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Altro che pax olimpica: tutti contro tutti su Roma 2024


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Roma, 03-02-2016
Fonte: Il Tempo

Il voto favorevole della Camera alle mozioni che impegnano il Governo a sostenere Roma come sede delle Olimpiadi del 2024 puntella con l’indispensabile copertura istituzionale la candidatura della Capitale. Un sostegno che invece revocò Mario Monti nel 2012, facendo naufragare l’obiettivo del 2020 voluto fortemente dall’allora sindaco Alemanno. C’è stato anche molto Campidoglio nelle votazioni di ieri, che hanno visto tre candidati alla poltrona di Palazzo Senatorio impegnati attivamente.
È stato approvato il documento firmato da Roberto Morassout e sottoscritto da Roberto Giachetti, che si sfideranno nelle primarie democratiche, respinta la mozione di Stefano Fassina, candidato di Sel. L’ex viceministro chiedeva un referendum consultivo sui Giochi: «Siamo favorevoli alle Olimpiadi ma vediamo ancora i cadaveri di cemento lasciati dai Mondiali di nuoto. E ancora paghiamo i debiti dei mondiali del '90. La stazione di Farneto è costata 15 miliardi di lire per restare aperta quattro giorni. Questo non lo vogliamo più».

Non sono mancate alcune schermaglie dialettiche con Giachetti, che ha ricordato il voto favorevole dei vendoliani in Assemblea Capitolina: «Tendenzialmente il referendum lo fai prima che la decisione sia presa. Noi abbiamo avuto una decisione presa dal consiglio comunale, alla quale peraltro ha votato a favore anche Sel, il partito che adesso candida Fassina, che invece è contro le Olimpiadi».

IL FRONTE DEL NO
I Radicali, i più tenaci oppositori di Roma 2024, hanno invece annunciato, per bocca del segretario nazionale Riccardo Magi e di quello romano Alessandro Capriccioli, una raccolta di firme per resuscitare l'istituto referendario che Montecitorio ha bocciato: «Invitiamo a smetterla col gioco delle mozioni e a dedicarsi invece al gioco democratico, scendendo in strada con noi a raccogliere le firme per permettere ai romani di esprimersi su questa impresa così delicata per il futuro della città».
La campagna referendaria rischia però di essere ostacolata dall’assenza dei consiglieri comunali con facoltà di autenticare le firme. Per questa ragione i promotori hanno chiesto al commissario straordinario Francesco Tronca, di indicare subito modalità e nomi dei responsabili che garantiscano la sottoscrizione dei quesiti in ogni municipio. Pollice verso anche da parte dei deputati del M5S: «A Roma servono normalità, servizi ed efficienza. I grandi eventi lasciano conti in passivo e che non migliorano la vita dei cittadini, consentendo di fare grossi affari solo ad alcuni». Da sempre «nemica» del ritorno della fiaccola olimpica sui sette colli è la Lega, con Salvini che l’ha ripetutamente definito «una follia».
Alla schiera dei dissidenti si è spesso unito Civati: «I Giochi si sono rivelati spesso un grande spreco, noi siamo un paese che non ha gli anticorpi sufficienti per evitare pasticci sulle grandi opere. Le priorità sono altre» mentre l’ex leader dei Verdi Angelo Bonelli preferiva Taranto.

IL FRONTE DEL SÌ
I primi che vorrebbero la bandiera con i cinque cerchi sull’Urbe sono naturalmente gli atleti. Alcuni di loro, in veste di parlamentari hanno contribuito a dare il via libera col proprio voto. Come Valentina Vezzali ex campionessa olimpica di scherma e ora deputato di Scelta Civica: «Mi sento di poter affermare, da italiana, da sportiva, da rappresentante delle Istituzioni, che non possiamo rinunciare a sostenere Roma in una corsa che vede l’Italia in competizione con Francia, Usa e Ungheria».
Sulla stessa lunghezza d’onda la collega del Pd Laura Boccia, anche lei ex atleta: «La candidatura è una grande occasione per il rilancio economico, sportivo e culturale non solo della Capitale ma anche di tutte le città italiane coinvolte nel progetto».
Tifa Roma anche Alex Zanardi: «Roma ce la può fare e non ha necessariamente bisogno di una Olimpiade per diventare ancora più grande, come immagine di città meravigliosa che ha nel mondo, tuttavia sarebbe una grande occasione per ricordarlo, e credo che forse sia più l’Olimpiade a meritarsi Roma rispetto al contrario, da italiano me lo auguro molto».
Favorevole anche Ncd col coordinatore romano e deputato Gianni Sammarco: «Fu un grave errore dell’esecutivo non sostenere la battaglia per il 2020. Ora questa opportunità deve necessariamente passare attraverso la condivisione di tutti».
Un sì ma con riserva arriva da Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni, attraverso il capogruppo a Montecitorio Fabio Rampelli ha ribadito che «il popolo italiano e quello romano hanno il diritto ad avere la meglio su corruzione e mala gestione. La condicio sine qua non è che l’impatto ambientale sia basso e la spesa contenuta».

LA ROAD MAP
La prossima scadenza adesso è quella del 17 febbraio 2016. Entro quella data bisognerà consegnare la prima parte del dossier, dedicata alla vision e alla strategia della candidatura. Il 7 ottobre 2016 è il termine ultimo per presentare le garanzie del governo.
Il 3 febbraio 2017 è la dead line per la consegna definitiva del dossier con la terza e ultima parte. A Marzo 2017 la commissione del Cio comincia le visite nelle città e stila un rapporto. L’ordine delle città che verranno visite (Amburgo, Budapest, Los Angeles, Parigi, Roma) verrà sorteggiato il prossimo 8 dicembre e sarà valido fino alla fine. Il rapporto della commissione verrà esaminato nel luglio 2017 in una Sessione del Cio a Losanna aperta a tutti i membri del Cio. Il 13 settembre 2017 il verdetto finale a Lima.


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