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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Direzione Pd, ultimatum alla minoranza «Ora basta giocare a perdere nelle città»


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Roma, 22-01-2016
Fonte: Il Messaggero

VERSO LE URNE 
Il puzzle si sta componendo: a Milano è arrivato un appello dei quattro candidati per tenere unito il centrosinistra, a Torino e Bologna un candidato sindaco già c' è, resta il problema di Napoli dove i dirigenti locali vorrebbero Monti e Condorelli (ma in pista c' è anche Amendola, sfuma l' ipotesi del pm anti-camorra Corona) e la partita di Roma con Giachetti che al momento corre da solo.
Alla direzione del Pd Renzi lancerà in questo quadro lo sprint per le amministrative. «Troppi parlano già di insuccesso, invece possiamo vincere dovunque». E per il Campidoglio non è contemplata una possibile riedizione di Marino. «E' un falso problema», ha spiegato ai suoi. «Non è candidabile, è indagato», sottolineano ai piani alti del Nazareno. Ma il premier chiederà l' impegno di tutti per arrivare alle cifre ottenute alle Europee.
Incassato il nuovo sì sulle riforme il segretario è pronto per la nuova sfida. E lancerà l' ennesimo appello affinché la minoranza metta da parte ogni polemica e giochi «per la squadra». «E' in gioco l' orgoglio del Pd, Bersani e Speranza hanno riacceso il conflitto, sfruttano ogni argomento per esasperare i toni», si è sfogato il premier con l' ex segretario che è tornato a parlare di «discussioni nulle» nelle direzioni perché «sono pure formalità».
«Bisognerebbe procedere uniti e invece dietro gli incidenti parlamentari c' è sempre lo zampino di qualcuno dei nostri», è la tesi contrapposta dei vertici dem. 

LA SVOLTA
Renzi ha spiegato anche ieri di non essere preoccupato per qualche scivolone, «ci sta di andar sotto su un emendamento, può succedere», ma considera assurdo che una parte del partito ancora voglia mettere il bastone tra le ruote e si sia abbandonato a diatribe inutili sul ddl Boschi, invece di sottolinearne l' esito positivo. Eppure dalla minoranza dem continuano a porre la questione dell' elettività dei senatori.
Bersani è tornato a farne un punto fermo che potrebbe minacciare, a suo dire, l' unità interna. Per Renzi «non è una questione all' ordine del giorno». Piuttosto occorrerebbe andare in campagna elettorale a spiegare che con le riforme «si riduce il numero dei parlamentari», si dice basta «agli iter farraginosi delle leggi».
«E' una svolta epocale» e invece «c' e' chi punta ai voti segreti» per muovere contro l' esecutivo.
Al Nazareno resta la preoccupazione sul ddl Cirinnà, tuttavia la strategia è quella di lasciare al Parlamento «la responsabilità», di escludere che il governo possa essere messo in difficoltà. L' unico traguardo che potrebbe terremotare la legislatura resta il referendum e ai vertici Pd non è piaciuto affatto il nuovo affondo di Bersani per il quale Renzi in un plebiscito su di sé. «Se trasformi il voto in Armageddon rischi un ballottaggio anzitempo tra chi è pro o chi è contro Renzi», ha sottolineato l' ex segretario del Pd. Comunque la convinzione del segretario dem è che la minoranza non potrà sfilarsi sulla «madre di tutte le battaglie».
«Se vogliono questo lo dicano ma ci farebbero solo un regalo», è il ragionamento ripetuto ai fedelissimi. L' intenzione del premier è quella di preparare al più presto i comitati per il sì e di chiamare a raccolta non solo i dirigenti sul territorio e gli alleati della maggioranza ma soprattutto la società civile, gli imprenditori. «Anche nel partito voglio sapere da che parte si sta».

ALLEANZE A SINISTRA
Le amministrative per Renzi restano in ogni caso un passaggio fondamentale per presentarsi poi al referendum di ottobre. Questa mattina dovrebbe essere ufficializzata la data delle primarie (previste per il 6 marzo) e non arriveranno nuovi nomi calati dall' alto. Si getteranno le basi per far partire «la rimonta» nelle città dove i sondaggi penalizzano il Pd. «Noi andremo avanti per la nostra strada», è il leitmotiv di Renzi. Ovvero niente compromessi al ribasso neanche con Sel.
Ieri Fassina non ha escluso di correre le primarie ma ha posto 10 condizioni a Giachetti, alcune delle quali considerate «irricevibili» dal Nazareno. Il segretario ha messo nel mirino soprattutto M5S: «Il caso Quarto ha dimostrato che i grillini non sono certo infallibili, non portiamo certo sconfitti ma occorre che tutto il partito – spiegherà oggi il segretario – si mobiliti sul territorio».


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