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Tra Morassut e Giachetti la prima conta è sulle firme


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Roma, 10-02-2016
Fonte: Corriere della sera

Ufficialmente, sono quasi tutti con «Roberto 1». Cioè Giachetti, vicepresidente della Camera, il «cavallo» su cui punta Matteo Renzi per le comunali di Roma. Su di lui, nei posizionamenti interni del Pd, si è attestato gran parte dell' establishment dei dem. Significa quasi tutti i 19 consiglieri comunali uscenti, che fanno riferimento alle principali «anime» dei democrat: i «renziani» di vario tipo come Fabrizio Panecaldo, Athos De Luca, Orlando Corsetti, Cecilia Fannunza, gli «orfiniani» come Giulia Tempesta, Gianni Paris ed Erica Battaglia, i «franceschiniani» con in testa Michela Di Biase (moglie del ministro della Cultura), lo «zingarettiano» Marco Palumbo. E poi, con Giachetti, c' è buona parte del gruppo dirigente romano: Zingaretti ha schierato i suoi uomini (Enzo Foschi e Massimiliano Valeriani) nel comitato, Matteo Orfini (da commissario) è ufficialmente neutrale ma i suoi appoggiano l' uomo del Nazareno, diversi deputati (vedi Umberto Marroni, col gruppo che a lui fa riferimento) o hanno firmato la sottoscrizione alla candidatura oppure sono pronti a dare una mano. E anche nei presidenti di Municipio, il risultato appare schiacciante: su dodici minisindaci Pd (due sono di Sel, Ostia è commissariata per mafia), almeno una decina sostengono, più o meno ufficialmente, Giachetti. Da Marco Palmieri del V a Paolo Marchionne del III, da Cristina Maltese del XII a Daniele Torquati del XV, da Emiliano Sciascia del IV a Valentino Mancinelli del XIII, da Giuseppe Gerace del II a Maurizio Veloccia dell' XI. Anche Andrea Santoro, del IX, pare aver «virato» (dopo un' iniziale titubanza) su Giachetti. Fuori da questo schema restano, al momento, Valerio Barletta del XIV che aveva partecipato al «lancio» della candidatura Morassut a Primavalle, Sabrina Alfonsi del Centro storico che ancora non si è pronunciata. Più, naturalmente, Marco Scipioni nel VI, il minisindaco che Orfini vorrebbe sfiduciare (e che ha resistito) e che ora sta lavorando alla candidatura di «disturbo» di Ignazio Marino (i due si sarebbero anche già incontrati). Tutto risolto per Giachetti? Insomma. Perché, come dicono anche i suoi amici, «magari alla fine è meglio avere cinque persone che corrono piuttosto che 50 che camminano...». È il segnale dei malumori che serpeggiano nel Pd, per una candidatura che viene vista come troppo «chiusa» e un comitato ristretto a pochissimi «fedelissimi». Così, alla fine, Morassut se la gioca. E la prima «sfida», per quello che vale, è sulle firme raccolte per la candidatura. Oggi scade il termine (a mezzogiorno) per i candidati e, secondo alcune indiscrezioni, i due principali contendenti (poi ci sono Stefano Pedica, Domenico Rossi e Gianfranco Mascia) sarebbero più vicini di quello che sembra: oltre 4 mila firme per Morassut, circa 6 mila («ma, con tutto quello che c' è in campo, dovevano essere 20 mila...», sussurra un ex consigliere) per Giachetti. Alla fine, da qui al 6 marzo, sarà corsa vera. Con un' incognita: quella dell' affluenza. Nel 2013 votarono circa 100 mila persone, a Milano sono andati ai seggi in 60 mila. Un risultato pari, o addirittura al di sotto, di quello del capoluogo lombardo, sarebbe accolto come un vero flop.


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