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"E' una vendetta politica così ci fa consegnare la Campania ai Cosentino"


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Roma, 30-05-2015
Fonte: La Repubblica

Questa davvero non se l' aspettava. Matteo Renzi è una furia per l' inserimento a sorpresa di Enzo De Luca tra gli "impresentabili" delle elezioni. Non un oscuro candidato di una delle tante liste civiche, ma uno dei sette candidati presidenti del partito democratico alle elezioni. Il cui nome viene rivelato proprio nel giorno in cui - ancora ieri mattina - il premier spendeva la sua faccia per scommettere che «nessuno, nessuno di loro verrà eletto: sono quasi tutti espressioni di piccole liste civiche». Così, dopo una stoccata in pubblico a Rosy Bindi da Ancona, con i suoi il presidente del consiglio sfoga tutta la sua rabbia per una mossa che può mettere a repentaglio il risultato finale. «Siamo in presenza di un fatto enorme: una vendetta politica della presidente dell' Antimafia a 24 ore dal voto. Un agguato istituzionale, squallido». Parole pesantissime, che parlano di uno strappo senza rimedi dentro il Pd.

Raccontano che il premier, nelle sue telefonate a Roma, sia incontenibile. «Questa mossa può consegnare la Campania ai Cesaro e ai Cosentino. Ce lo meritiamo Berlusconi! Rischiamo di far vincere la regione a quelli a cui abbiamo dovuto commissariare la sanità casertana. Ma la Bindi e quelli che la difendono se ne rendono conto?». Già, perché Renzi comincia a credere che anche questo colpo a sorpresa, in qualche modo, sia da inserire in una strategia più ampia. Che vede impegnati tutti i leader della minoranza, da Bersani a Cuperlo, per metterlo alle corde. La prova è che «quando qualcuno ha criticato la Bindi, subito è arrivata la difesa di Bersani e degli altri: è ovvio no? È il delitto perfetto».

Il delitto perfetto, quello che non lascia tracce. Un renziano di ferro come Roberto Giachetti dà voce al sospetto che si alimenta a palazzo Chigi e al Nazareno: «Ognuno di loro spara con l' arma che ha disposizione, carica dalla sua postazione: Bindi con l' Antimafia, Enrico Letta con il libro, la Camusso invitando la Cgil a votare scheda bianca in Veneto. L' obiettivo congiunto è quello di vendicarsi per essere stati messi fuori gioco. Cercano di ammazzare il partito grazie al quale hanno avuti cariche e onori. Perché non mi risulta che la Bindi sia diventata presidente dell' Antimafia per aver vinto un concorso».

Renzi nelle sue conversazioni private aggiunge un ragionamento. Che la dice lunga sulla sua vicinanza ai candidati in campo. E sulla mancata renzianizzazione del partito sul territorio. «Paita, Moretti, De Luca, Emiliano e gli altri candidati - fa notare - mica li ho scelti io, sono stati scelti con le primarie. Ci vogliamo ripensare? Benissimo, apriamo un dibattito. Ma intanto in campo ci sono loro». Ma è chiaro che ora è De Luca nel mirino. Oltretutto, ricordano nel "giglio magico", è finito nella lista nera per un presunto reato che sarebbe stato commesso diciassette anni fa e per il quale è ancora in attesa di una sentenza di primo grado. Avendo nel frattempo fatto il sindaco di Salerno per due mandati. La prescrizione, spiegano, per De Luca era arrivata nel 2012 e l' allora sindaco vi rinunciò volontariamente per andare a processo. Tutto questo si dice nei circoli renziani, eppure il cruccio vero, paradossalmente, non riguarda tanto la Campania. Nella convinzione che per De Luca, alla fine, la polemica contro Bindi potrebbe persino rivelarsi utile.

Il vero timore concerne invece l' atteggiamento degli elettori di centrosinistra nelle altre regioni, in particolare in Liguria. La paura è che la polemica contro De Luca, nelle ultime ore prima del voto - proprio quelle in cui la maggioranza degli elettori matura la sua decisione - possa gonfiare il vento nelle vele dei 5 Stelle e di Salvini. Un vento che già soffia impetuoso. «Questa bufera - sussurra preoccupato Matteo Ricci, che ad Ancona ha chiuso insieme a Renzi la campagna per Ceriscioli - oggettivamente può rafforzare l' astensionismo e il voto di protesta». Proprio i due "mostri" contro cui Renzi ha puntato la sua campagna elettorale. Nelle regioni rosse, soprattutto la Liguria e l' Umbria (ovvero dove il centrodestra si presenta unito), il rischio di svegliarsi lunedì mattina con una brutta sorpresa c' è. Ma sotto la Lanterna i democratici avanzano anche altri ragionamenti. Se in Liguria la campagna contro gli "impresentabili" facesse crescere molto i 5 Stelle, sarebbero voti tolti non al Pd ma a Luca Pastorino e, in parte, a Giovanni Toti. Essendo la Paita avanti solo di qualche punto, in teoria un' avanzata grillina alla fine potrebbe risultare utile. Sembrano concetti autoconsolatori, ma a poche ore dal voto - nella giornata del silenzio elettorale - sono tutto quello che resta. "Quando qualcuno ha criticato la Bindi, subito è arrivata la difesa di Bersani e degli altri: è ovvio no? È il delitto perfetto"


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