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Giachetti supplica i laziali: votatemi


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Roma, 30-01-2016
Fonte: Il Tempo

Ci è caduto anche Roberto Giachetti, deputato Pd candidato alle primarie per diventare sindaco di Roma. Una corsa già in salita dopo i disastri del suo predecessore Marino che però l' aspirante primo cittadino della Capitale ha aggravato con una dichiarazione perlomeno incauta. Giachetti romanista sin dalla nascita ha chiesto voti ai laziali commettendo un errore imperdonabile che ha scatenato la reazione dei tifosi biancocelesti sul web. Ha sbagliato l' anno dello scudetto targato Cragnotti dal 1999 al 2000, era il 14 maggio (ore 18.04). È come dimenticarsi che il 17 giugno del 2001 la Roma di Sensi vinse il tricolore. Ma andiamo con ordine perché era stato proprio il sindaco genovese a cercare di millantare una passione giallorossa per qualche voto in più con un' intervista con clamoroso harakiri. Gli chiesero a trabocchetto durante il ballottaggio con Alemanno «Klose resterà alla Roma? (in quei giorni si vagheggiava il divorzio dalla Lazio del bomber tedesco)». «Non ho competenza tecnica e non leggo il futuro», disse scatendando le risate dei presenti. Era come dire che le trenette al pesto sono un piatto romano. Vinse lo stesso le elezioni e, a quel punto, tentò una mediazione forse con se stesso, presentandosi davanti al fotografo con un' improbabile sciarpa mezza romanista e mezza laziale. Poi il connubio con Pallotta e un grave scivolone: si dimenticò di premiare la Lazio in Campidoglio dopo la vittoria della Coppa Italia del 26 maggio 2013 (contro la Roma), data del primo turno della elezioni. I tifosi biancocelesti non l' hanno perdonato mai così come quella voglia di mettere il suo faccione accanto a Pallotta sullo stadio di Tor di Valle. Ieri Giachetti ha teso la mano ai laziali intervenendo a Radio Cusano: «Quando Rutelli si candidò, senza il voto di tanti romanisti non sarebbe diventato sindaco. Anche lo juventino Veltroni vinse con ivoti dei romanisti. Spero che i laziali apprezzino in me altre qualità. Spero mi votino, anche perché la politica non può essere divisiva come il calcio. Magari mi voteranno perché gli risolvo il problema delle buche. Io non andrò mai allo stadio con la sciarpa bicolore, sarò sempre in tribuna Tevere e senza la fascia da sindaco. Nel '99 ero capo di gabinetto del sindaco Rutelli eho dovuto organizzare la festa dello scudetto della Lazio con un po' di bava alla bocca, però l' ho fatto». Era il 2000 ma l' avrà dimenticato perché per ogni romanista di buona volontà quella resta una data nefasta. In passato il laziale Rutelli aveva chiuso il centro storico impedendo i festeggiamenti per la Coppa delle Coppe vinta da Vieri e Nedved, quella sì nel 1999. Non ha mai nascosto la sua fede calcistica a volte dicendo «purtroppo, sono laziale». E quel purtroppo non è mai piaciuto ai tifosi. Così come Veltroni ha provato a mascherare la sua juventinità, peraltro sempre molto corretta, con continue dichiarazioni d' amore per Francesco Totti, icona romanista. È una corsa all' ultimo voto, i tifosi della Sud romanista e della Nord biancoceleste per qualche mese diventeranno bravi, buoni e giusti salvo poi ritornare violenti e spacciatori di droga a elezioni avvenute. Il solito voltafaccia ma 15-20.000 voti possono spostare l' esito finale di una corsa al Campidoglio equilibrata mai come questa volta. Eccome. Vale tutto pur di diventare sindaco anche se non sempre le «slinguazzate» portano bene. Ricordate il povero Signorello? Sì, il primo cittadino democristiano degli anni Ottanta che fece il giro di campo prima di Roma -Lecce che doveva regalare lo scudetto a Pruzzo & Co. I giallorossi persero e lui diventò un' icona dei portajella, una sorta di «Chiarchiaro» di pirandelliana memoria, unapresenza demoniaca che generò quella catastrofe sportiva. Come dire, politici attenti a quello che fate e dite, puntate sulla verità che è meglio.


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