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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Roberto contro Roberto Pd spaccato alla meta


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Roma, 02-02-2016
Fonte: Il Tempo

È l’altro Roberto lo sfidante di Giachetti alle primarie del Pd. Senza offesa per i candidati di bandiera Stefano Pedica, Angelo Bonelli (Verdi) e Domenico Rossi (Centro Democratico). La sfida interna al Partito democratico assume tutto un altro sapore con la decisione di Roberto Morassut di sfidare Roberto Giachetti. Morassut, deputato come Giachetti, ha ricoperto il ruolo di assessore all’Urbanistica delle giunte Veltroni e da anni denuncia il correntismo del Pd capitolino. Una figura che ambisce a rappresentare una netta discontinuità col recente passato, quindi. Come del resto la candidatura di Giachetti, già capo di gabinetto del sindaco Rutelli. La contrapposizione tra i due è netta. Morassut è sostenuto dal blocco Ds e dalla minoranza interna al Pd; Giachetti dalla maggioranza renziana e dal presidente del partito Orfini. Guai però a dirlo a Morassut, per il quale «la prima emergenza è la lotta alla criminaità» e non si definisce un candidato della minoranza. Anzi.

«Il mio rapporto con Renzi è positivo - spiega - Ci siamo scambiati un messaggio, l’ho informato di questa decisione, peraltro abbastanza sofferta, arrivata dopo parecchi giorni di riflessione. Renzi mi ha risposto con grande affetto e cordialità, quindi non vedo nessuna possibilità di contrapposizione. Lo faccio senza nessuna alterità nei confronti di Matteo Renzi, figuriamoci. Non sono il candidato della minoranza, io sono un uomo di sinistra, della sinistra romana, e ho condiviso tutte le scelte innovative che la sinistra ha fatto negli ultimi 20 anni, dalla Bolognina alla nascita del Pd, al sostegno a Matteo Renzi. Non sarò mai un uomo contro». Morassut prende le distanze dal suo passato senza rinnegarlo. Su Goffredo Bettini, ad esempio dice: «Non lo vedo e non lo sento da tanto tempo perché facciamo mestieri diversi. Bettini è stata una persona importante per questa città. Io con lui ho avuto una storia ma sempre libera perché l’affetto e la stima tra le persone parte da un presupposto di libertà. Così come con Veltroni con cui ho un’amicizia fraterna costruita in anni di lavoro condiviso e che resiste proprio in virtù del fatto chesiamo persone libere».

Come Giachetti, Morassut liquida velocementel’ex sindaco Ignazio Marino: «Può fare e decidere liberamente. È un iscritto al Pd, è stato sindaco e nella città ha ancora la stima di tante persone. Io penso si debbano mettere da parte tutti gli elementi di divisione che possano accrescere le ferite». Un chiaro invito insomma a non ricandidarsi. Morassut ha parole al miele anche per quello che alle primarie del 6 marzo sarà il suo sfidante. «Con RobertoGiachetti io non ho distanze politiche abissali, anzi direi che condividiamo le stesse posizioni. Abbiamo due profili diversi, esperienze diverse e due storie diverse, e questo in qualche maniera un po’ conta nel rapporto con le persone».
«Queste primarie per me sono importanti - aggiunge - perché consentiranno a Giachetti di arrivare dove io non posso arrivare, e a me di arrivare dove non può arrivare lui, per sollecitare una partecipazione dei cittadini e degli elettori democratici, che hanno bisogno di credere in una svolta positiva. Roberto è una persona che conosco da anni, abbiamo passato dei momenti bellissimi e meno belli negli anni del Campidoglio. Dal 6 marzo saremo tutti uniti, non abbiamo scelta, per cercare di rilanciare la città».

Lanciando la propria candidatura alle primarie al mercato di Primavalle, Morassut spiega di essersi candidato «per un senso di responsabilità al quale sono stato chiamato da migliaia di persone, che in questi giorni mi hanno chiesto di farlo». Nel programma di Morassutci sono la trasformazione di Roma in una Regione autonoma e far valere il ruolo che la Capitale ha come grande città internazionale. L’ex assessore cita a tal proposito Petroselli, Argan e Vetere, i tre sindaci del Pci che governarono Roma tra il 1976 e il 1985conl’obiettivo «di modernizzare e unire la città, come Rutelli e Veltroni. Da lì dobbiamo ripartire per una nuova stagione: dare attenzione agli ultimi e alla crescita dellacittà». Citare gli antenati non serve però a Morassut a scaldare i cuori di Sel-Sinistra italiana, convinta nel non partecipare alle primarie e insistere sulla candidatura solitaria di Stefano Fassina. Uno schema Liguria per far fare al Pd romano lastessa fine della Paita.

«A Roma per vincere non bastano gli appelli ai sentimenti e al frontismo contro le destre. Queste primarie assomigliano più ad un congresso del Pd: legittimo ma insufficiente per essere competitivi - tuona il segretario romano di Sel Paolo Cento - Sel è disponibile a una coalizione nuova che parta da una proposta di civica in netta discontinuità col passato. La proposta di Walter Tocci èuna buona base di partenza per ragionare su come provare a governare Roma nei prossimi anni». C’è poi un altro tema: quello delleprimarieperscegliereipresidenti di Municipio. I minisindaci uscenti,quasituttiallaprimaconsiliatura non vogliono farle, puntando a una facile ricandidatura. E parte il valzer delle alleanze: Valerio Barletta e Andrea Santoro hanno battezzato la candidatura di Morassut. Ma il Pd è diviso: non manca chi le primarie nei Municipi vuole farle per evitare un clamoroso flop di affluenza ai gazebo.


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