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Giachetti vs Morassut, così è diviso il PD. Primarie, il no di Bray


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Roma, 02-02-2016
Fonte: La Repubblica

Una partita a due. Senza outsider né colpi di scena. Destinata però a terremotare la geografia politica del Pd romano. E pazienza se «la sfida Giachetti-Morassut sembra la riedizione del duello Rutelli-Veltroni», mastica amaro un giovane dirigente, «a Roma siamo ancora lì, in dieci anni non è cambiato nulla». Massimo Bray ha infatti comunicato su Facebook che «in questo momento non ci sono i presupposti per una mia candidatura alle primarie». Secondo l’ex ministro, per risolvere i problemi della città c’è bisogno di «una visione ambiziosa», è addirittura «cruciale che si superino le divisioni e gli interessi personali per mettersi al servizio di un progetto comune». Condizioni che la piega presa dall’attuale competizione evidentemente non soddisfa.

E sulla stessa linea sembra attestarsi Estella Marino, la renziana alla guida dei “ribelli” che, insieme ai reduci della giunta Marino, stava tentando di mettere insieme pezzi di società e di partito che faticano a riconoscersi in Giachetti. Due defezioni pesanti, che gioco forza porteranno i rispettivi eserciti a riposizionarsi. Dando vita a una mappa del partito cittadino del tutto nuova, figlia di una frammentazione e di un rimescolamento generale all’interno delle vecchie correnti. In vista non solo delle elezioni (primarie e secondarie), ma anche del congresso atteso per il 2017.

E perciò se Morassut punta soprattutto a raccogliere il voto degli ex Ds, convogliando su di sé i nostalgici di Bettini e Veltroni (il suo portavoce è Roberto Roscani, lo stesso dell’ex sindaco quand’era segretario del Pd) e tutta la minoranza dem — sia quella bersanian-cuperliana (il consigliere regionale Agostini ha ieri presenziato alla sua prima uscita pubblica), sia l’ala mariniana rappresentata da Marco Miccoli — l’ultrarenziano Giachetti mira dritto al centro. Attirando non solo i big di Areadem, con Michela De Biase già punta di diamante del suo Comitato, ma pure i pezzi più pregiati dell’establishment. Oltre a quasi tutti i parlamentari romani e agli ex popolari di Gasbarra, il governatore Zingaretti innanzitutto. I cui luogotenenti Foschi e Valeriani giusto ieri hanno incontrato il vicepresidente della Camera: un modo, anche, per evitare ogni equivoco su Valeria Baglio, che Morassut ha voluto capo del suo Comitato, e far capire a tutti che parte stanno.

Certo è che l’ex assessore all’Urbanistica è in grado di intercettare il consenso trasversale anti-renziano. Un rischio che tuttavia lui stesso si è premurato di neutralizzare rivelando «l’sms affettuoso» ricevuto dal premier quando gli ha comunicato la sua discesa in campo. «Comunque è un fatto che la candidaura di Morassut ha chance di essere più aperta, di tenere insieme più pezzi rispetto a quella di Giachetti», chiosa la renzian-mariniana Cristiana Alicata. Un avviso ai naviganti, neppure troppo oscuro.


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