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Roberto Giachetti: «Pastorino? Sceso in campo in Liguria solo per rianimare Berlusconi»


Roma, 15-05-2015
Fonte: Giornalettismo

«Trovo assurdo che si apra una questione morale per il fatto che un candidato incensurato sia amico di un erede incensurato di una famiglia legata alla criminalità organizzata. Ho sempre detto che la politica deve decidere ciò che opportuno o meno, non solo la magistratura. Questa è la ragione per cui ritengo che un semplice avviso di garanzia non possa esser sufficiente affinché qualcuno si dimetta o non debba esser presentato in lista. Al contempo è assurdo penalizzare candidati solo perché hanno amicizie con eredi di famiglie legate alla criminalità senza valutare le loro pubbliche prese di distanza dai metodi criminali». Il parlamentare Pd Roberto Giachetti interviene sul caso Comandini che scuote il Movimento 5 Stelle in Liguria. Daniele Comandini è stato indicato come invotabile dal capogruppo M5S ad Imperia Antonio Russo in quanto stretto amico di un altro attivista, Carmine Mafodda, erede incensurato del clan Mafodda, conosciuto per le attività ‘ndranghetiste nella zona di Taggia. Ma non risparmia osservazioni sul resto delle forze politiche in Liguria, a partire dal candidato civatiano Luca Pastorino

Parliamo della Liguria, terra difficile in queste elezioni. Lei, che spesso ha tenuto un dialogo con i 5 stelle, come vede il caso Comandini che sta emergendo in queste ore nel Movimento?
Sarebbe molto più redditizio per me sfruttare il caso e dire “ecco adesso gli impresentabili anche nei 5 stelle”. Io penso che invece vada usato nel senso contrario, per promuovere una formazione culturale diversa. Mi spiego. Trovo assurdo che si apra una questione morale per il fatto che un candidato incensurato (Daniele Comandini ndr) sia amico di un erede incensurato di una famiglia legata alla criminalità organizzata. Ho sempre detto che la politica deve decidere ciò che opportuno o meno, non solo la magistratura. Questa è la ragione per cui ritengo che un semplice avviso di garanzia non possa esser sufficiente affinché qualcuno si dimetta o non debba esser presentato in lista. Al contempo è assurdo penalizzare candidati solo perché hanno amicizie con eredi di famiglie legate alla criminalità senza valutare le loro pubbliche prese di distanza dai metodi criminali.
Dobbiamo rompere quel cordone ombelicale. Se continuiamo quindi a considerare impresentabile un incensurato, che magari ha la sola colpa di essere erede di una famiglia mafiosa ma che ha preso le distanze dalle cosche con dichiarazioni pubbliche, e lo “normalizziamo” al pari di tutti gli altri criminali, quale contributo diamo alla lotta culturale contro la ‘ndrangheta, la camorra e la mafia? Una lotta culturale che deve andare di pari passo con quella della magistratura, ovviamente.

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