Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalit quali la condivisione sui social network e/o la visualizzazione di media. Chiudendo questo banner, scorrendo o ricaricando questa pagina, ovvero cliccando qualunque suo elemento acconsenti alluso dei cookie. Per maggiori informazioni consulta la privacy policy


 
HOME CHI SONO ARCHIVIO RASSEGNA STAMPA VIDEO #ROMATORNAROMA
Roberto Giachetti > TuttaRoma > articolo

#TuttaRoma Diario di strada - VI Municipio


Scarica il report in formato pdf
 
Foto articolo
Roma, 11-02-2016

#REPORT - MUNICIPIO VI 

Il nostro itinerario #TUTTAROMA ha fatto tappa al Municipio VI. Questa volta abbiamo deciso di dedicare una giornata intera, vuoi per le dimensioni estese del suo territorio, vuoi per l’alta densità abitativa, vuoi per le numerose sfaccettature che lo contraddistinguono e le problematicità che ci sono state segnalate. Abbiamo toccato alcuni dei nervi scoperti di quest’area che, senza giri di parole, versa in condizioni di isolamento e degrado a più livelli.
Siamo perfettamente consapevoli che le situazioni difficili riguardano tutta la Capitale, dal centro alla periferia, nessuno escluso. Abbiamo già affermato, in maniera risoluta, che stiamo prestando attenzione ai macro e micro temi, “strada per strada”; così è nostra intenzione proseguire.
Ma dobbiamo ammettere che quanto riscontrato qui, nei tragitti che ci hanno condotto alla scoperta almeno di una parte del Municipio VI, ci ha colpito molto nel profondo, tanto da porci anche qualche dubbio sul racconto di questa intensa giornata. Abbiamo scelto di farlo nel modo più puntuale possibile, senza orpelli, come l’immersione di realtà – a tratti nuda e cruda – che abbiamo sperimentato.
Nonostante i disagi, le condizioni malsane di vita; nonostante il malaffare, le grosse sacche di impunità, il silenzio delle amministrazioni che negli anni si sono succedute, una cosa è d’obbligo sottolineare: la gran parte della comunità dei cittadini di questo territorio – come di altri - non ha smesso di combattere e di denunciare.
Dove le istituzioni hanno fallito, il “fai da te”, i comitati di quartiere, le varie forme di autoorganizzazioni legali, con l’aiuto di bravi amministratori - perché quelli bravi e onesti ci sono - hanno continuato ad operare per la cosa pubblica. Tutto ciò rappresenta un bagaglio di risorse umane di cui fare tesoro e agevolare nelle scelte del prossimo governo della città.  

 

Ma veniamo al nostro tour.

La prima tappa mattutina è stata il Policlinico di Tor Vergata (Viale Oxford 81), dove abbiamo avuto modo di incontrare alcuni dirigenti e medici i quali ci hanno guidato nella visita di questa eccellenza non solo del territorio, ma di tutta la nostra città; se non dell’Italia. Nonostante i riconoscimenti, l’efficienza di reparti come Radiologia, la struttura sconta il mancato completamento dell’edificio, e l’assenza – ad esempio - del reparto di maternità: un paradosso se si pensa che siamo in una zona ad alta densità di nascite.
Il Policlinico, inoltre, ha recentemente aperto il reparto del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) che, se completato e adeguatamente rinforzato, potrebbe diventare ancora più un punto di riferimento per una larga fetta della provincia sud di Roma, in particolare Monti Tiburtini e Castelli Romani.

Dopo il Policlinico ci siamo spostati sulla via Prenestina, più precisamente al cosiddetto ”incrocio delle quattro strade”: via Torrenova, via dell’Acqua Vergine e la Prenestina stessa. In questo importante e frequentatissimo snodo del traffico locale i problemi sono molteplici: dal traffico spesso congestionato alla poca illuminazione, dalla quasi totale assenza di vigili sul territorio ai numerosi disagi incontrati dai pedoni.
L’area verde adiacente all’incrocio (che ora giace in uno stato di degrado) è proprietà del comune ma non è stato mai formalizzato l’esproprio eseguito. Un suo utilizzo è fondamentale per realizzare la rotatoria che condurrebbe ad un miglioramento sostanziale della viabilità. In sostituzione è stata proposta una variante della Prenestina bis, cioè un by-pass stradale che decongestioni la zona, insieme alla realizzazione di una pista pedo-ciclabile parallela. La terza proposta, con una spesa più contenuta ma con un grado di risoluzione del 15%, prevede la costruzione di un marciapiede nel tratto oggi sprovvisto, lo spostamento (a lato della strada) dell'impianto semaforico, lo spostamento delle due fermate, in entrambe le direzioni, situate oggi in corrispondenza dell'incrocio, l'illuminazione del tratto stradale in prossimità dell'intersezione in oggetto, che oggi ne è sprovvisto.

