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Roma, il Pd è nel panico. Marino tallona Giachetti


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Roma, 10-02-2016
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Roberto Giachetti al 22%, Ignazio Marino al 16%, Roberto Morassut al 9% e un altro ipotetico volto di sinistra radicale al 5%: sono i numeri - riservati - del gradimento dei (possibili) candidati del centrosinistra alle elezioni di giugno per il sindaco della Capitale. Un sondaggio (ieri Repubblica ha pubblicato solo la parte relativa a primarie allargate al Marziano e alla sinistra: Giachetti al 25%, Marino al 18%, Fassina al 14,3% e Morassut al 6,6%) che è arrivato su tutti i tavoli che contano tra il Nazareno e Palazzo Chigi. Con delle proiezioni decisamente da incubo per il Pd: con questi numeri neppure Giachetti, il candidato fortemente voluto da Renzi, arriverebbe al ballottaggio, e c' è un Marino in forte ascesa solo tre mesi dopo la "defenestrazione" dal Campidoglio ordinata da Renzi. La rilevazione è stata fatta dalla società Izi (la stessa che nel 2013 tastò il polso degli elettori nella partita tra Zingaretti e Storace). Ieri nei quartier generali dei due candidati del Pd Giachetti e Morassut (che si scontreranno alle primarie del 6 marzo) era tutto un prendere le distanze da quei numeri. "Società inaffidabile", chiarivano dallo staff di Morassut. E si affrettavano a parlare di altri dati, questi relativi ai gazebo: "Abbiamo altri sondaggi riservati che ci danno in testa". Dal canto suo, Giachetti la metteva così: "Non me ne importa niente dei sondaggi. Neanche l' ho visto". E in effetti, non ce n' è ancora neanche uno commissariato da lui e dalla sua squadra romana. "Mi interessa solo quello che sto facendo su Roma, una città delusa e amareggiata". Giachetti lo ammette che la sua è un' operazione tutta in salute. Che poi si complica ogni giorno. "È difficile, ma credo che si possa vincere a Roma", diceva Renzi alla direzione del Pd il 22 gennaio, con un endorsement a Giachetti, il candidato che ha voluto fortemente e che ha convinto. Ma la partita si sta rivelando più complicata di quanto sembrava per il segretario-premier. Prima, ci sono i gazebo. E il primo rischio è il flop. A votare nel 2013 furono circa 100mila romani. Adesso nessuno nell' entourage dei due candidati si spinge a ipotizzare un tale risultato. "Faremo meglio di Milano", dicono, ancora dal comitato Morassut. Dove di elettori ce ne sono stati 60-70mila. Ma Roma è molto più grande, quindi in proporzione i voti sono molti meno. E poi, la sfida non è così semplice: Morassut era partito quasi come un candidato "necessario" per legittimare di più quello prescelto dal premier. Ma poi è cresciuto: molta parte del vecchio partito romano sta con lui. E pure tutta la minoranza dem si è schierata. Il voto organizzato "e pilotato" alle primarie è determinante. Se Giachetti (che percorre in lungo e largo la città tutti i giorni) riuscirà a battere il collega dem, poi si troverà di fronte a due diversi tipi di assedio. Prima di tutto c' è il duo Marino-Fassina: non è ancora chiaro chi dei due si candiderà. Potrebbero correre entrambi, ma è sempre più probabile che alla fine la candidatura sia unica, magari scelta con altre primarie di sinistra: tutti voti tolti a Giachetti. E, insieme, ne potrebbero prendere un bel pacchetto. La frammentazione del centrodestra non è detto che giovi al renziano: Giorgia Meloni ha lanciato Rita Dalla Chiesa. Che non dovrebbe fermare Alfio Marchini, deciso a scendere in campo con la sua civica. Per lui, se Morassut dovesse perdere, potrebbe votare parte della minoranza e del partito romano che ha sostenuto Giachetti. Ovviamente, senza dichiararlo. E resta da vedere quale sarà il candidato dei 5 stelle


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