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A Roma la sfida anti renziana La sinistra spera in Morassut


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Roma, 12-02-2016
Fonte: Corriere della sera

A Milano le primarie del Partito democratico sono finite con la vittoria del candidato di Matteo Renzi. Ora tocca a Roma e la minoranza interna spera in una rivincita. Per questa ragione i bersaniani si sono schierati con Roberto Morassut, contro Roberto Giachetti. Un endorsement che ha anche un po' imbarazzato l' ex assessore alle politiche di programmazione e pianificazione del territorio del Comune di Roma. Già, perché Morassut, che per molto tempo è stato indeciso se scendere o no in campo, tant' è vero che si parlava di lui come del possibile coordinatore della campagna elettorale di Giachetti, fa parte della maggioranza del Partito democratico, tendenza Walter Veltroni. Il quale Veltroni è stato appunto uno dei grandi sponsor di questa sua candidatura. Si racconta nel Transatlantico di Montecitorio che l' ex segretario del Pd, nonché ex sindaco della Capitale, non abbia gradito il fatto di non essere stato interpellato da Matteo Renzi al momento della scelta del nome per Roma. L' ha vissuta come uno sgarbo. Ma il paradosso è che Bersani e Veltroni adesso si ritrovano dalla stessa parte della barricata, contro il candidato renziano, quando nel Partito democratico erano avversari. Di più: Veltroni prima di dimettersi da segretario aveva accusato Bersani di avergli lavorato ai fianchi per prenderne il posto. Ma ormai nel Pd gli schieramenti interni si formano non sulla base di proposte comuni: ci si divide tra chi è contrario a Renzi e chi è favorevole. Così è accaduto che la minoranza, orba di un candidato da contrapporre a Giachetti, dopo la decisione dell' ex ministro dei Beni culturali Massimo Bray di non candidarsi, si sia prontamente schierata con il veltroniano Morassut. Il quale, un po' a disagio per questo paradosso, ha dovuto precisare di non essere il candidato di Bersani. Comunque, la sinistra del Pd ora punta sull' ex assessore della giunta Veltroni per tentare di arginare Renzi. Gli obiettivi di questa operazione anti premier sono due. Uno, più facile: dimostrare che il Pd a trazione renziana non tira come quello di un tempo e perciò non è in grado di portare a votare nei gazebo, il prossimo 7 marzo, centomila romani. Perché tanti furono i partecipanti alle primarie che incoronarono Ignazio Marino. Il secondo obiettivo - la sconfitta di Giachetti (e di Renzi) - appare più difficile da raggiungere. È vero che Morassut, al pari della maggior parte dei suoi sostenitori, è un ex ds e, quindi, viene percepito come uno della «Ditta», al contrario del vice presidente della Camera che proviene dalla Margherita. Ma è anche vero che con Giachetti si sono schierati esponenti del Pd che a Roma hanno una certa influenza. Un nome per tutti, quello del presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ha inviato nel comitato per primarie del vice presidente della Camera i suoi fedelissimi. Persino il candidato di Sel e dei transfughi pd, Stefano Fassina, che non può essere accusato di avere simpatie per Matteo Renzi o per Roberto Giachetti, pronostica la vittoria del vicepresidente della Camera alle primarie: «Potrebbe perdere solo se andasse a votare poca gente». Insomma, se si recassero nei gazebo solo i militanti della «Ditta» che fu.


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