Proseguendo sulla via Prenestina, abbiamo effettuato una piccola deviazione su viale Nusco, una zona del municipio dove una presenza più assidua dei vigili urbani – soprattutto in orari critici come per esempio la mattina presto – e un’erogazione più puntuale dei servizi di nettezza urbana potrebbe garantire un netto giovamento alla qualità della vita. Più difficile sembra invece la realizzazione di una linea pedonale al posto del lungo spartitraffico che attraversa il viale (circa 1.2 km), a causa dell’acquedotto che scorre al di sotto del manto stradale e che non reggerebbe all’eventuale peso delle persone. Una soluzione potrebbe venire dall’introduzione di alcune lastre che vadano a rafforzare la resistenza dell’acquedotto in questione, permettendo così la messa in sicurezza dell’intera area.

Per la terza tappa del nostro tour abbiamo scelto di visitare Via Liberti, un simbolo del quartiere di Colle degli Abeti. Progettata come opera di urbanizzazione negli anni Novanta come asse inter-quartiere e collegamento diretto con l’autostrada A24, Via Liberti è divenuta tristemente celebre per le prolungate peripezie amministrative che hanno bloccato e rallentato i lavori, mai conclusi del tutto.
Dopo anni di cantiere all’aperto, strada sterrata, mancanza di illuminazione e rifiuti, via Liberti è stata questa estate resa più decorosa grazie all’illuminazione, all’asfalto e ad un’adeguata segnaletica. Tuttavia, nonostante gli interventi abbiano reso più sicuro il transito, ad oggi ancora non svolge le funzioni per la quale era stata progettata, ovvero collegare il quartiere con l’autostrada A24 e con altri quartieri circostanti. Per sopperire a questo ultimo problema è necessario transitare nella cosiddetta “Via mejo de gnente” (Via Nicola Saliola), pericolosa in quanto sterrata e scivolosa, che collega la zona di Colle degli Abeti e la nuova Ponte di Nona. I 16 milioni necessari alla realizzazione dell’opera erano previsti nei Fondi per il Giubileo che oggi però sono stati nuovamente bloccati. Ascoltando gli abitanti del quartiere abbiamo compreso come le lunghe vicende di cantiere continuano a causare attualmente un ostacolo al godimento di alcuni servizi primari come il telefono, l’acqua o l’elettricità.
In particolare ci è stata segnalata la mancanza di strutture scolastiche in un quartiere, come Colle degli Abeti, dove sono presenti più di mille bambini in età prescolare, costretti a recarsi nelle zone limitrofe per frequentare la scuola.
Una soluzione alla costruzione ordinaria di una scuola che richiede ampi finanziamenti e un tempo prolungato potrebbe essere quella di utilizzare costruzioni sicure di nuova generazione con materiali alternativi come già sperimentato efficacemente in altre regioni quali l’Abruzzo.

Il nostro iter ci ha portati in direzione Ponte di Nona, esattamente a via Raoul Follereau, uno dei punti più delicati del quartiere dove sono localizzati vari blocchi di case popolari.
Abbiamo incontrato alcuni locatari, tra cui la signora Vincenza, che ci ha invitato a visitare di persona la sua casa, mostrandoci tutte le criticità in cui vive insieme al figlio. Il suo caso, purtroppo, non è isolato ma riguarda gran parte dei suoi vicini di casa. Dalle testimonianze raccolte abbiamo compreso , oltre l’alto tasso di abusivismo, quanto la confluenza dell’utilizzo di materiali di scarsa qualità al momento della costruzione, di una sparuta e inefficace manutenzione, abbiano causato numerosi disagi che inducono i locatari a vivere in vere e proprie condizioni di precarietà per la salute; con le tubature otturate a causa della concentrazione di foglie e detriti che causano temporanea sospensione dell’acqua ed evacuazione del sistema fognario nelle abitazioni. Abbiamo visitato con loro le cantine sottostanti le abitazioni, umide quando non allagate, che sono la ragione principale del degrado delle loro case e degli arredamenti, nonché ambiente privilegiato per zanzare e topi.
Alcuni abitanti, poi, ci hanno accompagnato in un giro perlustrativo delle zone comuni antistanti, adibite come parchi e nate con l’obiettivo originario di stimolare la socialità. La situazione che si è palesata davanti ai nostri occhi è quella di totale e prolungato stato di abbandono. Grande quantità di rifiuti (tra cui calcinacci di cantiere e plastica varia) ammassati dentro strutture inizialmente adibite a fontane e mai entrate in funzione, immondizia sparsa su un’erba visibilmente non potata da molto tempo e la deturpazione delle strutture interne, quali tubi di annaffiamento e cancelli.
Queste zone risultano essere rischiose per la sicurezza dei cittadini a causa della mancanza di vigilanza, che rende la strada facile all’aggregazione di tossicodipendenti e sacche di illegalità diffusa. Oltre alla risistemazione completa delle zone verdi, la disinfestazione, la pulizia e la riabilitazione delle strutture al suo interno e un piano di vigilanza più severo, un’idea alternativa a basso costo fattaci presente potrebbe derivare dall’offerta di strumenti per la manutenzione ordinaria e un rimborso spese agli stessi abitanti del quartiere; soluzione che assicurerebbe una decorosa conservazione dei parchi, già sperimentato in passato.

