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La candidatura di Roberto Giachetti scuote i rapporti a sinistra. Sel chiude


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Roma, 17-01-2016
Fonte: Corriere della sera

«Giachetti? È il candidato del Partito della Nazione». E, come tale, indigeribile - almeno al momento - per Sel, l' altra «gamba» su cui viaggiava l' alleanza di centrosinistra che vinse nel 2013. La mossa di Renzi, che è passato come un rullo compressore sulla corsa al Campidoglio, travolgendo schemi, riti consolidati, resistenze o titubanze, scuote profondamente il partito di Nichi Vendola. Lo stesso segretario, intervenendo all' Assemblea nazionale del suo partito, va all' attacco, ingaggiando un duello rusticano col commissario del Pd romano Matteo Orfini. Dice Vendola: «Il Pd fa la mozione degli affetti, declama "il centrosinistra, il centrosinistra..." e poi governa con la destra. Fanno scelte politiche che portano a compimento il programma di governo di Berlusconi. Il centrosinistra o è una cosa seria oppure è una barzelletta». E ancora: «Ad esempio a Roma si è messa in campo da sinistra, anche alla luce di una storia che non può essere derubricata come quella di Mafia Capitale, la candidatura di Stefano Fassina, che ha a che fare con una speranza dentro quella crisi morale di cui porta la responsabilità il Pd che ha consentito di occultare quello che è avvenuto negli anni di Alemanno. La risposta del Pd è come al solito nella spocchia di Orfini e di Renzi e la renzizzazione della città con la candidatura di Giachetti. Non sono le cose necessarie per Roma, ma necessarie per Palazzo Chigi». Orfini, via twitter, ha replicato: «Dunque caro Nichi Vendola, tu puoi scegliere nel chiuso di una stanza un candidato mentre uno che si candida alle primarie divide?». Pronta anche la replica dei vendoliani: «Vedo che Orfini ci accusa di scegliere i candidati, in questo caso Fassina, nel chiuso di una stanza. Sbaglio o chi ci fa lezioncina sui social è lo stessa persona che nel chiuso di una stanza decise di dimissionare dal notaio il sindaco eletto dai cittadini romani?», dice Marco Furfaro, della segreteria di Sel. Anche Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione, va giù duro: «Abbiamo tenuto aperto un dialogo con il Pd, seppure complicato. C' era un filo, sul quale il premier è intervenuto a gamba tesa». Il primo effetto è tangibile. L' iniziativa del 23 gennaio, al Teatro Brancaccio, organizzata dai minisindaci Pd e Sel è già naufragata: «Non vado - insiste Smeriglio - ad applaudire lo schema renziano». Lo ribadisce anche Andrea Catarci, presidente dell' VIII Municipio: «L' endorsement di Zigaretti su Giachetti è una chiusura, stiamo riflettendo se partecipare all' evento». Paolo Cento, segretario romano di Sel, aggiunge: «Sono pronto a dialogare con le proposte di Walter Tocci, ma oggi non ci sono le condizioni per un' alleanza col Pd. Noi andremo avanti con Fassina». E la maggioranza Pd va avanti con Giachetti, che incassa il sostegno anche di Michele Meta («candidatura competitiva e inclusiva»), Simona Bonafé («ma mi auguro partecipi anche qualcun altro alle primarie») e di Stefano Pedica. Basterà?


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