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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Cori razzisti: bene Maroni ma ora no al “gioco all’italiana” del rimpallo delle responsabilità


Roma, 11-01-2010

Siamo entrati in un nuovo anno ma, a quanto sembra, sul fronte del razzismo negli stadi il 2010 si è aperto esattamente come si era chiuso il 2009: continuano inesorabilmente i cori xenofobi nei confronti di giocatori di colore, con la consueta e nauseante predilezione per Mario Balotelli. Su questo tema ho già scritto in precedenza, precisando anche che il fenomeno non è circoscrivibile ad una singola tifoseria ma è applicabile quasi senza distinzioni alla gran parte delle curve italiane.

E’ esattamente per questa ragione, per il fatto che episodi di questo genere tendono a crescere anziché a spegnersi, che il presidente dell’Uefa Platini ha preso posizione dichiarando che l’unica soluzione sia la chiusura degli stadi. Personalmente preferisco constatare come la gravità dei fatti abbia spinto, finalmente, il ministro degli interni Maroni a parlare chiaramente condannando senza se e senza ma il becerume sotteso a certi fenomeni. Era ora. Peccato solo che non si riesca mai a concretizzare le buone intenzioni di tutti gli attori interessati alla vicenda.

Ha ragione Abete quando dice che la facoltà della sospensione del match spetta al responsabile dell’ordine pubblico e non all’arbitro e che solo cambiando la circolare del Viminale la Figc potrà di fatto decidere in tal senso. Ha ragione Maroni a condannare il razzismo e, a mio avviso, a individuare negli arbitri i soggetti più indicati ad intervenire in presenza di cori e striscioni xenofobi.

Se però dunque tutti si dicono disponibili a cambiare le regole, se queste norme hanno fin qui chiaramente dimostrato di non funzionare in alcun modo, io credo che questo sia il momento di agire di concerto per un reale cambio di rotta. Il rimpallo delle responsabilità non serve a nulla e soprattutto su questo tema non c’è piu tempo per atteggiamenti pilateschi o per stucchevoli distinguo che mostrano solo la mancata voglia di risolvere davvero il problema.

E’ un discorso di civiltà e in un paese civile quando si supera un limite, se non si è in grado di prevenire, non resta che ricorrere a misure drastiche, chiare, severe e non più aggirabili. Io credo che questo momento sia arrivato e che ormai non ci siano più appigli per nessuno. Staremo a vedere.


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