Come previsto dalla tabella di marcia abbiamo proseguito recandoci al mercato di via Quaglia, dove abbiamo avuto modo di ascoltare alcuni operatori dello stesso che lamentano un alto tasso di abusivismo presente nel mercato, che non può essere adeguatamente contrastato dalla vigilanza urbana a causa della scarsità di unità presenti nel territorio.
Passeggiando per il quartiere ci è stato segnalato il singolare caso dello scheletro di un edificio originariamente progettato per essere una scuola e mai terminato, in via Merlini. Anche in questo caso l’abbandono ha destinato la struttura ad un punto di incontro per spaccio, tossicodipendenza, ecc. Una soluzione plausibile ed efficace potrebbe essere quella di fare degli investimenti per terminare la parte restante dell’edificio e adibirlo come centro di aggregazione per i giovani considerata anche la vicinanza di due scuole.

Terminata la nostra passeggiata di ascolto al mercato abbiamo proseguito verso il centro commerciale Le Torri di Tor Bella Monaca dove abbiamo avuto la possibilità di raccogliere alcune testimonianze in merito alla chiusura del Teatro di Tor Bella Monaca. Ampiamente riconosciuto da un vasto pubblico, esempio di successo nella gestione culturale del territorio, il teatro di Tor Bella Monaca può essere considerato come un vero e proprio modello di cooperazione tra pubblico e privato. La sua chiusura, effettuata questa estate in attesa del nuovo bando dell'assessorato alle politiche culturali del Comune, ha creato un grande disagio non solo al regolare svolgimento delle numerose attività artistiche programmate ma soprattutto al tessuto socio-culturale del territorio. I lavori per il teatro sono conclusi ma, con le nuove normative, mancano alcune condizioni di sicurezza per una spesa irrisoria di 10mila euro spettanti al Comune.

Abbiamo poi concluso la mattinata facendo due chiacchiere con Alessandra Laterza, presidentessa proprio del consorzio Le Torri, la quale ci ha segnalato alcune criticità del centro commerciale. Oltre alla crisi economica, che sta colpendo e mettendo a dura prova le famiglie di commercianti che da generazioni lottano e resistono all’interno del centro, il problema principale sembra essere rappresentato da un centro ricettizio turistico (dislocazione del vicino albergo West Best) sorto all’interno del centro al posto di un centro di accoglienza per immigrati. Il consorzio aveva definito la destinazione d’uso di alcuni suoi locali proprio per quest’ultimo progetto, che però non è mai stato realizzato, e la presenza e la circolazione all’interno dell’edificio di persone non bene identificate crea un problema di sicurezza urgente e reale.

