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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Stiamo soffocando il tempo e lo spazio riservati al dubbio


Roma, 25-03-2015

Ho la sensazione che la politica stia implodendo anche perché non trova più spazio per la dignità del dubbio. E, conseguentemente, agisce in modo schizofrenico ed isterico. In questa epoca il tempo e lo spazio che la politica si riserva sono destinati ed occupati esclusivamente dalle certezze categoriche e dalle verità granitiche.
Il più pacato dei pensieri diventa immediatamente un brandello di carne da sbranare o peggio è l’immagine di una mollica gettata in mare sulla quale immediatamente si accaniscono migliaia di pesci facendola sparire in un nanosecondo. Fazioni agguerrite, le une contro le altre, nascoste dietro l’angolo in attesa che qualcuno dica una parola per accanirvisi sopra, soffocarla e ritornare precipitosamente al riparo in attesa della prossima da sbranare.
Non siamo più capaci di darci il tempo per pesare una parola prima di corrispondervi con un’altra parola che si dia almeno l’onere di averla pesata. No. Siamo ormai alla esasperazione dei codici: se dico A sono già pronte tutte le risposte possibili. Il massimo che ci concediamo è un dosatore di violenza per contrastarla o un misuratore di fanatismo per enfatizzarla.
E’ ormai sottratta alla politica la magia della riflessione, della ponderazione, della disponibilità a comprendersi. Come se il farlo ci sottraesse alla fine la possibilità di mantenere le nostre convinzioni. O, peggio, come se un eventuale mutamento delle nostre convinzioni rappresentasse un’unica e irreparabile sconfitta.
Sia chiaro il tempo, lo spazio a cui mi riferisco non sono certo quelli maldestramente utilizzati per ritardare, per fare melina, non sono tempi aggiuntivi. No, sono quelli che già ci sono dati, ma che ormai sono stati invasi e completamente occupati dalle parole del codice di battaglia e non ci rendiamo conto che la riduzione del tempo e dello spazio civilmente e naturalmente riservati al dubbio stanno soffocando le idee, lasciando sul campo solo rovine corrose dalle intemperie della mediocrità.
Più che un armistizio, al quale mi sembra non siamo proprio attrezzati, ci vorrebbe un big bang che faccia esplodere l’equilibrio formatosi sul codice di battaglia ricomponendo un virtuoso modo di confrontarsi e di scegliere. Questo forse è il primo cambiamento culturale che abbiamo di fronte, a cui dovremmo dedicarci se davvero vogliamo riconquistare la credibilità e la forza per generare quei cambiamenti che restituiscano alla politica la dignità e la fiducia che merita.


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