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Marino replica a Giachetti "Rifarei le unioni gay a Roma"


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Roma, 20-01-2016
Fonte: Il Tempo

Il Ddl Cirinnàva approvato così com' è. Parola di Ignazio Marino. L' ex primo cittadino della Capitale risponde indirettamente al candidato Pd alle primarie a sindaco di Roma Roberto Giachetti che aveva criticato l' istituzione del registro delle unioni civili in assenza di una legge nazionale lanciando una petizione per l' approvazione del disegno di legge presentato dalla senatrice Dem Monica Cirinnà senza modifiche.

«Propongo una petizione perché il ddl sulle unioni civili venga approvato senza modifiche. Perché l' amore conta», scrive in un tweet Marino. Sul sito change.org, una vecchia foto ritrae Marino con la fascia di primo cittadino mentre celebra l' unione di due donne. «Il 28 gennaio 2015 - ricorda l' ex sindaco - trascrissi nel registro capitolino i matrimoni celebrati da cittadini romani in altri Paesi dell' Uee del Nord -America. Registrando le prime coppie abbiamo riconosciuto l' amore e i dirit ti. Quel giorno lo ricordo ancora con emozione. A Roma abbiamo affermato che l' amore conta. Registrando le prime coppie celebrammo l' amore e i diritti».

«In questo momento il problema di costituzionalità del ddl Cirinnàe la sua distinzione dall' istituto del matrimonio, è già stato vagliato. Vagliato dalla commissione Affari costituzionali del Senato e ampiamente affrontato dalla commissione Giustizia - spiega Marino - Proprio a seguito di quella discussione si arrivò a convergere su una nuova formulazione del testo, focalizzata sull' articolo 2 della Costituzione, che garantisce i diritti inviolabili. E quale diritto può essere considerato più inviolabile dell' amore?», chiede Marino.
Per l' ex senatore dem, «le polemiche sono dunque prive di fondamento e rischiano solo di minare ancora una volta il diritto costituzionale di piena eguaglianza di cittadini oggi discriminati». Del resto, osserva Marino, «le unioni di fatto, comprese quelle tra persone dello stesso sesso, sono una realtà del nostro tempo. A coppie legate da un sentimento di amore però vengono negati alcuni diritti fondamentali. Non capisco perché lo Stato incontri delle difficoltà nel riconoscere tali unioni».

La Cirinnà, dal canto suo, rispedisce al mittente le perplessità del Quirinale: «Il mio Ddl è costituzionale e si farà grazie alla volontà del Pd». Ma i Dem sono tutt' altro che coesi. L' ala cattolica vuol eliminare dal testo le stepchild adoption e in queste ore si cerca una mediazione.
«Molti sono possibilisti», spiega il capogruppo in Senato Luigi Zanda al termine della riunione del gruppo parlamentare, pur ammetten do che «l' esito dell' Aula è imprevedibile». Il fantasma di una serie di voti a scrutinio segreto spaventa il Pd. Per questo Zanda chiede «responsabilità e prudenza», lavorando a una «sintesi alta» con «pochi» emendamenti e «meditati».Il nodo rimane l' adozione del figlio naturale del partner all' interno di una coppia gay: si teme che questo spinga a ricorrere all' utero in affitto, pratica vietata in Italia ma permessa in alcuni Paesi esteri.
Il leader dei cattolici popolari Giuseppe Fioroni ribadisce: «Andrò al family day. Non ho alcun problema a riconoscere diritti per le unioni civili e la regolamentazione delle coppie di fatto, ma se c' è la stepchild adoption avrò dei problemi. Non la voto, perché la ritengo l' anticamera dell' utero in affitto».


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