Subito dopo pranzo ci siamo diretti verso Collina della Pace/Parco Peppino Impastato in zona Borghesiana, frazione di Borgata Finocchio.Ad accoglierci c’era il signor Luigi Di Bernardo, presidente dell’Associazione Collina della Pace, che ha raccontato la genesi del parco e l’evoluzione del luogo: un’area confiscata nel 2001 alla Banda della Magliana, sulla quale in origine sorgeva un palazzo abusivo con destinazione d’uso ad attività ricettiva.
A partire dal 2002, attraverso un’opera di sensibilizzazione condotta dalle associazioni del territori, si lavorò affinché lo spazio fosse destinato alla collettività per il verde pubblico e le attività sociali, secondo la legge Rognoni-La Torre 109/96 (Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati).
Infatti, abbattuto l’ecomostro nel 2004; nel 2007 fu inaugurato il parco e dedicato alla memoria di Peppino Impastato. Sempre nello stesso anno fu approvato, inoltre, il progetto di realizzare in loco un centro culturale polivalente, con recupero di due casali destinati ad ospitare una biblioteca, un piccolo bar, e un punto di aggregazione per associazioni e comitati, che operano nella zona, al fine di attuare progetti per la comunità cittadina. I lavori per la ristrutturazione dei casali iniziarono nel 2011, ma subirono una serie di interruzioni, fino alla ripresa nel 2014; la stessa area negli anni è stata oggetto di abbandono, con conseguente degrado e ripetuti atti vandalici.
Ad oggi la struttura è in fase di completamento e dovrebbe essere inaugurata fra poco più di due mesi.
Nonostante le lungaggini burocratiche, le assenze di risorse, i divieti, le incertezze, e tutte le difficoltà affrontate per la realizzazione e manutenzione dell’area “Collina della Pace, vogliamo sottolineare che tutta l’operazione è frutto di un processo partecipato tra i cittadini, in primo luogo, e gli amministratori, tra la caparbietà dei primi e la disponibilità dei secondi a non procedere con l’ennesima operazione di speculazione edilizia, in un territorio già martorizzato, ma di lavorare per il bene della collettività.

Salutato il signor Luigi, ci siamo diretti prima alla Polisportiva Borghesiana (Via Lentini), che svolge un importante funzione per i giovani della zona, non solo sul piano sportivo ma anche sociale. In seconda battura, ci siamo diretti al Centro Anziani Casa Calda, dislocato al V Municipio ma frequentato soprattutto dagli abitanti del VI. Qui si organizzano numerose attività per gli anziani: dalla serata di ballo liscio, ai tornei di burraco fino ad arrivare alle partite di bocce. Ci è stato mostrato il campo per il momento inutilizzato, a causa delle infiltrazioni d’acqua e l’assenza di un sistema di condizionamento dell’edificio, in grado di renderlo funzionante anche d’estate.

Conclusi questi appuntamenti, si è tenuta la nostra ormai consueta assemblea pubblica, ospitata presso il Comitato di Quartiere Torre Maura.

Di seguito gli interventi:

Roberto Faiola – cittadino
In questo quartiere ci sentiamo abbandonati. Qui nessuno dell’amministrazione si fa mai vedere, si è rotto un portone in una delle case popolari qui vicino e nessuno si è degnato di risolvere questo problema che per noi è fondamentale soprattutto per la sicurezza di chi ci vive. Non c’è unità, non c’è attenzione al bene pubblico e questo si evince anche dalle strade piene di buche e abbandonate a loro stesse da ormai troppo tempo.

Alessandra Vasselli – CdQ Torre Maura
Il nostro è un quartiere dimenticato. Noi vogliamo solo risposte concrete ma non arrivano. Le scuole non funzionano, la viabilità è un disastro, abbiamo subito la mala politica per troppi anni. Non ci serve l’arte oratoria ci serve un progetto concreto. Vorrei ricordare che la politica è bene comune. La politica deve avvicinarsi ai cittadini, ci deve dare risposte, il contatto diretto è fondamentale. Oggi noi siamo arrabbiati. Così ora chiedo al candidato: quale sarà il suo programma per la riqualificazione delle nostre periferie?

Sergio Pennella – cittadino
Sono un elettore di centro sinistra, da molti anni vedo la mancanza di manutenzione ordinaria, marciapiedi inesistenti, una città che spende male i suoi soldi perché fa progetti senza pensare alle vere esigenze delle persone. Vorrei ricordare che il  “Punto Luce”, in Via Walter Tobagi, a ridosso del Parco di Tor Tre Teste e dei Ruderi di Casa Calda, è una struttura che funziona per le attività che vi si svolgono ma di sera è completamente al buio.

