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"Marino? Sbagliò a restare. Privati in Atac, si può fare" L'intervista a Roberto Giachetti


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Roma, 19-01-2016
Fonte: Il Messaggero

Roberto Giachetti, candidato alle primarie pd, lei vuole diventare sindaco di un Comune che in queste ore ha 23mila dipendenti sul piede di guerra per il salario accessorio. Qual è la sua ricetta?
«Occorre trovare un punto di incontro: la parte accessoria va valutata in base alla produttività, ma gli stipendi devono essere adeguati alla media».

Perché la politica taceva quando c' erano premi a pioggia fuori parametro?
«Mi candido anche per questo: vorrei un riscatto della città. La classe dirigente capitolina deve interrogarsi sul perché ci siano settori dell' amministrazione demotivati».

Le municipalizzate Ama e Atac devono aprire ai privati?
«Non do risposte adesso, sono argomenti su cui per 20 anni ci si è interrogati con risultati sotto gli occhi di tutti».

I trasporti pubblici sono uno dei problemi di Roma: ha pregiudiziali contro i privati?
«No, certo, va garantito il servizio e tutelati i livelli occupazionali, dopodiché si può trovare la soluzione migliore».

Prende mai i mezzi pubblici?
«Ho venduto la macchina, ho rinunciato all' auto di servizio, giro con la moto».

Da motociclista avrà fatto i conti con le buche: come pensa di ripararle?
«Non ho sottomano il bilancio del Comune, serve di sicuro un intervento diffuso. So che questo è uno dei grandi scogli da superare».

Cosa salva della giunta Marino?
«La chiusura di Malagrotta».

Dove ha sbagliato Marino?
«E' un' opinione che mi sono tenuto quando era sindaco, figuriamoci ora».

Però lo ha invitato alle primarie: le ha risposto in privato?
«No, se mi chiama gli dico pubblicamente quello che penso: alla città farebbe bene la sua presenza, anche al Pd e al centrosinistra».

Ammetterà che la fine dell' esperienza Marino è stata abbastanza inusuale.
«Quella è la coda, ma Marino si era dimesso e poi aveva ritirato le dimissioni. Una cosa un po' strana. Lui ha sbagliato prima».

Cioè?
«Dove dimettersi appena scoppiò Mafia Capitale e ricandidarsi».

L' unanimismo del Pd intorno al suo nome è solo di facciata?
«Valuto le intenzioni».

Ma i capibastone del Pd che fine hanno fatto?
«Non lo so: c' è una parte del partito che ha espresso la mia candidatura e un' altra che si interroga, giustamente, su altro».

Cosa le ha consigliato Rutelli?
«Squadra larga, non pensare all' uomo solo al comando».

E Veltroni?
«Mi ha incoraggiato».

Lei ha trovato il tempo per incontrare i radicali, ma non Sel Perché?
«Da parte di Sel, penso al suo ceto politico, da Fassina a scendere, ho constato che c' è un ostracismo pregiudiziale. A Milano, con Sala, partecipano alle primarie. A Roma, con me, no».

Qui nascerà il partito della nazione?
« No, io sono per le unioni civili, se uno dei partner non vuole sapere ne prendo atto. Fino all' ultimo lascerò la porta aperta a Sel».

La preoccupa più Marchini o il M5S?
«Il M5S è la forza più consistente della città, secondo i sondaggi, Marchini è una realtà che alle elezioni prese il 10% e che ha fatto un lavoro serio all' opposizione». La prima uscita da candidato alle primarie? «Partirò dalle periferie».

C' è chi la chiama «Renzetti».
«Sì, questa cosa mi fa ridere».

Ha parlato con il premier?
«No, ultimamente no».

Il suo video di lancio non era un po' troppo artigianale?
«Un mio amico mi ha fatto un video con il cellulare. Senza regie né calze sulla telecamera».

Come sosterrà le spese della campagna elettorale?
«Non ci saranno cene, ma una raccolta fondi con carta di credito: tutto tracciato. Massimo 100 euro a donazione».

Lei è uno storico radicale, Roma ospita lo Stato Vaticano.
«Il mondo cattolico è intelligente: è interessato ai programmi. E su certi temi sono più vicino io a Papa Francesco che tanti altri».

Come farà a togliersi di dosso l' etichetta
«del romano e romanista»?

I laziali votano.
«Rutelli era della Lazio, Veltroni della Juve, i romani li hanno scelti per i programmi».


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