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Il dramma di Giachetti, costretto al silenzio


Roma, 22-03-2015
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Giovedì si pensava che il dramma fosse finito. Invece no. Roberto Giachetti, è vero, ha parlato a La Stampa, ma solo per dire che sì, lui è garantista, ma Lupi se ne deve andare. Del Pd, invece, "non mi chieda nulla: sono in silenzio stampa".
Poco, certo, ma almeno ora i lettori possono finalmente dare un nome al vuoto che li addolorava da settimane: il silenzio di Roberto. Si sa come sono fatti gli italiani: se non sentono uno dei vicepresidenti della Camera parlare per un po' vanno in agitazione. "Ma che è successo?", si sente infatti chiedere nei bar, per strada, sui treni. I meglio informati, allora, raccontano come tutto iniziò da un' intervista: il capo è Renzi - vi sosteneva il nostro - e chi non è d' accordo farebbe bene ad andarsene dal Pd. Alcuni, malignamente, vi hanno colto un certo autoritarismo. Una stilettata per un ex radicale come Giachetti: "Qualcuno ha avuto bisogno di dire che io avrei chiesto di cacciare qualcun altro. No, mi spiace", ha scritto allora, distrutto, sul suo sito.
D' accordo, un bel tacer non fu mai scritto, ma questa prosa dimostra che Roberto è ferito, confuso: da allora - era il 3 marzo - s' è chiuso nel mutismo . Ogni tanto twitta frasi a caso in cui balugina puro dolore: "La matematica non è un' opinione" (7 marzo); "fare come i pifferi di montagna..." (10 marzo). Non è più lui, è chiaro, magari gli amici dovrebbero fare qualcosa.
Forse, però, anche a loro torna in mente quel vecchio adagio: meglio tacere passando da imbecilli che parlare e togliere ogni dubbio.

di Marco Palombi


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