Federica Trebbi - mamma e cittadina
Qui le scuole non sono sicure: i cornicioni cadono a pezzi, esce acqua piena di terra dai rubinetti, i bagni non funzionano, la mensa propone cibi di scarsa qualità al limite dell’immangiabile.
Abbiamo provato a fare segnalazioni ma l’unico risultato che abbiamo ottenuto è l’arrivo dei Vigili del Fuoco che per mettere in sicurezza i cornicioni pericolanti, che hanno recintato in modo blando l’area incriminata. Ad oggi cerchiamo di fare da soli la manutenzione ordinaria, addirittura i papà degli alunni firmano liberatorie per poter entrare nella scuola e riparare le tapparelle avvolgibili, altrimenti rimarrebbero rotte in eterno. Vogliamo manutenzione nelle scuole, controlli sulle mense e su chi evade la retta. Infine vorrei ricordare il Parco di Via Canapiglie a Torre Maura che di fatto non può essere considerato un vero e proprio “parco” in quanto non è attrezzato, mancano giochi e attività pomeridiane per i bambini della materna.

Marcello Di Nunzio - cittadino
Ripartire è difficile, per farlo serve creare una piattaforma coesa in tutto il Comune di Roma, capace di rilanciare i servizi pubblici sul territorio. Propongo di istituire due commissioni: una per le proposte generali nella città ed una per le proposte territoriali. Solamente dando risposte concrete si potrà ottenere di nuovo la fiducia dei cittadini nella politica.

Daniele Leuteri – CdQ Torre Spaccata
Per me è fondamentale la legalità, qui c’è un problema di priorità in quanto la Polizia Municipale impegna anche venti persone per il controllo delle patenti agli automobilisti ma non si occupa dei fumi tossici provenienti dai campi Rom o dagli sfasciacarrozze. Quando vedo queste cose penso solo che la macchina amministrativa a Roma non funziona.

Sandra Mancini – cittadina
Vivo nei pressi di Lunghezza, qui manca l'organizzazione dei trasporti. I treni arrivano ma gli utenti non trovano gli autobus in coincidenza. Questo a mio parere è inaccettabile e si potrebbe risolvere semplicemente allineando gli orari degli autobus a quelli dei treni. Inoltre in Via Collatina la strada è pericolosa perché piena di buche, in alcuni tratti risulta completamente distrutta. Poi vorrei ricordare il problema dell’illegalità. Gruppi di giovani Rom derubano anche in pieno giorno i negozi del quartiere, manca la sicurezza, anche davanti alle scuole non si vede mai un vigile. Ci vogliono regole e serietà, ognuno deve fare la propria parte.

Mariano Sciarpelletti – CdQ Giardinetti
Vorrei dal futuro sindaco di Roma un forte segno di discontinuità. Vorrei selezionasse rigorosamente i dirigenti nelle liste municipali. I cittadini quando vanno nei Municipi devono trovare persone di riferimento sempre presenti ed in grado di risolvere i problemi. Inoltre, vorrei ricordare la mancanza di attenzione al verde pubblico, il parco a Via Carlo Santarelli è chiuso a causa del degrado che lo rende inagibile. Qui la volontà da parte dei cittadini di partecipare alla vita sociale c’è; forse l’unica cosa che ci rimane e ci unisce è una festa popolare che organizziamo ogni anno nel quartiere ma per farla il Municipio ci chiede di pagare l’occupazione di suolo pubblico, questo non è da paese civile e fa emergere come non ci sia una volontà, da parte dell’amministrazione, a favorire la socialità ed a migliorare la qualità della vita delle persone.

Alberto Zaccari, cittadino
In questa zona la qualità della vita è ai minimi termini, il Comitato di Quartiere ha fatto una lunga battaglia per i mezzi pubblici, è stata spostata la fermata della metro ma è stata soppressa la linea 105 a collegare la zona.  Ad oggi aspettiamo che venga terminata la fermata della metro ma nel frattempo non abbiamo più un autobus di collegamento. Il percorso che prima si faceva in quindici minuti ora è diventato un viaggio di un’ora e mezza. Questo rovina la qualità della vita, così come la rovina il fatto che i negozi siano costretti a chiudere presto per paura di rapine. Questo non può diventare un quartiere dormitorio. Abbiamo bisogno di più sicurezza e trasporti che funzionano. In fondo per quanto riguarda i trasporti chiediamo solo che venga ripristinata la linea 105.

Alfredo Trebbi – CdQ Torre Maura
Anch’io vorrei sottolineare il problema del bus 105,  fondamentale per la vivibilità dei cittadini. Inoltre, vorrei denunciare l’assenza di scivoli per disabili, nonostante le sollecitazioni; l’assenza o la ridotta e inefficace dimensione dei marciapiedi, per esempio su via Casilina; nonché l’assenza di controllo da parte dei vigili; la mancanza di cartelli per impedire che vengano buttate le cicche di sigaretta per terra, nonostante le richieste fatte ormai da tre anni. Infine vorrei ricordare il problema dei rifiuti, l’AMA ha posizionato secchioni sopra i marciapiedi già molto stretti rendendoli impraticabili per la percorrenza pedonale; i secchioni della metro infine sono chiusi all’interno di cancelli dei quali l’AMA non ha le chiavi, il risultato è sporcizia mai raccolta e degrado urbano indescrivibile. Voglio essere fiducioso e pensare che prima o poi si farà qualcosa.

