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Roberto Giachetti > Politica > articolo

No a qualunque violenza. Punto e basta.


Roma, 14-12-2009

Tra internet e social network l’episodio di cui è stato vittima ieri il Presidente Berlusconi ormai ha fatto il giro del mondo ed andrebbe commentato per quello che è: un atto grave che, al di là dei presunti disturbi psichici dell’aggressore, va condannato senza appello, senza se e senza ma. Se da un lato è indubbio che si sia trattato del gesto di un mitomane tuttavia credo che la questione dia lo spunto per una serie di riflessioni.

Intanto si pone un discorso di sicurezza: a partire dalla privacy della residenza privata con le foto a Villa Certosa passando per i facili accessi a Palazzo Grazioli e arrivando all’episodio di ieri mi chiedo se questa sia la maniera di tutelare i più alti rappresentanti delle istituzioni. Mi sembra grave quanto accaduto anche da questo punto di vista, perché è impensabile che un folle possa avvicinarsi ad un Premier tanto da avere tempo e modo per aggredirlo fisicamente. In secondo luogo, per cogliere a pieno l’impatto politico dell’episodio, basta prendere le dichiarazioni di Antonio Di Pietro per capire quale sia la situazione in cui ci troviamo.

Trovo infatti piuttosto ipocrita dichiarare in premessa la propria solidarietà al Premier e subito dopo invitarlo a non fare la vittima in quanto unico artefice del clima di scontro e di odio su cui il gesto si è innestato (su questo punto anche la Bindi ha espresso opinioni a mio parere infelici per quanto successivamente riequilibrate). Atteso che se si condanna il gesto in sé, se si esprime solidarietà, non dovrebbe esserci spazio per retropensieri o giustificazioni di sorta, al limite se un clima di scontro esiste – ed a parer mio esiste – tutti davvero tutti, maggioranza ed opposizione, dobbiamo farcene carico come ci ricorda ogni giorno il Presidente della Repubblica.

Per quanto Berlusconi contribuisca ad alimentare il fuoco insultando gli organi costituzionali di garanzia e ingaggiando una guerra perenne con la magistratura è indubbio che le responsabilità non siano solo le sue. Quando la politica diventa infatti una battaglia ad personam, quando si pensa solo a distruggere e mai a costruire, non ci si può stupire se poi il clima generale nel paese inizia ad invelenirsi; né si può pensare che a questo gioco abbia partecipato solo uno.

Per ragioni di questo tipo non ho ritenuto di partecipare, ad esempio, al “no B day”: perché non c’è nulla di veramente politico nella demonizzazione dell’avversario e nell’individuazione di un bersaglio da colpire, rimuovere, cacciare, eliminare. La forma, come si suol dire, è sostanza e anche per questo ho preferito aderire all’iniziativa “mille piazze” lanciata dal mio partito. Tale mobilitazione risponde alla mia idea di opposizione, una forza credibile che si misura sul piano di un’alternativa costruttiva, illustrando ricette sui temi sociali economici e civili per contrastare nel merito il malgoverno del centrodestra. Solo riportando al centro questo modo di intendere la politica potremmo scongiurare il ripetersi di episodi riprovevoli come quello di ieri a Milano.


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