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Veto Meloni, Marchini rilancia Primarie Pd: l' ipotesi registro


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Roma, 09-02-2016
Fonte: Il Messaggero

I veti paralizzano il centrodestra, le primarie arrovellano il Pd. Dopo Milano tocca a Roma e tra i dem iniziano i problemi. Da una parte bisogna evitare il bis delle primarie meneghine e le polemiche sulle urne dopate dai cinesi folgorati sulla via del Nazareno. Dall' altra i dem, a iniziare dai candidati di punta Roberto Morassut e Roberto Giachetti, sanno che far votare gli immigrati ai gazebo «ha un valore simbolico enorme per un partito inclusivo». Ecco perché oggi pomeriggio si cercherà di trovare una via di mezzo: c' è l' ipotesi di un registro dove chi sarà interessato all' appuntamento del 6 marzo potrà iscriversi fino a 48-24 ore prima del voto. Una sorta di preadesione da eseguire sul sito o presentandosi di persona nei municipi. I DUBBI Con la differenza che Roma non è Milano, e qui l' ultima volta, nel 2013, quando vinse Ignazio Marino, in fila successe di tutto: pacchi di pasta in cambio della preferenza, carovane di rom particolarmente interessati alle sorti progressive del Campidoglio, truppe cammellate varie. Un colpo d' immagine da scongiurare: farebbe gongolare il M5S ma anche il centrodestra, che sembra aver accantonato l' esperienza. Un boomerang che darebbe ragione a Marino, che ha chiesto ai militanti di boicottare le primarie «perché sono una farsa». C' è un altro problema in queste ore per Matteo Orfini e compagni: i numeri. Il registro degli iscritti potrebbe demotivare ancora di più il popolo dem. Sempre 3 anni fa si raggiunse, tra accuse di brogli e foto abbastanza virali di strani movimenti ai gazebo, quota 90mila e passa elettori. «Un' asticella troppo alta di questi tempi», aprono le braccia i dirigenti del Pd. Che ora si girano tra le mani un dato poco allegro: a Roma gli iscritti sono circa 7.500, la metà rispetto a due anni fa, prima di Mafia Capitale. Di tutti questi particolari si discuterà oggi pomeriggio a un riunione tecnica al Nazareno. Sul tavolo anche il caso municipi. Senza dimenticare la copertura a sinistra che ancora non c' è. Stefano Fassina, candidato di Si, ha detto che «è pronto un ticket con Marino». Tutta ruota intorno alla discesa in campo dell' ex sindaco, animatore domenica di "Parte civile", l' associazione nata dai «marziani in movimento». Il chirurgo aspetterà l' esito delle primarie per decidere. E intanto continua a far trapelare la volontà di presentare il suo libro memoriale sull' esperienza in Campidoglio il prima possibile. Magari proprio a marzo. Nel centrodestra le cose non vanno meglio. Anzi, il vertice di Arcore tra Silvio Berlusconi-Giorgia Meloni e Matteo Salvini ha fatto indietreggiare la candidatura del civico Alfio Marchini. IL SUMMIT Rimane il veto di Giorgia Meloni sul «nome secco», senza primarie. Che Berlusconi non riesce proprio a digerire. Davanti ai no incrociati, la strada dell' ingegnere come federatore del centrodestra si è fatta di nuovo impervia. Anche se il leader della lista con il cuore rilancia: «Ognuno si assuma le proprie responsabilità - dice - continuerò a lavorare a un progetto che unisca i moderati che non si riconoscono nel Pd o nel M5S». Traduzione: cari amici pescheremo entrambi nello stesso bacino. Il problema è che adesso la palla ritorna al partito della Meloni. L' ex ministro ieri ad Arcore ha preso tempo - dopo aver sparato il nome di Fabio Rampelli - spiegando che sta lavorando a un profilo civico. Si rincorrono i nomi di ex magistrati (Otello Lupacchini, il pm della Banda della Magliana) di carabinieri (il generale Leonardo Gallitelli che ha già declinato) e di personaggi della cultura (Luca Barbareschi). La proposta sarà portata al tavolo domani. Ma il caos monta anche dentro Forza Italia. Berlusconi ufficialmente continua a spingere su Bertolaso, nonostante la rinuncia dell' ex capo della Protezione civile. I colonnelli romani dell' ex Cav sono in rivolta. Da Gasparri a Tajani. «Senza Alfio non arriviamo al ballottaggio».


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