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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Giachetti: "Da garantista convinto vi dico che adesso serve un suo passo indietro"


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Roma, 19-03-2015
Fonte: La Stampa

«Non mi chieda nulla sul Pd perché sono in silenzio stampa da settimane e per ora ci resto». Roberto Giachetti, il vicepresidente della Camera meglio noto come punta di lancia del renzismo, è ancora sconcertato dalle polemiche scaturite quando proprio sulla Stampa accusò i bersaniani di essere attaccati alle poltrone. Per la querelle che ne seguì si è imposto una moratoria nelle esternazioni, ma a lui, ex radicale che da sempre professa il garantismo come una fede, riesce difficile tacere su un caso come quello del ministro Lupi.

Una bella grana per il governo. Come ne uscirà Renzi?
«Premessa. Conosco Lupi dal 2001 e rivendico la nostra amicizia, le tante maratone corse insieme e penso sia una persona perbene. E che il linciaggio cui viene sottoposto sia inaccettabile».

Però...
«Voglio ascoltare cosa dirà in aula, però il problema è politico ed etico. Proprio perché sono garantista non accetto che per un semplice avviso di garanzia ci si debba dimettere, così come sono convinto che per farlo non sempre sia necessario averne ricevuto uno».

E quindi?
«Coerentemente a quanto ho sempre detto anche nei casi Idem, Cancellieri e Alfano, pure per Lupi si pone lo stesso problema. Se è vero che la lotta alla corruzione è anche un fatto culturale, in un momento così drammatico per il Paese causato da una corruzione dilagante, i comportamenti di noi che abbiamo grandi responsabilità politiche sono decisivi. Se è innegabile che non vi sia al momento un problema giudiziario, ciò non vuol dire che non vi sia un problema di etica politica. Non si può far finta di non vedere il contesto. Lupi quindi si dovrebbe dimettere per dare l' esempio che si fa un passo indietro non per una resa, ma per opportunità politica. Insomma, per questioni di assoluto rilievo politico bisogna dimettersi».

E da quanto emerso fin qui quali sono le cose più rilevanti?
«La cosa che mi ha colpito di più non sono tanto i regali o i vestiti, quanto piuttosto la fotografia di una politica debole rispetto alla burocrazia. Quella burocrazia spesso dominata anche dai giudici. Che hanno un doppio ruolo: indagano, come doveroso. Ma da lustri assolvono anche posizioni di rilievo in tutti i ministeri distaccati in ruoli chiave. E quindi sono quelli che accompagnano pure il processo legislativo».

Se Lupi non si dimettesse di sua sponte, Renzi dovrebbe costringerlo?
«Renzi come premier non ha strumenti formali per farlo dimettere, però sicuramente ha più elementi di me per valutare se sia il caso di esercitare a pieno la sua moral suasion».

Nel caso si arrivasse ad un voto in aula sulla mozione di sfiducia, lei come si regolerà?
«Come ho sempre fatto, seguendo le indicazioni del gruppo anche quando non ero d' accordo, come nei casi Cancellieri e Alfano, in cui noi votammo lealmente come chiedevano il partito e il governo. Ma non si possono fare previsioni sugli sbocchi, né tantomeno su quali sarebbero le eventuali indicazioni di voto dei gruppi».


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