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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Giachetti: basta guerra tra bande nel nostro partito


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Roma, 24-01-2016
Fonte: La Stampa

«Se si candidasse, Marino dovrebbe partecipare alle primarie del Pd». Prima di fare qualche domanda al soldato Giachetti, che si prepara a scendere in trincea nella piazza romana, lì dove Renzi dice che «pure se è difficile, possiamo farcela», è bene fare un rapido elenco delle insidie: Marino probabile candidato fuori dalle primarie. Un Pd romano sempre dilaniato. Altri candidati per i gazebo non alle viste, dunque rischio primarie poco partecipate. Fassina che detta condizioni ma si candida contro il Pd. Sinistra lacerata, sondaggi che danno il Pd terzo ai blocchi di partenza, dopo i grillini e la destra, se non quarto, contando pure Marchini.

Giachetti, la considera una scommessa più azzardata della caduta del «porcellum» su cui ci stava lasciando le penne con lo sciopero della fame?
«Bella domanda. Il livello di azzardo non è molto differente, ma la possibilità di farcela è legata alla determinazione con la quale si combatte, dunque sono ottimista».

Unioni civili. Dovendosi candidare nella città del Papa, lei che ha pure la tessera dei Radicali, come giudica la legge Cirinnà, un compromesso?
«Il tema è sempre lo stesso, se non si accettano mediazioni ragionevoli si continua a evocare il meglio e non combinare nulla. Questa legge migliaia di persone la attendono da anni e come in altri campi i problemi tendono a risolverli i giudici e non il Parlamento. L' ultimo testo che contiene anche le adozioni lo ritengo una sana mediazione da approvare subito».

Il Pd non ha festeggiato troppo la sua discesa in campo, perché?
«Mi interessa poco che festeggi, molto di più che smetta di dilaniarsi in guerre tra bande che durano da troppi anni. Ventre a terra per vincere a Roma. Io già lo faccio da alcuni giorni e non intendo voltarmi indietro a guardare un passato non proprio edificante».

Marino candidato senza fare le primarie. L' insidia peggiore?
«La considero un' incongruenza, si è reiscritto al Pd qualche giorno fa. Ho sempre pensato che se si fosse candidato alle primarie sarebbe stato un fatto utile: non so cosa farà, ma penso abbia perso un' occasione per far vedere se davvero, come dice, la gente è con lui».

E Fassina che detta le sue condizioni per correre ai gazebo?
«Fassina e compagni hanno cominciato dicendo che non volevano alleanze alle comunali perché bisognava far cadere il governo Renzi. Poi che jobs act e governo con la destra non sono compatibili con una coalizione a Roma. Poi, a Milano invece partecipano alle primarie: perché, Sala è più a sinistra di me? E sulle ultime condizioni poste da Fassina di un minimo di programmi comuni dico: che senso ha fare le primarie se non come confronto tra programmi e persone? Tra veti e condizioni, mi sembra che non voglia farle».

Così divisi lei rischia di non arrivare al ballottaggio?
«Quando bisognerà scegliere tra candidato di centrosinistra, della destra e dei grillini, il nostro popolo saprà bene per chi votare».

Indichi tre nomi della sua squadra per governare la Capitale.
«Ahahaha. Se, ciao core. Rispondo così, Francesca, Mario e Giovanni, tre dei tanti militanti che in queste ore mi stanno aiutando. Come faccio a indicare tre nomi se non ho ancora vinto le primarie? Andiamo...».

Allora dica quali sono i due maggiori problemi della città.
«Mobilità, a cominciare dall' assoluta inefficienza del trasporto pubblico; pulizia, che significa superare il degrado di strade e verde in ogni quartiere. Aggiungo: sono d' accordo con Walter Tocci che bisognerebbe valutare più i livelli decentrati di governo della città come i municipi».

Marchini: un rivale pericoloso?
«Lo sono tutti, certo se su di lui converge il centrodestra è pericoloso. Così come se convergono sulla Meloni e lui si ritira. Ma sono titolati tutti ad andare al ballottaggio».

Anche lei pensa che i grillini non abbiano tutta questa voglia di vincere?
«Visti i problemi che hanno trovato in città più piccole non mi stupirei che avessero qualche remora a farsi carico della capitale con tutte le sue problematiche».

Ultima domanda: cambierebbe la legge elettorale per favorire alleanze alle politiche con la sinistra?
«No. Le leggi elettorali non si fanno per le coalizioni ma per garantire governabilità».


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