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Giachetti: "Ascolterò le periferie e mi prenderò gli insulti. Marino? Faccia le primarie"


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Roma, 19-01-2016
Fonte: Il Tempo

Umiltà, passione, ascolto. Roberto Giachetti si tuffa nell’avventura da candidato sindaco di Roma con entusiasmo, ma anche con i piedi saldamente piantati a terra. Vicepresidente della Camera, già capo segreteria e capo di gabinetto del sindaco Francesco Rutelli, Giachetti si propone come un sindaco normale dopo il marziano Marino, puntando su temi normali: il concetto di squadra, le periferie, l’idea di una città comunità.

Onorevole Giachetti, nel discorso in cui ha annunciato la candidatura non ha mai citato né Renzi né Marino.
«È vero non ho citato Renzi.La scelta di candidarmi è stata travagliata, sono preoccupato dallo stato della città, amministrarla è un’impresa enorme. Non voglio apparire gradasso, mi approccio con umiltà.Roma è stata trattata troppo spesso come fosse Calimero. Non è giusto, e lo dice uno che ha dedicato una vita alla città. Così ho deciso di metterci la mia faccia, la mia energia. Poi certo sono orgoglioso che il mio segretario e presidente del Consiglio ritenga che la mia candidatura possa essere vincente. Quanto a Marino,lo dico davvero senza alcuno spirito polemico, sarebbe opportuno, se lo ritiene,che si candidasse alle primarie, però basta rancori».

Ha citato anche il concetto di squadra tanto caro a Rutelli. Vi siete sentiti di recente. A proposito, non avevate litigato?
«Con Francesco ci siamo parlati dopo tanto tempo. Mi ha detto del grande lavoro che sta facendo. Ha ragione quando dice che per governare Roma serve una squadra. Quando il suo lavoro sarà finito lo analizzerò con grande attenzione».

Nel frattempo è arrivata la sua prima dichiarazione sui matrimoni gay.
«La mia è una diversa opinione su quel che è stato fatto, e non solo da Marino. Sono favorevole alle unioni civili. Ma serve una legge, il Parlamento ancora una volta è in ritardo, su troppi temi si fa anticipare dai tribunali. È stato sbagliato creare nelle persone delle aspettative poi disattese sul piano del diritto sostanziale. Tutto ciò allontana dalla politica».

La politica a Roma dopo Mafia Capitale esce fortemente de legittimata, tanto nel Pd quanto nel centrodestra. Come affronterà il tema del rinnovamento della classe dirigente?
«Vale per tutti un principio: la responsabilità penale è personale. Certo, con la giunta Alemanno c' è stato troppo consociativismo che ha stravolto l' idea di opposizione di centrosinistra. Ma non parliamo di delegittimazione totale della classe dirigente. Il Pd è fatto in prevalenza da migliaia di eletti e militanti, persone che sono vittime di Mafia Capitale».

Quale sarà la sua risposta?
«Offrire ai cittadini e ai militanti di centrosinistra una strada nuova fatta di assoluta discontinuità. Dobbiamo riportare fiducia nella partecipazione, far passare il messaggio che la politica è una cosa bella, riscoprendo le cose migliori del centrosinistra romano. Abbiamo avuto quattro giunte, due di Rutelli e due di Vel troni, di assoluto livello. Per il Giubileo del 2000 non abbiamo avuto né un solo arrestato né una sola vittima nei cantieri».

A proposito di grandi eventi, cosa pensa del referendum sulle Olimpiadi?
«Questo tipo di referendum, in quanto consultivo, di solito si fa prima di prendere una decisione, non dopo. Detto ciò, se si raccolgono le firme si farà, è un diritto previsto dallo Statuto. Io voglio rappresentare una classe dirigente che sfrutta le occasioni per far fare a Roma un salto di qualità. Vorrei rappresentare un' alternativa che non ha paura di raccogliere le sfide. Abbiamo le carte in regola per fare del bene a Roma».

A quale città parla?
«Mi rivolgo a tutta Roma, dal centro storico alle periferie. La mia intenzione è dare una prospettiva di coinvolgimento dei cittadini, ricercare una nuova fiducia nella politica. Vedo angolo per angolo arrabbiature e disillusioni, dobbiamo coinvolgere tutti».

Non crede che Roma abbia smesso di essere una comunità?
«Roma è mortificata e disillusa, così ciascuno si ritira nel proprio privato. La città deve rivivere attorno aun progetto, sentendosi parte fondante di quel progetto».

Un progetto con quale perimetro di coalizione?
«Il perimetro lo vedremo con le primarie. Le porte non sono aperte, ma spalancate a chiunque vorrà starci. Da Sel ascolto solo dichiarazioni da Transatlantico, parlano di renzizzazione di Roma. Perché allora a Milano partecipano alle primarie? Se Sel alza le barricate, io mi rivolgo a tutto il centrosinistra, aldilà delle ideologie».

Sel dice che il Pd governa con la destra. Ncd e centristi parteciperanno alle primarie?
«Non mi pongo questo problema, è una situazione non in campo. Anche altrove Ncd doveva partecipare e alla fine è andata diversamente».

Ha parlato molto delle periferie. I problemi lì sono tanti: campi nomadi, case occupate, trasporti inesistenti. Che risposte si sente di dare?
«Le periferie saranno il leit motiv della mia campagna elettorale. Sui temi programmatici locali le mie opinioni saranno espresse dopo la fine della campagna d' ascolto. Tante piccole emergenze fanno una grande emergenza, che è Roma. La Capitale è tante città in una, i problemi del centro o dei Parioli non sono quelli di Tor Sapienza. I romani sono arrabbiati e vanno ascoltati. Mi prenderò gli insulti, ma chiederò a tutti di dirmi le emergenze. Alle periferie servono welfare, sicurezza, presenza dello Stato».

Il giudizio su Tronca non è positivo.
«Ma Tronca è un prefetto, un funzionario dello Stato, che fa il suo dovere e non può sostituirsi alla politica. La politica è importante proprio perché dà un indirizzo».


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