Clara Italiano - cittadina
In Via Enrico Giglioli è stato aperto un grande supermercato che blocca a tutte le ore del giorno la viabilità di quartiere in quanto la strada è stretta e non adeguata al bacino d’utenza. Questo rende impossibile anche l’arrivo dei mezzi di soccorso in casi di emergenza, per non parlare dell’inquinamento acustico che gli abitanti sono costretti a subire ogni giorno compresa la Domenica. Inoltre per raggiungere la Farmacia ci sono barriere architettoniche, costituite da ben quindici gradini, che ne rendono difficile la fruizione da parte di disabili o persone che hanno problemi a camminare.

Antonella Manotti - Vice Presidente CdQ Torre Spaccata
Quel che più mi spaventa è la rassegnazione. Bisogna recuperare la fiducia nell’amministrazione comunale, so che è un lavoro difficile ma dobbiamo provarci. Vorrei le che istanze dei cittadini non rimanessero inascoltate, che non venissero privilegiati sempre i CdQ degli amici, che ci fosse una classe dirigente non autoreferenziale. L’amministrazione deve capire che nei CdQ si fa servizio per il bene comune. Il percorso è lungo, i cittadini spesso si organizzano da soli per risolvere i problemi, ma servono risposte dalla politica.

Tamara Trebbi - cittadina
Vivo nel VI Municipio e lavoro in centro a Via Po. Ho notato che lì i servizi funzionano, c’è pulizia, manutenzione ordinaria e straordinaria nelle scuole. Mi domando: perché lì sì e qui no? Ci sono figli e figliastri? Anche noi siamo cittadini del Comune di Roma che pagano le tasse e con gli stessi diritti.

Il nostro viaggio di oggi si è concluso con una piccola delegazione del comitato di quartiere di Torre Spaccata, nei pressi del Mercato Nuovo. Ci è stato segnalata l’esistenza di un progetto di divisione del quartiere di fatto in due parti, poiché il disegno originale realizzato dal dipartimento della mobilità prevedeva la chiusura di tutti i varchi e dei semafori che permettevano soltanto un passaggio trasversale, senza alcun effetto benefico sulla viabilità. È stata condotta, dunque, una battaglia iniziata tre anni fa, insieme ad alcuni consiglieri comunali, e ottenuto un progetto che lasciava i varchi chiusi ma permettesse di svoltare più agevolmente, anche ai bus; insieme ad una risistemazione delle strade interne, scongiurando la divisione del quartiere. Questo lavoro prevedeva una spessa di 80-100mila euro a regime, perché andavano risistemati alcuni impianti semaforici e dle strade. A seguito dell’arrivo del commissariamento l’iniziativa ha subito uno stop.

La seconda criticità che ci hanno fatto notare è il dissesto del manto stradale e il sistema di illuminazione, in alcuni tratti assente. I residenti denunciano soprattutto la situazione in cui versa il manto stradale di Via dei Romanisti, dei tombini, ostruiti da aghi di pino e rifiuti che non consentono all’acqua di defluire nelle caditoie; la presenza di barriere architettoniche.

La terza criticità è l’insediamento di un campo Rom in condizioni di degrado e pericolosità sia per gli abitanti della zona; ma anche per la comunità Rom stessa. Inoltre ci hanno segnalato forme di abusivismo in aree pubbliche e occupazioni, nonostante segnalazioni alle autorità. Infine, ci viene fatto presente che la circoscrizione ha speso 450mila euro per ripristinare il Teatro ex Enaoli, i lavori sono finiti nel dicembre 2014  ma non è agibile perché manca una autorizzazione dei vigili del fuoco per tremila euro.

Oggi, al di là delle singole istanze, è emersa la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia con la popolazione, di operare nella normalità delle competenze, che è fatta di procedure semplici e trasparenti e ugualitarie; e ci conferma la necessità di ascoltare, anche le critiche, per articolare una proposta di città più lungimirante.

Grazie per il tempo che ci state dedicando. #TUTTAROMA continua.


Per approfondire: cliccare qui

Non ci sono commenti - Commenta l'articolo commenta