremo - annuncia Miguel Gotor - dei subemendamenti in materia per abolire i capolista bloccati, perché se preferenze devono essere è bene che lo siano per tutti, senza figli e figliastri». Mentre un altro oppositore interno di Renzi, Vannino Chiti, spavaldo mostra di non temere il Mattarellum, anzi: «Per me si può fare subito, anche domani; meglio sarebbe stato farlo ieri».

Se l' Italicum 2.0. ha come oppositori ufficiali bersaniani, civatiani e fittiani, ad Arcore ufficialmente si sta ai patti ma sotto sotto lo stesso Berlusconi non sarebbe in lutto se la nuova legge restasse impantanata. Un alto papavero dell' Ncd, al governo con Renzi, confida a Montecitorio la strana richiesta arrivata dall' ex Cavaliere agli alfaniani: «Ci ha chiesto di metterci di traverso sul premio alla lista, di alzare la voce perché lui non può farlo. In cambio ci ha offerto l' alleanza alle elezioni». La battaglia per l' Italicum insomma è tutt' altro che vinta. Va un po' meglio con la riforma costituzionale. Ieri a Montecitorio in commissione sono passati senza modifiche i primi due articoli della riforma del Senato, con Forza Italia che ha votato sempre assieme alla maggioranza. La minoranza Dem ha evitato la rottura ritirando, come Rosy Bindi, i propri emendamenti. Bocciati gli emendamenti M5S sul «parlamento pulito» che imponevano l' incandidabilità anche per i condannati senza una sentenza definitiva.


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